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La settimana parlamentare

Il dibattito sul ddl Brunetta al Senato

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Gli interventi in Aula di maggioranza e opposizione. Senato: l'indagine conoscitiva sul funzionamento delle Agenzie del lavoro. Infortuni sul lavoro: prosegue l’attività della commissione parlamentare

di Valerio Strinati

Approvato definitivamente il disegno di legge delega del Governo sul pubblico impiego
Nella seduta pomeridiana di martedì 24 febbraio, l’Assemblea del Senato ha esaminato il disegno di legge n. 847-B, recante delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Sul disegno di legge, che è collegato alla manovra di finanza pubblica, ha riferito il sen. Vizzini (PdL) che ha dato conto delle modifiche apportate dalla Camera dei deputati al testo varato in prima lettura dal Senato. Nella sua esposizione il relatore si è pertanto soffermato sull’articolo 1, introdotto dalla Camera, in base al quale le norme in materia di rapporti di lavoro per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche possono essere derogate da fonti pattizie solo nell'ipotesi in cui ciò sia espressamente previsto dalla legge. All'articolo 2, la Camera ha integrato gli obiettivi della delega prevedendo la garanzia della trasparenza dell'organizzazione del lavoro e dei relativi sistemi retributivi e l'obbligo di permanenza per un quinquennio nella sede della prima destinazione; all’articolo 3 sono stati aggiunti principi di delega volti ad agevolare processi di mobilità del personale, anche al fine di ridurre il ricorso a contratti a termine, e sono stati indicati criteri per favorire la mobilità intercompartimentale. All'articolo 4 è stato precisato che i parametri per la valutazione del rendimento del personale devono essere deliberati dall'ARAN; viene autorizzata inoltre la spesa di quattro milioni di euro per finanziare progetti sperimentali per la valutazione del personale. All'articolo 6 la Camera ha introdotto una clausola finanziaria di invarianza con riferimento alla componente della retribuzione dei dirigenti legata al risultato, escludendo dall'ambito di operatività di tale norma la dirigenza del Servizio sanitario nazionale. All'articolo 10 è stata inserita una disposizione riguardante l'efficienza dell'azione amministrativa.

Dopo la reiezione di una pregiudiziale di costituzionalità sollevata dal sen. Li Gotti (IdV), si è aperta la discussione generale: critici sul provvedimento i senatori Ichino e Scanu (PD), che ne hanno sottolineato l’inadeguatezza per quel che riguarda l’obiettivo di garantire la trasparenza dell'attività della pubblica amministrazione e la piena responsabilità dei dirigenti in ordine alla struttura e all'organizzazione degli uffici loro sottoposti, ed hanno criticato la macchinosità delle norme finalizzate a favorire l’allineamento delle amministrazioni meno virtuose a quelle più efficienti. Secondo i senatori del Partito democratico, malgrado la collaborazione e l'impegno profusi nel corso dell'esame parlamentare al fine di migliorarne il testo e la parziale apertura in tal senso da parte della maggioranza e del Governo, permane una eccessiva vaghezza di numerosi principi di delega, e, in particolare, non convincono l'eccessivo peso attribuito al legislatore nella regolazione dei rapporti di lavoro nella pubblica amministrazione, a scapito della contrattazione, l'impostazione poco chiara della questione della valutazione e della trasparenza e l'atteggiamento ambiguo nei confronti della dirigenza, di cui non si definiscono con precisione il ruolo e le competenze. Inoltre, sempre a giudizio dei senatori del PD, le modifiche alle funzioni del CNEL e della Corte dei conti avrebbero dovuto essere oggetto di distinti e organici disegni di legge.

Per il Gruppo del Popolo della libertà, i senatori Lauro e Spadoni Urbani, nell’esprimere vivo apprezzamento per l’impostazione del testo licenziato dalla Camera dei deputati, hanno sottolineato il ruolo strategico che una accresciuta produttività della pubblica amministrazione può rivestire nel rendere l’Italia più competitiva sul mercato globale, nonché le aspettative che si sono create attorno all’iniziativa legislativa del Governo sia da parte di cittadini sempre più sfiduciati da strutture pubbliche inefficienti (e all'interno delle quali l'attesa riforma sul servizio di controllo interno è fallita), sia da parte della maggioranza dei dipendenti pubblici, che svolgono il proprio lavoro con dignità e dedizione ed aspirano a vedere riconosciuti i propri meriti. In questo contesto, anche le disposizioni sulla Corte dei conti concorrono efficacemente all’obiettivo di garantire al Paese standard elevati di efficienza dell’azione pubblica.

Al termine della discussione generale, nella seduta antimeridiana di mercoledì 25 febbraio hanno replicato brevemente il relatore Vizzini e il ministro Brunetta, che ha ricordato tra l’altro come con l’accoglimento di un ordine del giorno G.100 della Commissione affari costituzionali, il Governo si sia impegnato a riferire periodicamente alle Commissioni parlamentari competenti sul processo di elaborazione degli schemi di decreto legislativo, impegno che proseguirà anche con riferimento alla successiva fase di attuazione. Il Ministro ha altresì annunciato che sarà avviata a partire dal mese di marzo un'operazione di consultazione on line, attraverso la quale tutti i soggetti interessati potranno contribuire alla redazione dei decreti delegati.

Si è quindi passati alle votazioni: gli emendamenti presentati sono stati respinti, mentre sono stati accolti alcuni ordini del giorno.

I Gruppi dell’opposizione, pur aderendo alle finalità di modernizzazione e razionalizzazione della funzione pubblica hanno confermato le perplessità espresse nel corso dell'esame in Commissione e in Aula. Pertanto, a nome dei rispettivi gruppi, i senatori Pinzger (UDC-SVP-Aut), Pardi (IdV) e Incostante (PD) hanno annunciato il voto contrario sul disegno di legge n. 847-B.

Hanno invece dichiarato voto favorevole i senatori Castro (PdL) e Bodega (LNP), a nome dei rispettivi Gruppi politici, accompagnando le loro dichiarazioni con espressioni di apprezzamento per la determinazione con cui, a loro avviso, il ministro Brunetta ha affrontato alcuni dei mali cronici della pubblica amministrazione, come l'assenteismo, ed esprimendo altresì soddisfazione per l’attenzione rivolta dal Ministro al dibattito parlamentare ed alle proposte da esso scaturite.

Il Senato ha quindi definitivamente approvato il disegno di legge delega.



Attività della Commissione lavoro previdenza sociale del Senato
Nella seduta di martedì 24 febbraio, la Commissione lavoro previdenza sociale del Senato ha proseguito l'indagine conoscitiva sul funzionamento delle Agenzie del lavoro, con l’audizione di rappresentanti del Progetto SOUL, progetto avviato nel luglio del 2008 e frutto della collaborazione tra le Università di Roma La Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata e "Foro Italico", al fine di superare il tradizionale concetto di collocamento e di individuare nuove modalità di placement dei laureati, con la collaborazione delle strutture universitarie. Sul progetto ha riferito dettagliatamente il presidente, prof. Lucisano.

Nella successiva seduta di mercoledì 25 febbraio, la Commissione ha deliberato di chiedere alla presidenza del Senato di autorizzare lo svolgimento di una indagine conoscitiva sul livello dei redditi di lavoro, nonché sulla redistribuzione della ricchezza in Italia nel periodo 1993 - 2008.

La Presidenza del Senato ha altresì autorizzato lo svolgimento di una indagine conoscitiva sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari, deliberata dalla Commissione nella seduta del 18 febbraio scorso.

E' quindi iniziato, con la relazione introduttiva del relatore Morra (PdL), l'esame in sede referente del disegno di legge n. 1292, d'iniziativa dei sen. Bonfrisco (PdL) e Casoli (PdL), recante delega al Governo per il completamento della riforma del sistema previdenziale mediante la revisione dei requisiti e del metodo di calcolo dei trattamenti di pensione, il riordino degli enti pubblici previdenziali e lo sviluppo delle forme pensionistiche complementari. La delega prevede, tra l'altro l'elevazione graduale a 62 anni del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia per le lavoratrici; la rimodulazione dei requisiti anagrafici e delle opzioni di pensionamento per i soggetti cui si applica in via integrale il sistema contributivo; l'estensione di quest'ultimo sistema di calcolo, con riferimento alle anzianità maturate a decorrere dal 1° gennaio 2009, a tutti i lavoratori attualmente esclusi; il riconoscimento di agevolazioni alle lavoratrici madri; la revisione dei requisiti di reddito per la pensione minima; l'incentivazione del contratto a tempo parziale. Il comma 2 dell'articolo 1 delega il Governo ad adottare un testo unico in materia previdenziale, mentre l'articolo 2 reca una delega per lo sviluppo della previdenza complementare volta, tra l'altro, ad ampliare gli incentivi fiscali in materia, a consentire che una parte della contribuzione pensionistica obbligatoria per i collaboratori a progetto sia destinata alle forme pensionistiche complementari, nonché a riproporre con cadenza biennale il meccanismo del silenzio-assenso.

L'articolo 3 riguarda il riordino degli enti previdenziali, per il quale la delega contempla la costituzione di tre soli istituti competenti, rispettivamente, per la previdenza dei lavoratori privati, per quella dei dipendenti pubblici e per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; l'attribuzione a quest'ultimo ente anche delle funzioni in materia di sicurezza sul lavoro relative alla prevenzione, al controllo, alla cura e alla riabilitazione di competenza del Servizio sanitario nazionale; il superamento del "modello duale di governo", con la soppressione dei consigli di indirizzo e vigilanza; il coinvolgimento delle parti sociali negli organi di amministrazione e controllo; il riordino dell'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) e degli enti privati che gestiscono i regimi pensionistici relativi ai liberi professionisti, promuovendo eventualmente la fusione o la riunificazione. La delega contenuta all'articolo 4 riguarda la revisione del sistema di calcolo contributivo, in base al quale si prevedono, tra l'altro, l'istituzione di una pensione minima per i soggetti cui si applica detto modello e l'applicazione, a decorrere dal 1° gennaio 2011, di un'aliquota contributiva pensionistica complessiva pari al 24 per cento. I successivi articoli 5 e 6 stabiliscono norme di immediata applicazione riguardanti, rispettivamente, la tutela dei trattamenti pensionistici per i superstiti che prestino attività lavorativa retribuita, nonché l'applicazione del principio di garanzia delle prestazioni previdenziali obbligatorie, per i casi di mancato versamento della contribuzione da parte del datore di lavoro, ad alcune categorie di lavoratori parasubordinati e autonomi, tra cui i collaboratori in forma coordinata e continuativa. L'articolo 7 disciplina le procedure per l'esercizio delle deleghe e la possibilità di emanare decreti legislativi correttivi ed integrativi, e l'articolo 8 reca la copertura finanziaria.

All'esposizione preliminare è seguito un breve dibattito nel quale il relatore Morra e i senatori Castro (PdL), Roilo (PD), Nerozzi (PD) e Spadoni Urbani (PdL) (che ha sottolineato l'esigenza di completare la riforma previdenziale) hanno sostanzialmente condiviso il richiamo del Presidente sulla necessità di ulteriori approfondimenti ed in generale di un atteggiamento di grande cautela nell'esame della questione previdenziale, oggetto, negli ultimi anni di importanti riforme.

Il presidente Giuliano ha quindi manifestato l'intenzione di sollecitare il Governo affinché venga trasmessa la relazione tecnica, ai sensi dell'articolo 76-bis, comma 3, del Regolamento, sul nuovo testo unificato stilato dalla relatrice Bindelli dei disegni di legge n. 392, d'iniziativa del sen. Bossoli (PD) e di altri senatori, n. 550, d'iniziativa del sen. Costa (PdL) e n. 918, d'iniziativa del sen. Nessa (PdL) e di altri senatori, recanti norme per il riconoscimento di diritti alle persone sordocieche



Attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle morti sul lavoro
La Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro si è riunita martedì 17 febbraio per ascoltare il commissario straordinario dell'ISPESL, il professor Antonio Moccaldi, commissario straordinario dell'Istituto, accompagnato dagli ingegneri Vittorio Mazzocchi, Vincenzo Laurendi e Luigi Monica del dipartimento di tecnologie di sicurezza, sulla sicurezza sul lavoro legata all'utilizzo delle macchine agricole, anche nuove, emerso nel corso di precedenti audizioni della Commissione con i rappresentanti dei settori dell'agricoltura e dei costruttori delle macchine.

Il prof. Moccaldi ha ricordato come, in base alle attuali direttive dell'Unione europea, tutte le macchine agricole in uso debbano obbligatoriamente essere munite di specifiche dotazioni di sicurezza e ha richiamato poi le linee guida già da tempo elaborate sul tema mediante il confronto con i Ministeri competenti, l'ISPESL ed i rappresentanti delle organizzazioni agricole e dei costruttori, alle quali però non risulta ancora sia stata data completa attuazione. Il professor Moccaldi ha quindi confermato che anche macchine nuove, munite delle relative certificazioni (rilasciate dallo stesso costruttore o anche emesse da un ente esterno), possono però presentare ugualmente carenze oggettive sul fronte della sicurezza. Dopo avere chiarito che l'ISPESL effettua i suoi controlli sulle varie macchine in modo limitato, agendo esclusivamente dietro segnalazione degli ispettori ministeriali o in seguito ad incidenti, in risposta ad un quesito del senatore NEROZZI (PD), ha precisato che le anomalie riscontrate riguardano vari tipi di macchine, sia grandi che piccole.

L'ingegner Laurendi ha quindi chiarito che il problema della sicurezza delle macchine agricole non riguarda solo i mezzi vecchi già in circolazione che non vengono adeguati, ma talvolta anche i mezzi nuovi che, pure, dovrebbero essere conformi a tutte le normative. Nei controlli effettuati dall'ISPESL, infatti, sono emersi vari tipi di anomalie spesso di carattere strutturale, anche su macchine nuove. Tuttavia, sia le macchine nuove sia quelle usate, ove risultino non conformi, sono obbligate a mettersi a norma: delle macchine di nuova immissione sul mercato controllate dall'ISPESL il 65,6 per cento sono risultate non conformi, il 27 per cento sono state rese conformi in seguito agli accertamenti e solo il 7,4 per cento sono risultate pienamente a norma. Ha quindi ricordato che i trattori, in quanto veicoli stradali, sono sottoposti ai fini della messa in commercio esclusivamente all'omologazione del Ministero dei trasporti, sia per i profili della sicurezza stradale che per quelli della sicurezza lavorativa. Ciò ha determinato alcune lacune normative, specie per i trattori di massa ridotta, per i quali ad esempio non era previsto l'obbligo delle cinture di sicurezza. Sono inoltre assenti i dispositivi antiribaltamento sia sui trattori che sulle macchine semoventi, di grandi e di piccole dimensioni: nonostante le ripetute sollecitazioni dell'ISPESL e dei competenti organismi di vigilanza, non sempre i costruttori di macchine risultano aver pienamente adeguato i mezzi prodotti con tutti i necessari dispositivi di sicurezza. Ciò spiega la particolare gravità degli infortuni legati al ribaltamento dei trattori, che nello scorso anno hanno prodotto oltre 100 morti, un dato purtroppo superiore a quello di 20-30 vittime registrato dall'INAIL (che
registra solo gli infortuni occorsi a lavoratori agricoli professionali e non rileva, quindi, anche quelli riguardanti agricoltori occasionali, stagionali o anziani).

Il sen. Paravia (PdL) ha sollecitato l'avvio di adeguate campagne di formazione ed informazione degli operatori, considerando sostanzialmente adeguata la normativa di sicurezza vigente e il sen. Conti (PdL), nel rilevare un evidente difetto di comunicazione tra le varie parti coinvolte nel problema, ha chiesto se l'ISPESL abbia mai denunciato all'autorità giudiziaria le irregolarità riscontrate.

Il presidente Moccaldi ha chiarito che il problema della sicurezza delle macchine agricole investe molteplici profili, da quello delle carenze nei dispositivi di sicurezza o nelle normative di settore a quello del comportamento dell'operatore, che si ricollega al tema più ampio della formazione-informazione in tema di sicurezza dei lavoratori. In risposta al senatore Conti, ha fatto presente che l'ISPESL è un mero organismo tecnico-scientifico e non ha come tale funzioni di polizia giudiziaria, sebbene i suoi funzionari non abbiano omesso di segnalare all'autorità giudiziaria eventuali irregolarità riscontrate nei vari controlli, qualora ne ricorressero i presupposti.

L'ingegner Laurendi, in replica al senatore Paravia, ha sottolineato l'esigenza, al fine di risolvere il problema in discussione, di operare anche aggiustamenti della legislazione vigente, ricordando che le macchine agricole su strada (in particolare i trattori) non sono soggette a revisione periodica come gli altri autoveicoli e sono esentate dall'obbligo di montare determinati dispositivi di sicurezza, nonché la circostanza per cui macchine agricole di grande dimensione e difficoltà di manovra (ad esempio le mietitrebbiatrici) possono essere guidate con la semplice patente B.

Il senatore De Luca (PD) ha sottolineato la necessità di coinvolgere fin dall'inizio i costruttori dei macchinari, anche alla luce delle informazioni e dei suggerimenti che l'ISPESL fornirà alla Commissione e il presidente Tofani, alla luce del preoccupante quadro segnalato dall'ISPESL, ha chiesto di acquisire dall'Istituto la documentazione concernente le verifiche condotte negli ultimi 10 anni, l'elenco delle macchine nuove risultate non in regola e, soprattutto, indicazioni sui vari interlocutori (enti, costruttori, rappresentanti del mondo agricolo ed altri) ai quali l'Istituto ha inoltrato le sue segnalazioni e sui provvedimenti che gli stessi hanno o meno adottato per risolvere le carenze segnalate in materia di sicurezza dei mezzi agricoli.



Convertito in legge il decreto milleproroghe
Facendo seguito al voto di fiducia di giovedì 19 febbraio, nella seduta di martedì 24 febbraio, dopo le dichiarazioni di voto, la Camera ha approvato definitivamente il disegno di legge n. 2198, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 207 del 2008, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti.
Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati

Nelle sedute di martedì 24 e mercoledì 25 febbraio è proseguita l'indagine conoscitiva sull'assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva con l'audizione del segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani; del segretario generale dell'UGL, Renata Polverini e del presidente dell'ABI Corrado, Faissola.

Nella seduta di martedì 24 febbraio, la Commissione ha altresì esaminato, in sede consultiva (parere alla X Commissione permanente, attività produttive) , il disegno di legge recante nuova disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi, derivante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa parlamentare nn. 326, 1010 e 2032, esprimendo su di esso un parere favorevole, in adesione alla proposta formulata dalla relatrice Mattesini (PD).

Nella seduta di giovedì 26 febbraio sono state svolte le seguenti interrogazioni: 5-00217 Schirru: Situazione gestionale e occupazionale della compagnia Eurofly; 5-00799 Miglioli: Funzionalità dei servizi pubblici per l'impiego; 5-00933 Cazzola: Sul lavoro notturno delle lavoratrici madri; 5-00984 Vannucci: Sull'applicazione dell'articolo 1, comma 208, della legge n. 662 del 1996.



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TAGS parlamento

02/03/2009 17:57

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