
Rapporto Caritas
Stranieri a Roma, attrazione fatale
Oltre 312 mila immigrati tra capitale e provincia. 43mila in più dell'anno scorso. Casa e lavoro i problemi da risolvere, come per gli italiani. Quasi la metà è occupata in attività legate ai servizi sociali, o presso le famiglie o nelle case di cura
di Silvia Santarelli
“La legislazione attuale rende gli stranieri indesiderabili”. È il recente monito della Cei, il punto da cui partire se si vuole capire il senso e l’utilità del V rapporto dell'Osservatorio romano sulle migrazioni della Caritas diocesana, presentato a Roma l’11 febbraio. Perché non si può negare che gli oltre 321mila immigrati che vivono a Roma e provincia (43mila in più dell'anno scorso) sono molto spesso considerati dai loro concittadini proprio così: “indesiderabili”. Una percezione confermata dai sempre più numerosi episodi di violenza contro gli immigrati e da forme di intolleranza sempre più diffuse. Il problema è come arginare questi fenomeni. Per la Caritas, proprio “studiando e capendo chi sono gli stranieri che vivono accanto a noi. E cercando di far capire agli italiani che l’immigrazione è una risorsa, non un male”, come sostiene Franco Pittau, uno dei curatori del volume.
Anche perché spesso gli stranieri vivono problemi e disagi che non sono neppure tanto diversi da quelli degli italiani. Per esempio, la questione della casa che spinge molti, italiani come immigrati, a lasciare Roma per vivere nella provincia dove gli affitti sono più bassi. I dati sono chiari: nell’ultimo anno l’immigrazione a Roma è cresciuta del 9,5%, sensibilmente meno del 15% di aumento nella provincia. Complessivamente, tuttavia, Roma e la sua provincia si confermano uno dei principali poli di attrazione dell'immigrazione in Italia. Nel 2008 qui si è concentrato l'82,3% del totale dell’immigrazione nella regione Lazio (390 mila) e il 9,4% di quello nazionale. A Roma l'incidenza degli immigrati sul totale della popolazione quest’anno ha raggiunto il 7,9%, percentuale al di sopra della media nazionale (5,8%). Ma nei comuni della provincia l’incidenza è anche più alta: a Ladispoli c’è il tasso più elevato (14,9%), seguono Fiumicino (9,1%), e Guidonia Montecelio, dove i 6.244 immigrati sono l’8% della popolazione totale.
Tra gli stranieri i più numerosi sono romeni, quasi un terzo del totale (92.258), seguiti da filippini (8%), albanesi, marocchini e cinesi. Per tutti, dopo il problema della casa, c’è quello del lavoro.
Secondo i dati Inail gli stranieri occupati a Roma e provincia sono 200mila, circa il 12% del totale della popolazione attiva. Però fanno quasi sempre lavori poco qualificati (il 61,7% degli immigrati, contro il 13,6% dei romani), anche se hanno studiato e ottenuto diplomi (60%) e lauree (21%) nei loro paesi. Quasi la metà degli stranieri residenti a Roma è occupata in attività legate ai servizi sociali, o presso le famiglie o nelle case di cura, in maggioranza sono ucraini, moldavi, romeni e peruviani. Poco più di un decimo lavora negli alberghi e nei ristoranti, e un altro decimo nell’edilizia.
Purtroppo, anche quelli che lavorano non vengono visti di buon occhio. “Miopia. Sono la nostra salvezza” sostiene Lorenzo Tagliavanti, presidente della camera di commercio di Roma, che ricorda: “nella popolazione italiana ci sono sempre meno persone tra i 20 e i 40 anni e crescono, invece, quelle oltre i 75. Senza i migranti, che producono quasi il 10% del nostro prodotto interno lordo, saremmo destinati ad un declino economico certo”.
Il futuro dell’Italia è anche degli immigrati. Lo sanno bene quelli di seconda generazione che, secondo i dati Caritas, sono 45mila. “Loro non sono italiani perché il diritto italiano non prevede la cittadinanza per nascita, ma lo vorrebbero essere, almeno nei diritti” sostiene Ginevra Demaio dell’Osservatorio sulle migrazioni. “Però il problema è la scuola. Lì non sempre si fa abbastanza per rendere questa società veramente multirazziale”. Eppure è solo grazie alla scuola, alla conoscenza reciproca che gli italiani riusciranno a smettere, come dice monsignor Guerino di Tora, direttore della Caritas diocesana, “di considerare gli immigrati causa dei propri disagi”.
Anche perché spesso gli stranieri vivono problemi e disagi che non sono neppure tanto diversi da quelli degli italiani. Per esempio, la questione della casa che spinge molti, italiani come immigrati, a lasciare Roma per vivere nella provincia dove gli affitti sono più bassi. I dati sono chiari: nell’ultimo anno l’immigrazione a Roma è cresciuta del 9,5%, sensibilmente meno del 15% di aumento nella provincia. Complessivamente, tuttavia, Roma e la sua provincia si confermano uno dei principali poli di attrazione dell'immigrazione in Italia. Nel 2008 qui si è concentrato l'82,3% del totale dell’immigrazione nella regione Lazio (390 mila) e il 9,4% di quello nazionale. A Roma l'incidenza degli immigrati sul totale della popolazione quest’anno ha raggiunto il 7,9%, percentuale al di sopra della media nazionale (5,8%). Ma nei comuni della provincia l’incidenza è anche più alta: a Ladispoli c’è il tasso più elevato (14,9%), seguono Fiumicino (9,1%), e Guidonia Montecelio, dove i 6.244 immigrati sono l’8% della popolazione totale.
Tra gli stranieri i più numerosi sono romeni, quasi un terzo del totale (92.258), seguiti da filippini (8%), albanesi, marocchini e cinesi. Per tutti, dopo il problema della casa, c’è quello del lavoro.
Purtroppo, anche quelli che lavorano non vengono visti di buon occhio. “Miopia. Sono la nostra salvezza” sostiene Lorenzo Tagliavanti, presidente della camera di commercio di Roma, che ricorda: “nella popolazione italiana ci sono sempre meno persone tra i 20 e i 40 anni e crescono, invece, quelle oltre i 75. Senza i migranti, che producono quasi il 10% del nostro prodotto interno lordo, saremmo destinati ad un declino economico certo”.
Il futuro dell’Italia è anche degli immigrati. Lo sanno bene quelli di seconda generazione che, secondo i dati Caritas, sono 45mila. “Loro non sono italiani perché il diritto italiano non prevede la cittadinanza per nascita, ma lo vorrebbero essere, almeno nei diritti” sostiene Ginevra Demaio dell’Osservatorio sulle migrazioni. “Però il problema è la scuola. Lì non sempre si fa abbastanza per rendere questa società veramente multirazziale”. Eppure è solo grazie alla scuola, alla conoscenza reciproca che gli italiani riusciranno a smettere, come dice monsignor Guerino di Tora, direttore della Caritas diocesana, “di considerare gli immigrati causa dei propri disagi”.
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TAGS immigrazione migranti
11/02/2009 18:11














