
Torino
Processo Thyssen, “priorità solo alla produzione”
Proseguono le udienze al procedimento per il rogo che costò la vita a sette operai. La testimonianza di Giovanni Pignalosa, Rsu delle acciaierie torinesi: “Alcuni colleghi subivano pressioni psicologiche per non schiacciare il pulsante d'allarme”
Prosegue a Torino il processo per il rogo della ThyssenKrupp, avvenuto il 6 dicembre 2007, che vede sei imputati tra cui l'amministratore delegato accusato di omicidio volontario. Oggi (mercoledì 11 marzo) la testimonianza di Giovanni Pignalosa, uno degli operai intervenuti la notte dell'incendio che ha ucciso sette lavoratori. "Se il problema - spiega -, sia che fosse meccanico o elettrico, sia che si trattasse di un incendio, intaccava il discorso della qualità del materiale e quindi la produzione, allora si fermava l'impianto, altrimenti no e si interveniva a linea di movimento".
Soprattutto negli ultimi tempi prima della strage, continua, il pulsante di emergenza veniva schiacciato di rado e "alcuni lavoratori avevano anche subito pressioni psicologiche per non schiacciarlo, per arrangiarsi e risolvere il problema". Se un addetto chiamava la sicurezza per un problema ritenuto non grave, infatti, "incorreva in richiami verbali, si cercava quindi di sopperire senza fermare la linea".
Come nelle precedenti deposizioni anche Pignalosa, che ricopriva il ruolo di Rsu, conferma il calo di manutenzione e pulizia avvenuto già prima del 2005. "Prima veniva fatta la manutenzione programmata con la fermata dell'impianto - dice -, mentre in seguito si facevano manutenzioni tampone soltanto su richiesta in caso di malfunzionamento". Insomma, la priorità era quella della produzione, ovvero "in alcuni casi l'impianto si fermava e in altri no, a seconda del tipo di guasto e dell'intervento da fare".
Analogo procedimento per la pulizia: "Prima c'era un'impresa che periodicamente passava a ripulire dall'olio e dalla carta, in seguito la cosa avveniva su chiamata e in ogni caso noi lavoratori a fine turno pulivamo e, nel caso delle visita dell'amministratore delegato, ci veniva chiesto di pulire il più possibile". L'operaio ricorda infine un episodio del settembre 2007: il caporeparto aveva chiesto a un addetto di recarsi in sala macchine per ripulire l'impianto, ma questo "si era rifiutato perchè aveva visto che c'era un palmo d'olio e aveva chiesto di chiamare l'impresa di pulizie. Gli era stato risposto, in malo modo, di non preoccuparsi di questo e che l'impresa era impegnata altrove".
Soprattutto negli ultimi tempi prima della strage, continua, il pulsante di emergenza veniva schiacciato di rado e "alcuni lavoratori avevano anche subito pressioni psicologiche per non schiacciarlo, per arrangiarsi e risolvere il problema". Se un addetto chiamava la sicurezza per un problema ritenuto non grave, infatti, "incorreva in richiami verbali, si cercava quindi di sopperire senza fermare la linea".
Analogo procedimento per la pulizia: "Prima c'era un'impresa che periodicamente passava a ripulire dall'olio e dalla carta, in seguito la cosa avveniva su chiamata e in ogni caso noi lavoratori a fine turno pulivamo e, nel caso delle visita dell'amministratore delegato, ci veniva chiesto di pulire il più possibile". L'operaio ricorda infine un episodio del settembre 2007: il caporeparto aveva chiesto a un addetto di recarsi in sala macchine per ripulire l'impianto, ma questo "si era rifiutato perchè aveva visto che c'era un palmo d'olio e aveva chiesto di chiamare l'impresa di pulizie. Gli era stato risposto, in malo modo, di non preoccuparsi di questo e che l'impresa era impegnata altrove".
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TAGS processo incidenti lavoro thysssen
11/03/2009 12:20














