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L'accordo Francia-Italia

Anno 2020, ritorno al nucleare

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Ma da subito molte polemiche. Per Wwf, Legambiente e Verdi la scelta del nucleare è miope, pericolosa e costosa. 4 centrali Epr in Italia grazie alla sinergia Enel-Edf. Berlusconi: faremo presto. Entro aprile una legge annullerà il referendum dell'87

autore: mandj98, da Flickr (immagini di autore: mandj98, da Flickr)
Il 24 febbraio è stato firmato a Villa Madama, a Roma, dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, l'accordo di cooperazione sull'energia nucleare tra Italia e Francia che dovrebbe portare alla costruzione in Italia di almeno quattro centrali di terza generazione Epr (European Pressurized Water Reactor) entro il 2020. Inoltre, l'accordo porta Enel a rafforzare la sua presenza sul territorio francese, con la partecipazione alla costruzione della centrale di Penly in Normandia, e poi a 4 ulteriori centrali Epr Oltralpe. 'Quando sara' completato l'iter legislativo e tecnico in corso per il ritorno del nucleare in Italia - si legge nell'accordo -, Enel ed Edf si impegnano a sviluppare, costruire e far entrare in esercizio almeno 4 unita' di generazione, avendo come riferimento la tecnologia Epr, il cui primo impianto e' in costruzione a Flamanville in Normandia e che vede la partecipazione di Enel con una quota del 12,5%. L'obiettivo e' di rendere la prima unita' italiana operativa sul piano commerciale non oltre il 2020'.

Dopo 22 anni dal referendum del 1987, col quale gli italiani dissero no all’atomo, si riapre una strada che non mancherà di sollevare polemiche, col ricorso a una fonte di energia quanto mai controversa.


Petizione su Facebook: costruite la centrale ad Arcore

"Siamo lieti che un grande gruppo industriale italiano lavori con Edf", ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy, commentando gli accordi firmati oggi. "Dobbiamo svegliarci dal nostro sonno, adeguarci, perché il futuro è nell'energia rinnovabile e nel nucleare". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi motivando la scelta del governo di tornare al nucleare, al termine della conferenza stampa con Sarkozy."Collaboreremo alla realizzazione di altre centrali nucleari in Francia e in altri paesi – ha aggiunto Berlusconi – e affronteremo la costruzione di centrali nucleari in Italia, con al nostro fianco la Francia che ci ha messo a disposizione il suo 'know-how', ciò che ci consentirà di risparmiare diversi anni e iniziare la costruzione delle centrali in un tempo assolutamente contenuto”.

Epr: saremo davvero al sicuro?

Le centrali nucleari di terza generazione Epr adottano reattori nucleari europei a fissione ad acqua pressurizzata. I primi impianti di questo tipo sono in costruzione in Finlandia, Francia e Cina. Nel corso della fissione il nocciolo viene refrigerato con acqua naturale o leggera (distinta dall'acqua pesante). In molti sostengono che gli Epr siano più sicuri degli altri reattori di terza generazione (i reattori di seconda generazione resteranno in funzione fino al 2065). Col nuovo reattore europeo ad acqua pressurizzata Epr – spiegava la scorsa estate il fisico Manfred Popp al settimanale tedesco Der Spiegel – “qualsiasi cosa accada dentro l’impianto, non ci saranno conseguenze catastrofiche per l’ambiente circostante". L’Epr è stato sviluppato dalla Siemens e dalla francese Framatome e, garantendo la medesima prestazione energetica dei reattori più vecchi della generazione Biblis, necessiterà del 15% in meno di uranio, producendo quindi meno scorie nucleari. I costruttori dell’Epr assicurano che le probabilità di fusione del nucleo radioattivo sono dieci volte inferiori rispetto ai reattori normali. Ma gli esperti dell’associazione ambientalista Greenpeace mettono in guardia sull’affidabilità di simulazioni rispetto al comportamento di un reattore nucleare. Detto questo, i nuovi reattori dovrebbero essere più puliti, non usando uranio arricchito ma solo uranio naturale.

Una nota del ministro Claudio Scajola precisa che un Comitato esecutivo formato da esponenti del Ministero dello Sviluppo economico e del Ministero francese dell'Ambiente e dell'Energia, presieduto dallo stesso Scajola e dal ministro francese Jean Louis Borloo, dara' concreta attuazione al Protocollo sul nucleare firmato oggi. “Con questo accordo e con le norme del Disegno di legge Sviluppo, gia' approvato alla Camera e ora in discussione al Senato, che istituiscono l'Agenzia di sicurezza nucleare e stabiliscono i criteri per la definizione dei siti ove realizzare le nuove centrali - precisa Scajola - il nostro Paese compie un decisivo passo avanti verso la nuova strategia energetica del Paese, che prevede di ricavare dall'energia nucleare il 25% del nostro fabbisogno elettrico'.

Secondo l’amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, intervistato nel corso di Radiocity di Rai RadioUno, 'i tempi tecnici per realizzare una centrale nucleare, per portarla a termine dal punto di vista ingegneristico, sono di cinque anni'. 'I tempi per la realizzazione della prima centrale - ha spiegato Conti - sono legati all'approvazione di una legge che consenta la ripresa del nucleare in Italia. Credo che l'approvazione ci sara' entro aprile'. Poi si puo' passare alla fase progettuale, con l'impiego della 'tecnologia Epr'. Quindi i tempi tecnici di realizzazione sono di 'cinque anni da quando si comincia'.

LE REAZIONI
Subito una dura critica all'accordo arriva dalla portavoce nazionale dei Verdi, Grazia Francescato, che teme il ripetersi del copione visto per Alitalia. "Il nucleare - osserva Francescato - è infatti costosissimo sia dal punto di vista economico che sociale e continua ad essere pericolosissimo sia sotto il profilo della radioattività che della proliferazione". Secondo Francescato inoltre "il nucleare non eviterà i rischi per la sicurezza energetica del nostro paese, visto che l'uranio, per le stime delle organizzazioni internazionali, durerà solo per pochi decenni" mentre il suo costo sta crescendo a dismisura: "nel 2000 - ha ricordato la portavoce - un chilogrammo di uranio costava 7 dollari mentre oggi ne costa 120". Di accordo che "conviene solo ai francesi" parla invece Francesco Ferrante, dell'esecutivo nazionale Ecodem: "Oggi il governo firma un accordo con la Francia sul nucleare che conviene solo ai francesi, e intanto in queste settimane sta perdendo tempo e occasioni per rilanciare il settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, in campi su cui invece investono tutti gli altri paesi europei e gli Stati Uniti di Barack Obama".


“Pericoloso e miope”. Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, definisce l’accordo tra Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy per la costruzione di quattro centrali nucleari di terza generazione in Italia, la prima operativa dal 2020. “Tutti gli studi internazionali – sottolinea Legambiente – mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa”. E poi “rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza”. Il governo, aggiunge Cogliati Dezza, “procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti . Ma lo 'scenario nucleare' è una prospettiva che l'Italia, in piena crisi economica, non può verosimilmente permettersi". “Tanto per fare un esempio – spiega Legambiente – i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l'unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slitterà ancora in avanti”.


L’Italia “non sarà più dipendente solo dal punto di vista delle fonti energetiche, ma anche da quello tecnologico: è questo il risultato dell'accordo italo francese sul nucleare annunciato oggi”. A dirlo sono gli ambientalisti del Wwf, sottolineando che così “a pagare, in tutti i sensi, saranno i cittadini-contribuenti, che vedranno lo Stato sostenere coi loro soldi una scelta che li penalizzerà sotto il profilo della dipendenza energetica e tecnologica e non consentirà al nostro Paese, ancora per decenni, di attrezzarsi davvero per la lotta contro la CO2 e i cambiamenti del clima, investendo sulle due ricette individuate a livello mondiale, dagli Usa all' Europa, cioè efficienza energetica e energie rinnovabili”. "L'Italia – afferma ancora il Wwf – non possiede riserve di uranio, per lo più concentrate in Australia e Kazakhstan, e comunque tali riserve sono appena sufficienti ad alimentare gli attuali 440 reattori per 40-50 anni”. Quindi, spiegano gli ambientalisti, “le nuove centrali annunciate avrebbero problemi di alimentazione e arriverebbero tardi, come dimostra la vicenda dell’Epr in Finlandia (Ol3), ufficialmente in ritardo di 3 anni sui tempi di costruzione e costato almeno 2 miliardi di euro in più di quanto preventivato”. Il Wwf ricorda poi che “il nucleare in Italia ha anche problemi enormi di localizzazione, essendo un territorio fortemente sismico, pervaso dal dissesto idrogeologico e con spazi fluviali ancora più ridotti e prosciugati per buona parte dell'anno, fenomeno che oltretutto aumenterà con l'acutizzarsi dei cambiamenti climatici”.

"Ripartire con il nucleare oggi in Italia vuol dire parlare d'altro". Lo ha detto il senatore Roberto Della Seta, capogruppo del Pd nella commissione Ambiente, a Sky tg 24 pomeriggio. "Faccio notare - ha spiegato Della Seta- che il presidente Berlusconi ha un'idea molto personale della democrazia se firma accordi sul nucleare con la Francia, quando ancora il parlamento deve discutere il disegno di legge dell'esecutivo che darebbe il via libera all'operazione. Detto questo, ripartire con il nucleare oggi in Italia vuol dire parlare d'altro". "Al nostro paese -prosegue Della Seta- rientrare nel programma nucleare non serve. Non serve per contrastare la recessione, visto chegli enormi investimenti necessari a costruire nuove centrali diventerebbero produttivi non prima di 5 o dieci anni. Non serve a ridurre i consumi di petrolio, visto che il petrolio oggi e' utilizzato soprattutto nei trasporti e negli usi civili, e pochissimo per produrre elettricita'. Non serve per combattere i cambiamenti climatici, che si combattono puntando su soluzioni immediate e molto meno costose come l'efficienza energetica e le fonti pulite a cominciare dal solare".


"Un ritorno al nucleare e' scientificamente inconsistente, molto costoso e contraddice gli impegni europei e il referendum popolare del 1987". Questo il commento di Maria Campese, della segreteria nazionale del Prc e responsabile dell'area Ambiente, territorio e beni comuni. “Berlusconi e Scajola cercano l’appoggio di Sarkozy per tentare di mascherare il grave errore politico, economico, di sicurezza per le persone e l’ambiente che stanno compiendo tentando di reintrodurre il nucleare in Italia ad ogni costo, mentre in altri paesi come gli Stati Uniti la direzione è ben diversa e punta sulle energie da fonti rinnovabili”. E’ quanto afferma Alfiero Grandi, esponente di Sinistra democratica e del Comitato Si alle energie alternative No al nucleare. “Berlusconi e Scajola – prosegue Grandi - insistono per reintrodurre il nucleare in Italia e cercano di forzare la mano con l’accordo siglato con il Governo francese e per di più lo fanno senza tenere conto che oggi il nucleare è una fonte energetica non solo non sicura ma sempre più costosa, che usa fonti energetiche destinate ad esaurirsi in alcuni decenni, esattamente come il petrolio. E’ chiaro che oggi la lobby nuclearista, espressione di un vero e proprio comitato di affari, tenta di forzare la mano con l’aiuto del Governo italiano ma è altrettanto chiaro che in questo modo l’Italia per oltre un decennio continuerà a violare il protocollo di Kyoto e finirà con il pagare multe salatissime”.



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TAGS nucleare

24/02/2009 17:29

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1
Tanto tuonò che piovve! Sta di fatto che dai primi roboanti annunci del ministro Scajola ad oggi è passato circa un anno,periodo in cui non si è vista una iniziativa di lotta che fosse una!A parte forse la petizioncina recante la proposta di costruire le centrali ad Arcore,ma con rispetto parlando, mi sembra un'iniziativa estemporanea e poco seria. Difficilmente sarà presa sul serio.Che fare quindi?Subire in silenzio la riabilitazione a reti unificate delle C.N.scavalcando il responso popolare

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