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Si muove il sindacato

4 aprile, la Cgil in piazza

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Appuntamento a Roma, Circo Massimo. In gioco non solo salari e pensioni, in una crisi economica che il governo non sa affrontare, ma anche le regole della democrazia. Dall’accordo separato sui contatti al diritto di sciopero

di Davide Orecchio

Sabato 4 aprile la Cgil manifesta. E sceglie un luogo storico, il Circo Massimo di Roma, per raccogliere i suoi iscritti insieme a tutti coloro che in Italia sono preoccupati e hanno voglia, anzi sentono il bisogno di gridarlo in pubblico; di rendere la loro preoccupazione, appunto, manifesta.

I motivi che hanno spinto la confederazione a un’iniziativa così importante e impegnativa (una manifestazione nazionale, centinaia di migliaia di persone da portare a Roma) sono molti e li elenchiamo, e approfondiamo, in questo speciale che si arricchirà nel corso del tempo di informazioni ulteriori, e quindi consigliamo di visitarlo con frequenza.


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I motivi, si diceva. Non si può che cominciare dal nemico pubblico numero uno: dalla crisi economica che sta falcidiando posti di lavoro senza che il governo, a parere della Cgil, abbia escogitato contromisure degne di nota. “Il mondo è attraversato da una crisi drammatica – avverte la confederazione -. Tutti i governi si mobilitano” e invece “il governo italiano pensa ad altro”, e – insiste la Cgil – “un governo che non decide è un governo che vuole scaricare i costi della crisi su lavoratori e lavoratrici, su pensionati e pensionate, sui giovani”.

Per la Cgil è fondamentale investire risorse per la politica industriale. Ma il sindacato chiede anche che tutte le misure prevedano esplicitamente vincoli di difesa dell'occupazione e impegni a non spostare all'estero produzioni e stabilimenti. Come ad esempio è successo di recente all’Indesit in Piemonte. Per quanto riguarda la cassa integrazione, il sindacato chiede che venga aumentato da subito il tetto che riduce a 750 euro la retribuzione netta mensile: “una cifra troppo bassa che non consente di vivere”. “Un numero enorme di lavoratori e pensionati non riesce ad arrivare alla fine del mese. Abbiamo chiesto detrazioni sul lavoro dipendente, la restituzione del fiscal-drag, di aumentare le pensioni e di estendere la quattordicesima alle pensioni povere. Il governo ha risposto con la social-card e propone di privatizzare i servizi pubblici, la sanità, l'assistenza.”

Crisi e inadeguatezza del governo: quanto basta per scendere in piazza. Ma il sindacato ha qualche altro motivo. Ad esempio lo stravolgimento delle regole del gioco nel mondo del lavoro. La firma dell’accordo separato sulla contrattazione, lo scorso 22 gennaio, non è grave tanto (o solo) perché è avvenuta ad esclusione della Cgil, ma perché quell’accordo a giudizio della confederazione indebolirà i salari, aumenterà la conflittualità, depotenzierà i contratti nazionali a favore di un livello aziendale tutto sulla carta, ipotetico.

Per questo, in vista del 4 aprile, la Cgil ha indetto una gigantesca campagna di consultazioni nei luoghi di lavoro sull’accordo.
E quasi tre milioni e mezzo di persone hanno votato contro l’intesa separata del 22 gennaio. I votanti in totale sono stati 3.643.836, vale a dire il 71,05% di quanti si recarono alle urne nei posti di lavoro nell’ultima consultazione analoga: ma quella era unitaria, organizzata anche con Cisl e Uil, e si svolse nell’ottobre 2007 sul Protocollo welfare. Nel 2007 votarono 5.128.507 persone. Quindi la Cgil ha portato al voto, da sola, due terzi di quelle persone. E il 96,27% (ossia 3.464.178 votanti) ha bocciato l’accordo separato. Le assemblee nei luoghi di lavoro sono state 59.377. Anche qui la Cgil è riuscita a superare la soglia del 2007, quando di assemblee insieme a Cisl e Uil ne organizzò 52 mila. Una prova di forza, insomma, attraverso una prova di democrazia.

La democrazia, in Italia, non se la passa bene. La delega che si è presa il governo per modificare il diritto di sciopero promette stravolgimenti non solo nei trasporti (come si affanna a rassicurare l’esecutivo), ma in tutti i settori. E quel diritto sta nella Costituzione. Quindi cambiarlo vuol dire riscrivere la Carta, intaccarla in uno dei suoi diritti fondamentali. Ecco un altro motivo che innesca la manifestazione del 4 aprile. Si torna a parlare di diritti: ricordate l’articolo 18? Ricordate il 23 marzo 2002? La differenza, rispetto ad allora, è che l’imbavagliamento è più tattico e sornione, e quindi più pericoloso. Tra qualche anno – questo l’allarme della Cgil – gli italiani potrebbero ritrovarsi intrappolati tra scioperi virtuali e ronde sotto casa. E a quel punto il dissenso lo potranno esprimere giusto su Facebook, se esisterà ancora. Per tutti questi motivi il 4 aprile vale la pena di fare un salto al Circo Massimo.

Aggiornato il 30/3 alle ore 17:30




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TAGS cgil manifestazione 4 aprile crisi economica

06/03/2009 19:06

Leggi i commenti

1
L'iniziativa in questione va sostenuta con forza ma vorrei sapere: perché da vent'anni i sindacati lottano (la CGIL molto più degli altri, invero) soltanto per difendere i diritti acquisiti (purtroppo non sempre con successo, anzi..) anziché per migliorare le condizioni dei lavoratori?

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