Il nodo da sciogliere: prevedere o meno la possibilità per il paziente di chiedere la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale. Berlinguer: "La Costituzione è chiara, nessuno può ricevere trattamenti contro la propria volontà"
Questa volta la legge sul testamento biologico si farà. Dopo i tentativi di tre legislature, con decine di proposte che mai il Parlamento è riuscito a mediare, l’unica certezza è che dopo la morte di Eluana il legislatore non tornerà più indietro. Il governo ha infatti rinunciato al contestato disegno di legge presentato venerdì scorso in Consiglio dei ministri, ideato dall’esecutivo per impedire lo stop all’alimentazione per la ragazza in stato vegetativo da 17 anni. Si riparte, allora, proprio dal testamento biologico, cioè dal testo già incardinato in commissione Sanità a Palazzo Madama. Con tempi che si prevedono rapidi: tutti i gruppi hanno annunciato di voler agire con celerità, sia in commissione sia in aula, per avvivare al più presto a un provvedimento organico sulla delicata questione.
DAL TESTAMENTO BIOLOGICO AL “DAT”. Il nodo da sciogliere rimane sempre lo stesso: prevedere o meno la possibilità per il paziente di chiedere la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale. Su questo punto il ddl all’esame del Senato non ha dubbi: nel testamento biologico il paziente non potrà mai chiedere di fermare la nutrizione artificiale. Potrà rifiutare altre cure che, in casi estremi, rischiano di diventare accanimento terapeutico, ma non il sondino che fornisce cibo e acqua artificiali. Si tratta di una decina di articoli in cui si pianta una serie di paletti ben precisi per chi deciderà scrivere le cosiddette “Dat”, cioè le “Dichiarazioni anticipate di trattamento” (una dizione preferita a quella di testamento biologico). A partire dal divieto assoluto di ogni forma di eutanasia perché il diritto alla vita – si legge nel primo articolo del provvedimento – è inviolabile e indisponibile, “anche nella fase terminale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui il titolare non sia più in grado di intendere evolvere”.
LE MOZIONI AL SENATO. L’aula di Palazzo Madama ha iniziato stamani (10 febbraio) la discussione delle mozioni presentate da Pdl, Pd e Idv. “Il governo – chiede la mozione del Partito democratico – sostenga economicamente la legge sul testamento biologico, che può prevedere la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, e deve ispirarsi a principi quali il no all’eutanasia, la contrarietà all’accanimento terapeutico e la promozione dell’alleanza terapeutica tra medico e paziente”. Argomenti simili dall’Italia dei valori, nella cui mozione si chiede un testo sul trattamento biologico “nel pieno e conforme rispetto dell’articolo 32 della Costituzione”. Questo articolo, citato più volte in questi giorni, riguarda la tutela della salute e sostiene che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge”. In Aula il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è intervenuto per illustrare il parere del governo, esprimendo parere favorevole al solo documento della maggioranza che esclude la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione.
L’ITER PARLAMENTARE. Per decidere il calendario a tappe forzate per i prossimi giorni, oggi pomeriggio alle 15,30 è stato convocato un ufficio di presidenza della commissione. Anche la Camera non esaminerà il ddl sul caso Englaro accantonato ieri dal governo. L’aula torna al programma precedente che vedeva convocata una seduta alle 17 per esaminare il ddl Brunetta. Questa la decisione della conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Durante la riunione il governo ha sollecitato la Camera a esaminare celermente il provvedimento sul testamento biologico non appena giungerà dal Senato.
TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI? “L’articolo 32 della nostra Costituzione parla chiaro: nessuno può essere obbligato a ricevere trattamenti sanitari contro la propria volontà”. Giovanni Berlinguer, ex presidente del Comitato nazionale di bioetica, interviene così sulla vicenda dai microfoni di
RadioArticolo1. Dello stesso avviso il costituzionalista Stefano Rodotà: “Non si può imporre alle coscienze individuali determinati convincimenti morali”, ha detto, sostenendo inoltre la “piena legittimità giuridica della scelta di rifiutare le cure in punto di morte, come previsto, oltre che dalla Costituzione, dalla sentenza della Cassazione dell’ottobre 2007, nonché da altri dispositivi normativi ordinari”. Analoghe le considerazioni di Maria Gigliola Toniollo, responsabile dell’Ufficio Nuovi Diritti Cgil, che ha denunciato “l’insostenibilità delle ingerenze della Chiesa nei confronti delle tematiche che riguardano l’autodeterminazione e le scelte degli individui sul proprio corpo e sulla propria vita, come accaduto anche nel caso della legge 40 sulla fecondazione assistita, che è intrusiva e irrispettosa della persona”.