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Verso il 4 aprile

La Cgil prepara il viaggio a Roma

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Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna: ecco come i territori si preparano alla manifestazione del Circo Massimo, con assemblee e discussioni sull’accordo separato. “Il motore si è messo in moto”

Lombardia / Due euro per iscritto
di Anna Avitabile
La Cgil della Lombardia è impegnata non solo nella mobilitazione per il 4 aprile, ma anche sul fronte della crisi i cui effetti hanno subito un’accelerazione in totale contrasto con i tempi dell’intervento pubblico. L’effetto finale è che le risorse destinate a finanziare la cassa integrazione risultano già esaurite a fronte del decuplicarsi delle richieste delle ultime settimane, in particolare per la cassa in deroga. “Le domande presentate dal primo marzo in poi non avranno copertura – denuncia Nino Baseotto, segretario generale della Cgil regionale – e questo determinerà gravi problemi per i lavoratori, soprattutto delle piccole imprese, le quali potrebbero aprire procedure di licenziamento, anziché richiedere la cassa integrazione. È vergognoso che il governo non abbia voluto riformare gli ammortizzatori sociali per assicurare forme di sostegno al reddito per tutti coloro che perdono il lavoro. Come altrettanto indegno è che si mantengano procedure farraginose, lunghissime e complicate per erogare gli ammortizzatori sociali stessi”.  “Il motore si è messo in moto – dice Stefano Landini, segretario organizzativo della Cgil regionale - ma, come i diesel di una volta, accelera solo dopo un po’ di tempo dalla partenza”. L’obiettivo è di portare a Roma 60.000 persone e già oggi sarebbero al completo 7 treni e 300 pullman, oltre ai mezzi di trasporto organizzati direttamente dai luoghi di lavoro. Su iniziativa della Cgil regionale, la delegazione lombarda partecipa alla manifestazione sovrapponendo al tradizionale simbolo appuntato sulla giacca, il quadratino rosso, un fiocco bianco, per testimoniare l’impegno di ciascuno nella lotta contro la violenza alle donne. Sono 3.500 le assemblee che si sono già tenute, con l’obiettivo di arrivare a 8.000 entro il 28 marzo, organizzate nei luoghi di lavoro, nei piccoli Comuni, con il contributo decisivo delle leghe dello Spi, e a volte solo con la partecipazione dei cassintegrati. Assemblee nelle quali si registra un generale consenso nei confronti delle ragioni espresse dalla Cgil, in particolare sul tema della democrazia sindacale. “Si manifesta anche – osserva Luigi Bresciani, segretario generale della Camera del lavoro di Bergamo – una certa stanchezza nei confronti dell’arma dello sciopero, non solo perché oneroso per i lavoratori, ma soprattutto perché considerato difficilmente produttivo in termini di risultati”. La partecipazione al voto è comunque superiore al numero degli iscritti alla Cgil. “A Brescia – aggiunge Marco Fenaroli, segretario generale della Camera del lavoro – abbiamo già fatto un migliaio di assemblee e in un caso, alla Brescia Trasporti, è stata la Rsu a indire il referendum sull’accordo separato”. Infine, ma non per ordine d’importanza, parliamo di Milano.“In questo momento – rimarca Graziano Gorla, segretario organizzativo della Camera del lavoro – abbiamo tre fronti aperti: le assemblee (circa 2.500 quelle programmate), i presìdi territoriali in cui organizzare il referendum (circa 300), l’organizzazione delle 4 ore di sciopero proclamate per il 18 marzo, da realizzare assieme a Monza e a Legnano. In questa generale mobilitazione, risulta centrale il ruolo dei delegati e degli addetti ai servizi che sono impegnati a raccogliere i fondi necessari alla manifestazione di Roma: il nostro obiettivo è di ottenere due euro per ciascun iscritto”.


Tutto sulla manifestazione:

» Speciale 4 aprile


Veneto / Gazebo affollati
di Simonetta Pento
“Non era il momento più opportuno per un accordo separato, perché questo è il modo peggiore per affrontare una crisi che sta facendo pagare prezzi altissimi al lavoro”. Lo dicono in tanti, soprattutto nelle aziende più sindacalizzate del Veneto e l’argomento fa presa tra i lavoratori. È il tratto ricorrente delle assemblee (più di 4.000 quelle in programma nel Veneto) per la consultazione dei lavoratori sullo strappo del 22 gennaio. La partecipazione è buona, nonostante il fatto che a organizzarle sia la sola Cgil e, soprattutto, nonostante il dilagare della cassa integrazione, che condiziona fortemente i calendari delle riunioni, a volte ripetute in una stessa azienda per parlare anche a chi sta a casa, magari a rotazione o per periodi limitati. A oggi sono più di 100.000 i lavoratori che hanno voluto pronunciarsi, ma siamo appena a due terzi delle assemblee programmate. Non tutti sono iscritti alla Cgil e ci sono anche aderenti e delegati delle altre organizzazioni, che vogliono comunque esprimere il loro voto: “Come si è fatto l’altra volta”, dicono riferendosi all’accordo del 23 luglio. I segretari delle Camere del lavoro rilevano come il tema della democrazia sindacale sia molto sentito tra i lavoratori, indipendentemente dall’appartenenza d’organizzazione. È così nelle aree di tradizione cattolica, come in quelle dove più forte è il radicamento della Cgil.“Non posso dire che abbiamo ‘sfondato’ – dice un delegato di un grande agglomerato del terziario –, ma la gente c’è e ci vede come un soggetto attivo e presente. E più di qualche delega è transitata a noi. Credo dobbiamo mantenere questa coerenza e questo profilo per essere punto di riferimento per tanti lavoratori che oggi, più che mai, hanno bisogno di sindacato”. Mentre nei luoghi di lavoro si discute, fuori la gente si avvicina alla Cgil. I gazebo allestiti nel cuore dei grandi centri urbani, dove ogni sabato di marzo pensionati e lavoratori di microimprese possono votare, sono sempre affollati e la richiesta di dare visibilità all’impegno della Cgil anche con iniziative nei territori si sta concretizzando con fiaccolate e manifestazioni a carattere provinciale organizzate per il 20 marzo, cui seguiranno, fino al 28 del mese, assemblee pubbliche aperte alla cittadinanza e concerti in piazza per il lavoro. “Da come sta andando - dice Gino Zanni, segretario organizzativo della Cgil veneta –, penso che si esprimeranno con il voto più del 60 per cento dei lavoratori che hanno partecipato al referendum unitario del 23 luglio. I seggi allestiti in tutta la regione alla fine saranno 4.260 e il 28 marzo tutte le sedi, più o meno grandi, della Cgil resteranno aperte per consentire a cassintegrati, pensionati, lavoratori dell’artigianato e precari di poter esprimersi sull’accordo separato”. E mentre si susseguono le consultazioni e le occasioni di dibattito, la confederazione regionale sta preparando la partecipazione alla manifestazione nazionale del 4 aprile. Già sono stati prenotati tre treni speciali e 200 pullman, ma l’obiettivo è di andare oltre, per portare a Roma 20.000 persone: non solo lavoratori, ma anche studenti, sindaci e consiglieri comunali, intellettuali e docenti universitari.

Toscana / Attività unitaria
di Nazzareno Bisogni
Marciano su strade diverse e convergenti le iniziative in Toscana che condurranno alla manifestazione nazionale del 4 aprile. Oltre 3.000 le assemblee programmate sull’accordo separato (mentre scriviamo, ne sono state fatte più del 60 per cento; alta la partecipazione di iscritti e non iscritti). Non solo. Dal 23 al 27 marzo saranno aperti decine di seggi territoriali, dove lavoratori e pensionati potranno esprimere sull’intesa del 22 gennaio il loro voto. La Cgil della Toscana non dubita del risultato, così come non dubita che questa manifestazione di volontà liberamente espressa si trasformerà in una grande, decisa e consapevole partecipazione all’iniziativa del Circo Massimo a Roma.“Se non ora quando – commenta Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil regionale –, se non noi, chi può e deve gridare forte la propria contrarietà al governo, che da una parte nega l’eccezionalità della crisi e dall’altra, quando proprio non può fare a meno di prenderne atto, cincischia con provvedimenti di dubbia efficacia”. La Cgil Toscana si prepara al 4 di aprile, non sembri un paradosso, anche cercando di tenere in mano il filo di un discorso unitario con Cisl e Uil. È di questi giorni la presentazione di un documento che individua le linee guida per affrontare l’emergenza economica e sociale nella regione. Una scelta che promana dalla convinzione profonda che uniti, non a tutti costi e quando è possibile, è meglio, soprattutto in momenti di crisi dura come gli attuali. Ed è sempre di questi giorni e di queste settimane un’intensa attività unitaria dicontrattazione sociale con la Regione e con gli enti locali, con al centro le esigenze degli uomini e delle donne toscane, di chi ha perso il posto di lavoro o sta per perderlo, di chi in cassa integrazione vede il suo reddito dimezzato, di chi in pensione perde un anno dopo l’altro potere d’acquisto. Sul piano più strettamente organizzativo, le sedi della Cgil stanno raccogliendo le prenotazioni per i pullman (300) e i treni speciali (2) necessari per portare la gente a Roma.“Le Camere del lavoro e le leghe Spi – osserva Emanuele Berretti, responsabile organizzativo della confederazione regionale –, stanno prenotando anche biglietti nei treni ordinari delle Fs e mettendo in relazione quelli che vogliono andare in macchina in modo da garantire il pieno carico. Saranno gli striscioni delle Rsu della fabbriche in crisi ad aprire lo spezzone toscano del corteo, seguite da quelli dei distretti che più soffrono il morso della crisi”. Lungo il percorso che porta al 4 aprile ci saranno anche due importanti appuntamenti che vedranno la presenza di Guglielmo Epifani. Il primo sarà la chiusura della campagna della Cgil contro il razzismo. La mattina del 22 marzo è in programma al Mandela Forum di Firenze un’assemblea con la presenza di delegazioni di migranti provenienti da tutta la regione. In quest’iniziativa, la Cgil avrà al proprio fianco l’Ac Fiorentina. Il giorno prima dell’assemblea, è previsto un incontro stampa con Gramolati, il tecnico viola Cesare Prandelli e Massimo Gramigni, del Mandela Forum. Il secondo appuntamento sarà l’assemblea dei quadri e delegati della Cgil, in programma al Palacongressi di Pisa il 23 marzo.

Sardegna / Mobilitazioni e assemblee partecipate
di Daniela Pistis
Un viaggio di 14 ore, pomeriggio in treno, notte in nave e alba sul bus. Lo affronterà gran parte dei 1.000 partecipanti in partenza dalla Sardegna a Roma per la manifestazione del 4 aprile. Il gruppo era ben più cospicuo quando l’organizzazione ha raccolto le adesioni, due mesi fa. Solo che per lasciare l’isola bisogna fare i conti con il mare, e con i posti in nave. Quella in partenza da Olbia la notte di venerdì 3 – l’unica che garantisce di arrivare in tempo al Circo Massimo – non può dare la disponibilità di tutti i posti alla sola Cgil. Così la protesta e le istanze di lavoratori e pensionati divideranno la nave con una comitiva di turisti di rientro a casa dopo una vacanza in Sardegna. E più di 300 manifestanti resteranno a terra. Da Cagliari la delegazione più folta – oltre 320 persone – partirà con il treno delle 17,30, che poco più tardi accoglierà più di 80 passeggeri sulcitani a Decimo e un’ora dopo gli oltre 50 oristanesi. Dal Medio Campidano saliranno sull’autobus un’ottantina di manifestanti, stesso mezzo per la partenza da Nuoro, dove si superano le 100 adesioni, e dal Sassarese, più di 200. L’Ogliastra, la provincia più piccola della Sardegna, darà il suo contributo con circa 20 persone. I più vicini alla meta sono gli oltre 100 galluresi, per loro Olbia dista solo un passaggio auto. Una parte di manifestanti, soprattutto della Flai e dell’Inca, ha scelto il più veloce viaggio in aereo: in tutto, più o meno 200 passeggeri. La Sardegna si prepara alla manifestazione del 4 aprile anticipandone i temi con le assemblee organizzate per spiegare le ragioni del referendum sulla riforma della contrattazione, ma anche con alcune mobilitazioni che hanno già visto in piazza migliaia di lavoratori: la crisi tocca tutti i territori, 15.000 posti di lavoro sono in bilico nella sola industria, che in alcune province, come il Sulcis Iglesiente, fa da traino al resto dei settori. Le preoccupazioni per la crescita dei cassintegrati e dei disoccupati sono emerse nelle 600 assemblee che la Cgil ha già organizzato nei luoghi di lavoro e nei vari territori. L’obiettivo di coinvolgere lo stesso numero di lavoratori e pensionati che hanno votato due anni fa per il referendum sul protocollo sul welfare, non appare così impossibile: si tratta di svolgere 1.100 assemblee in tutto il territorio regionale, un numero che l’organizzazione prevede di raggiungere entro il 28 marzo.



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TAGS cgil 4 aprile

19/03/2009 12:46

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