Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Carte Vaticane

La Chiesa, Berlusconi e il Colle

   Print  

Ottant’anni dopo il Concordato il momento più critico nel rapporto Vaticano-Italia democratica. Bertone rinnova la stima a Napolitano. Ma applaude Berlusconi, non solo per il ddl su Eluana. L’Avvenire parla di Azzeccagarbugli: allusione al Quirinale

di Frank Barretti

I telefoni squillano in e dal Vaticano. Non sempre è un buon segno. Anzi è un segno di difficoltà e, talvolta, di confusione. Telefona il cancelliere Angela Merkel a Joseph Rartzinger dopo le critiche esplicite al Papa per l’affaire Lefebvre-negazionisti della Shoah. Incidente chiuso, Benedetto condanna il malfamato Williamson e i suoi cloni. Certo, c’è tutto il resto, la scomunica rimossa, il Concilio, la restaurazione in atto, il malumore dei cattolici tedeschi. Ma, come si dice, questo è un altro problema. Telefona Tarcisio Bertone a Giorgio Napolitano, con i buoni uffici dell’ambasciatore presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi . Il Segretario di Stato di Sua Santità chiama il Capo dello Stato italiano per ricucire lo strappo sullo sfondo della tragedia di Eluana. E questo è un problema nostro. Un incidente a tre, Palazzo Chigi-Quirinale-Palazzo Apostolico, attorno a una vicenda che richiama delicati equilibri morali, questioni di libertà personale e di impegno civile, di dialogo sostenibile e necessario tra diverse aree ideali e culturali. Con il senso di responsabilità che lo distingue, il presidente del Consiglio spinge la mano fino al limite di lesa Costituzione, nel tentativo di imporre un decreto d’urgenza che Napolitano, avverte, non può avallare con la sua firma. I particolari per cosi dire “tecnici” sono noti: si passa al ddl e al voto parlamentare; Berlusconi annuncia che, volendo, potrebbe farsi una Costituzione tutta sua e innesca una nuova degradante rissa politica. Ebbene, a sorpresa, esponenti autorevoli della Curia attaccano apertamente il capo dello Stato e si prodigano in smaccate lodi al Berlusconi medesimo.

Al di là di ogni diplomatismo, questa è la sostanza. Che cosa si siano effettivamente detti Bertone e Napolitano non è dato, responsabilmente, sapere. Non mancheranno ricostruzioni di tipo scoopistico. Sarà bene attenersi al poco, ma significativo, ufficialmente emerso. Tre righe da parte del Vaticano per confermare “sia la stima personale per il Presidente della Repubblica, sia la volontà di non interferire in vicende italiane pur ribadendo le note posizioni della Santa Sede”. Un “lungo e cortese colloquio” durante il quale “si è parlato della vicenda di Eluana Englaro come pure di altri argomenti di reciproco interesse”. Questo è quanto. Vero è che, da parte vaticana, è stato fatto filtrare il parere che “un’amicizia così solida tra il Pontefice e Napolitano non ha bisogno di essere esibita”. Tuttavia si fa sapere che il 19 gennaio scorso, nell’appartamento papale, si è dato un pranzo riservato e informale per il presidente e per la signora Clio. Sostiene l’ignota voce che “il Quirinale e il Vaticano non sono colli che si ignorano o si fronteggiano astiosamente ma luoghi simbolo del vicendevole rispetto della sovranità tra Stato e Chiesa”. Oltre le reciproche cortesie, Bertone avrebbe invitato il Presidente a considerare certe asprezze polemiche di alti prelati come espressione di “esercizio del magistero della fede” e non in quanto Stato Città del Vaticano. Un sottilissimo filo di accomodamento che avrebbe prodotto “un parziale sollievo sul Colle sotto assedio”. Niente di più del tentativo di derubricare un episodio di tutt’altra portata e di tutt’altra gravità. Lo stesso Bertone, contestualmente al tema ma in un flash separato fa conoscere tutto il suo apprezzamento per l’operato di Berlusconi, per avere investito il Parlamento del caso Eluana e per quanto si attende sarà fatto nell’ossequioso rispetto dei principii della Chiesa. La scena politica italiana sarà cosi caratterizzata da un duplice intervento della Santa Sede, irreprensibile e bonario in quanto Stato, da battaglia aperta in quanto Chiesa militante. In sostanza pieno appoggio alle manovre di Berlusconi e al “governo coraggioso”. La conferma dalle cronache correnti.

Tra i contestatori più attivi si collocano i cardinali Ruini, Barragan, Martino, Bagnasco, Scola, Vallini, il neo arcivescovo di Firenze Betori. Il più esplicito è Martino, che è anche ministro di Giustizia e Pace. Si dice “deluso personalmente da Napolitano”, e non pesa troppo le parole quando lo accusa di “aver cacciato l’Italia al buio”. Ma è niente rispetto all’Avvenire, organo ufficiale della Cei, quando, in perfetto stile berlusconiano, associa Napolitano al manzoniano Azzeccagarbugli. Nessuno che alzi un dito. Il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, dai microfoni della Radio Vaticana fa notare che “i percorsi legislativi istituzionali sono sotto la responsabilità di chi occupa un posto e svolge un impegno nelle sedi appropriate”. E’ poi bastata la maxi intervista di Ruini sul giornale dei cerchiobottisti per scatenare i ruiniani dormienti. Il vaticanista di un noto settimanale laico, assiduo frequentatore del Ruini presidente Cei, non risparmia l’Andreotti curiale che, tuttavia, invita i cattolici “a fare tutti un passo indietro” sulla vicenda Eluana. Perfino l’Osservatore Romano gli sembra “troppo tiepido”, di “una parsimonia assoluta”, “si limita a registrare con imparziale distacco”. La chiave di lettura è facile. L’Osservatore Romano è sotto il diretto controllo di Bertone l’usurpatore del potere ruiniano. Non è affatto piaciuto che il giornale ufficiale del Papa abbia preso giudiziosamente le distanze dai “toni un po’ esaltati ed esibiti, talora con accenti eccessivi, proprio quando sono così importanti la pacatezza e l’equilibrio” di fronte agli sviluppi della tragedia di Eluana. Per dare tono e forza allo scontro, don Camillo è tornato. Forse non se n’era mai andato.

Il 19 febbraio si celebra l’ottantottesimo anniversario dei Patti Lateranensi. Ricevimento ufficiale all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, in via Flaminia. Saranno presenti Giorgio Napolitano, Tarcisio Bertone e Silvio Berlusconi. Atmosfera da decifrare dopo i fatti di questi giorni. In genere c’è aria di festa. Non offenderà nessuno la presenza nel Paese di quanti si preoccupano, e smaniano, per i tanti segni di saldatura tra la destra berlusconiana e le frange clericali più oltranziste. Futuro non auspicabile per la democrazia italiana.



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS carte vaticane caso englaro

09/02/2009 19:57

Leggi i commenti

1
Le cronache di Barretti sono sempre illuminanti. In Vaticano i giochi di potere tra "sepolcri imbiancati" hanno circa 2.000 anni di storia.
E mai una volta che parlassero di carità.
E quei politici cattolici sempre attaccati alle gonne della curia, poi, altra bella gente, che senso dello Stato... Speravo, dopo Ruini, di poter tornare a dare l'8 per mille alla chiesa, per quelle tante brave persone che si spendono per chi ha bisogno d'aiuto. Ma evidentemente non è ancora il momento

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.