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Donne al lavoro fino a 65 anni

Pensioni, i sindacati non si fidano

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Le reazioni alla bozza del governo sull'aumento dell'età pensionabile delle statali. Il no di Cgil e Cisl. Sacconi getta acqua sul fuoco: nessuna riforma complessiva, intervento solo sulle statali. "Non abbiamo inviato ancora alcuna proposta alla Ue"

 (immagini di cgil firenze)
Lavoratrici del pubblico impiego in pensione più tardi: sì, no, forse. Il governo getta acqua sul fuoco, viste le reazioni negative di sindacati in altri casi aperti al dialogo (leggi: Cisl). E così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, precisa che sull'aumento dell'età pensionabile per le donne "non abbiamo inviato ancora alcuna proposta alla Ue. Di bozze ne circolano tante ma non è stata presa ancora alcuna decisione, si tratta di un tema che richiede un passaggio in Consiglio dei ministri".

La bozza circolata ieri, 3 marzo, prevede l’aumento graduale dell'età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione di un anno per ogni biennio, per parificarla così a quella degli uomini. La novità entrerebbe in vigore a partire dal 2010, per poi arrivare a quota 65 anni nel 2018.

In attesa del Cdm, lo stesso Sacconi, in un’intervista al Corriere della Sera ha specificato che il governo non farà una riforma complessiva delle pensioni, ma solo "un intervento limitato alle dipendenti pubbliche per applicare la sentenza della Corte europea". "In un periodo di incertezza come questo – dice Sacconi - non vogliamo aggiungere altra incertezza". Sacconi conferma che l'età pensionabile per le statali sarà innalzata gradualmente da 60 a 65 anni, senza entrare nel dettaglio.

Sull'ipotesi di riformare l'intero sistema previdenziale, Sacconi conferma che "in un contesto di crisi economica e sociale come quello attuale, non se ne parla proprio".

Giudizio negativo arriva dalla Cgil. Per la segretaria confederale, Morena Piccinini, si tratta di “un'inaccettabile accanimento contro le donne, nascosto dietro l'ipocrisia della cosiddetta gradualità”. Aumentare l'età pensionabile femminile "vuol dire scaricare due volte i costi della crisi sul mondo del lavoro e tre volte sulle donne lavoratrici". Lo afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. La misura è pensata per il settore pubblico ma, avverte, "non è escluso venga estesa anche al privato". Una scelta "che non va bene soprattutto nel metodo - a suo giudizio - perché è la prima volta che viene deciso un intervento sulle pensioni senza un confronto tra i sindacati". Questo non è mai accaduto in nessun Paese europeo, quindi "il governo e il ministro portano la responsabilità di questa scelta". La legge sulle pensioni "non si può cambiare ogni anno", a suo giudizio, se proprio bisogna intervenire occorre lavorare sulla flessibilità, come avvenuto con la riforma Dini, stabilendo un'età massima e una età minima. "La flessibilita' in uscita - conclude - è la risposta al problema, non la rigidità".

Un altro no è del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. "Non siamo d’accordo per ragioni di metodo e di merito – dice in una nota -, per la Cisl è inammissibile che su un tema delicato come quello delle pensioni, il governo abbia deciso unilateralmente, senza aprire un confronto con il sindacato, come si è sempre fatto per tutti gli interventi sulla previdenza”. Renata Polverini, segretario generale dell'Ugl, chiede che l'aumento dell'età sia su base volontaria e respinge l’ipotesi di una revisione complessiva del sistema previdenziale. “Non è il momento per rilanciare un tema così delicato – afferma -, ma bisogna concentrarsi su come far rimanere le persone al lavoro".

Gli eventuali risparmi dall'aumento dell'età pensionabile per le donne "devono tornare in loro favore sotto forma di risultato pensionistico, devono tornare alle donne per avere pensioni e servizi migliori". Lo dice l'ex ministro del Lavoro e deputato del Partito democratico, Cesare Damiano. "Non si può affrontare questo tema - spiega - se prima non si affronta il tema del riconoscimento delle donne che hanno carriere discontinue e al tempo dedicato alla cura ai fini pensionistici". L'aumento dell'età "non si può usare come una sorta di merce di scambio" per riequilibrare il sistema previdenziale o per aumentare le risorse per gli ammortizzatori. Damiano non è pentito del superamento dello scalone: "La nostra riforma è stata molto complessa, prevedendo tra l'altro la quattordicesima, l'aumento della pensione minima a 580 euro, il riscatto della laurea per i giovani, che accanto agli scalini fanno di quella riforma un contributo importante per l'equilibrio del sistema, anche per le giovani generazioni".

L'aumento dell'età pensionabile per le statali è "un atto dovuto", invece, secondo il giuslavorista e senatore del Partito democratico, Pietro Ichino. Questa misura, però, “non basta” e le risorse liberate "dovrebbe essere destinate a una detassazione selettiva del reddito di lavoro femminile", in particolare delle aliquote riservate agli stipendi più bassi, quelli fino a 1.000-1.200 euro. In questo modo, a suo giudizio, si possono raggiungere gli obiettivi di Lisbona sul superamento del ritardo nel tasso di occupazione femminile.

La necessità di intervenire sulle pensioni, inoltre, è sottolineata dal presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. “Se non si interviene - avverte -, entro i prossimi trent'anni l'intero sistema rischierà di diventare insostenibile, di collassare”. L'aumento dell’età per le statali è "un'impostazione giusta", a suo giudizio, anche se "non significativa" per reperire risorse. Per affrontare la crisi servono piuttosto nuovi investimenti pubblici con lo scopo di creare posti di lavoro in tempi brevi, insomma "provvedimenti non a tampone, né legati alla congiuntura di questi mesi, ma di grande respiro e ambizione".



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TAGS pensioni ichino sacconi ciampi cgil governo polverini bonanni

04/03/2009 11:16

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