
La settimana parlamentare
Ddl Brunetta, concluso l’esame delle Commissioni
L’attività della Commissione lavoro della Camera. Concluso presso le Commissioni Riunite affari costituzionali e lavoro pubblico e privato l’esame del ddl sul pubblico impiego. L’attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato
di Valerio Strinati
Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati
Nella seduta di Martedì 3 febbraio sono state svolte congiuntamente presso la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati le seguenti interrogazioni: 5-00808 Gnecchi e 5-00913 Cazzola: Applicazione alle ASL dell'articolo 72, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008.
Nella successiva seduta antimeridiana di Mercoledì 4 febbraio sono state svolte le seguenti interrogazioni a risposta immediata: 5-00940 Damiano: Interventi per il sostegno del reddito e dell'occupazione; 5-00941 Poli: Trasmissione telematica dei certificati di malattia; 5-00942 Caparini: Vitalizio percepito dagli ex perseguitati del nazismo.
E' proseguito quindi, nella seduta antimeridiana, l'esame congiunto, in sede referente, dei disegni di legge d’iniziativa parlamentare n. 1421 e n. 1827, recanti estensione del diritto all'assegno supplementare in favore delle vedove dei grandi invalidi per servizio. Il presidente Saglia ha avvertito che il comitato ristretto a suo tempo costituito ha concluso i propri lavori con l'elaborazione di un testo unificato delle proposte di legge nn. 1421 e 1827 - recante il seguente nuovo titolo: «Estensione del diritto all'assegno supplementare, corrisposto ai coniugi superstiti dei grandi invalidi di guerra, in favore dei superstiti dei grandi invalidi per servizio» - che il relatore Di Biagio (PdL), ha proposto di adottare come testo base per il seguito dell'esame in sede referente
E' quindi intervenuta l'on. Codurelli (PD) che, nel dichiarare la piena disponibilità a proseguire il confronto sul provvedimento in esame, ha auspicato una sollecita iscrizione all'ordine del giorno della Commissione, di altri disegni di legge vertenti su materie analoghe.
Dopo che il relatore ha ribadito l'impegno di favorire una piena condivisione dell'iniziativa legislativa all'esame, il presidente Saglia ha assicurato che l'Ufficio di presidenza, già convocato, prenderà in attenta considerazione le proposte dell'on. Condorelli.
La Commissione ha quindi deliberato di adottare il testo unificato delle proposte di legge nn. 1421 e 1827 come testo base per il seguito dell'esame in sede referente ed ha fissato il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 15 di martedì 10 febbraio 2009.
L'on. Di Biagio, in qualità di relatore, ha quindi illustrato il disegno di legge n. 717 (Fedi, Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri) che si propone di riconoscere specifici diritti e prerogative sindacali a determinate categorie di personale dipendente del Ministero degli esteri, in particolare per consentire al personale in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, nonché presso gli Istituti italiani di cultura all'estero di partecipare all'elezione delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU), dal momento che l'ARAN ha stabilito che solo i destinatari del contratto collettivo nazionale di lavoro abbiano la facoltà di partecipare alle elezioni delle RSU. Il relatore ha ricordato che l'attuale situazione dà luogo a una evidente discriminazione, sia dal punto di vista dell'ordinamento interno sia dal punto di vista dell'ordinamento comunitario
Il seguito dell'esame è stato quindi rinviato ad altra seduta.
La Commissione ha quindi proseguito, senza concluderlo, l'esame, in sede consultiva su atti del Governo della proposta di nomina del dottor Giuseppe Stanghini a componente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP).
Nella successiva seduta di giovedì 5 febbraio la Commissione ha deliberato di accogliere la proposta dell’ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi politici, di prorogare il termine di conclusione dell'indagine conoscitiva sull'assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva, inizialmente fissato per la fine del mese di gennaio 2009, in considerazione del fatto che la firma dell’accordo quadro sulla contrattazione ha introdotto significativi elementi di novità per quel che concerne i temi dell'indagine. Essendo stata acquisita l'intesa con il Presidente della Camera, prescritta dal Regolamento, il termine dell’indagine è stato pertanto prorogato al 31 marzo.
Concluso presso le Commissioni Riunite affari costituzionali e lavoro pubblico e privato l’esame del disegno di legge sul pubblico impiego
Martedì 3 febbraio le Commissioni riunite I e XI hanno proseguito l’esame in sede referente del disegno di legge d’iniziativa governativa recante delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, già approvato dal Senato.
In apertura di seduta il presidente della Commissione affari costituzionali Bruno ha ricordato che, stante l’iscrizione del disegno di legge delega nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire dalla giornata di lunedì 9 febbraio 2009, gli uffici di presidenza delle due Commissioni, integrati dai rappresentanti dei gruppi hanno convenuto sull’esigenza di concludere in giornata l’esame degli emendamenti. Ha quindi richiamato le norme regolamentari in materia di ammissibilità degli emendamenti, ed ha quindi elencato le proposte emendative dichiarate inammissibili, in quanto vertenti su materie che non appaiono riconducibili a quelle del provvedimento, ovvero in quanto prive di adeguata copertura finanziaria.
Dopo che alcuni dei proponenti degli emendamenti dichiarati inammissibili li hanno riformulati, con il conseguente superamento dei profili di inammissibilità, e che i deputati Tassone (UdC) e Paladini (IdV) e Lanzillotta (PD) e hanno espresso perplessità sulle motivazioni della dichiarazione di inammissibilità dei rispettivi emendamenti, il relatore Stracquadanio per la I Commissione, (PdL) e il ministro Brunetta hanno espresso il loro parere sugli emendamenti presentati. Il Ministro ha inoltre rinnovato l'auspicio che il lavoro delle Commissioni possa produrre un testo largamente condiviso ed ha manifestato l’intenzione del Governo di tenere conto, nella redazione dei decreti delegati, non solo di quanto sarà indicato dagli eventuali ordini del giorno che dovessero essere approvati dall'Assemblea, ma anche di tutto quanto sarà segnalato e suggerito da tutti i soggetti portatori di interessi connessi al provvedimento in esame. A questo fine, il suo ministero attiverà una procedura di consultazione pubblica per via telematica a carattere assolutamente innovativo. Il Ministro ha quindi insistito sulla necessità di licenziare quanto prima il provvedimento, ormai all’esame delle Camere da sei mesi.
L’esame è quindi proseguito nella seduta pomeridiana. Dopo che ulteriori emendamenti sono stati riformulati al fine di rimuovere le cause di inammissibilità, il relatore per la I Commissione Stracquadanio (PdL) ha espresso il proprio parere su ulteriori emendamenti presentati o riformulati, d’intesa con il relatore per la XI Commissione Scandroglio (PdL),ed ha altresì avanzato alcune proposte di riformulazione per altri emendamenti.
Ha quindi preso la parola, a nome del Gruppo del PD, l’on. Amici, che ha preliminarmente ricordato come l'atteggiamento realistico e collaborativo del proprio gruppo, motivato dalla convinzione della effettiva necessità di riformare il settore del lavoro pubblico nell'interesse del Paese, si sia concretizzato nella presentazione di emendamenti tendenti a migliorare il testo trasmesso dal Senato, senza metterne in discussione l'impianto. Ha quindi rilevato che l'atteggiamento del Governo e dei relatori, desumibile dalla contrarietà espressa sugli emendamenti dell’opposizione, è invece di sostanziale chiusura ed ha annunciato pertanto l’intenzione del gruppo di non partecipare ulteriormente alla seduta delle Commissioni riunite, in quanto non si intende partecipare ad una votazione che svuota di senso la funzione parlamentare chiamando un ramo del Parlamento a ratificare la decisione già assunta dall'altro. Al ministro Brunetta, che ha molto insistito sulla necessità di approvare la riforma rapidamente, ha fatto presente che la rapidità è importante quanto il confronto e il dialogo nel merito, tanto più se il provvedimento deve tornare al Senato e tanto più se si intende avviare sui decreti attuativi un'ampia consultazione telematica.
Alle considerazioni dell’on. Amici si è associato l’on. Damiano (PD).
L’on Delfino (UdC) ha rimarcato la disponibilità della sua parte politica ad un confronto costruttivo sul provvedimento, da svolgersi in tempi congrui, nel rispetto delle prerogative di ciascuna Camera ed ha altresì affermato che il testo elaborato dal Senato, pur migliore di quello originario, può essere perfezionato in molti punti, come, ad esempio il riparto delle materie soggette a disciplina di legge e di quelle soggette alla contrattazione collettiva, e le norme sulla Corte dei conti.
L’on. Lanzillotta (PD) ha espresso rammarico e disagio per la chiusura mostrata dal Governo ed ha sottolineato l’esigenza di rivedere il testo trasmesso dal Senato – certamente migliore di quello originario, ma suscettibile di ulteriori miglioramenti - soprattutto in relazione ad alcuni punti che, presentando profili di incostituzionalità, potrebbero incorrere in pronunce contrarie della Corte costituzionale: in particolare la riforma dell'organo di autogoverno della Corte dei conti e le modalità di valutazione del personale, che non può essere effettuata a cura di un organo politico, come si è suggerito in relazione ai dirigenti delle amministrazioni territoriali.
I deputati Paladini e Favia (IdV), nel dichiarare l’intenzione del suo gruppo di rimanere in aula e proseguire il confronto, hanno sottolineato l'atteggiamento di chiusura adottato dalla maggioranza nei confronti delle proposte emendative presentate dai gruppi di minoranza, a dispetto delle reiterate dichiarazioni del ministro, apparentemente improntate ad uno spirito di collaborazione. In particolare, hanno segnalato l’esigenza di modificare radicalmente l’articolo 9, nel quale ravvisano l’intenzione dell’Esecutivo di porre sotto il proprio controllo la magistratura contabile.
I deputati del gruppo del Partito Democratico hanno quindi abbandonato l'aula.
Nel corso delle votazioni la maggior parte degli emendamenti presentati sono stati respinti, mentre sono stati accolti alcuni emendamenti sottoscritti dai relatori e da altri parlamentari della maggioranza. Tra di essi, si segnala l'articolo aggiuntivo Calderisi 01.01 (modifica l'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, disponendo che la disciplina del rapporto di lavoro di dipendenti delle amministrazioni pubbliche o di categorie di essi stabilita da eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, può essere derogata da successivi accordi e contratti collettivi, e le parti derogate possono essere ulteriormente applicate solo quando ciò sia stabilito esplicitamente dalla legge); l’emendamento 1.11 (Caparini ed altri) che afferma il principio della permanenza per almeno un quinquennio nella sede di prima destinazione, anche per i vincitori delle procedure di progressione verticale, considerando titolo preferenziale nelle procedure di progressione verticale la permanenza nelle sedi carenti di organico; gli emendamenti Caldersisi all’articolo 2 (sulla contrattazione collettiva), riguardanti l’incentivazione della mobilità finalizzata a ridurre il ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato, a progetto ovvero di consulenza; un emendamento che aggiunge un art.8-bis sull’efficienza dell’azione amministrativa; gli emendamenti dei relatori che introducono all’articolo 3, comma 2, lettera i) nella disposizione riguardante la class action una clausola che fa salve le competenze delle autorità amministrative indipendenti istituite dalla legge dello Stato e preposte alla regolazione dei relativi settori; dimezzano la spesa per l’istituzione dell’organismo di valutazione; precisano che l’incremento retributivo dei dirigenti legato al risultato deve essere fissata in una misura non inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva nel medio periodo e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; e prevedono infine che anche le Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari oltre che per il merito siano chiamate ad esprimere il parere sugli schemi di decreto legislativo. Per quel che riguarda l’opposizione, sono stati approvati gli emendamenti a firma Delfino e Paladini che proroano fino a sessanta giorni il termine per l’espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari sugli schemi di decreto legislativo, decorrente dalla data di trasmissione degli stessi alle Camere (il testo trasmesso dal Senato prevede quarantacinque giorni). Altri emendamenti accolti hanno carattere di mera correzione del testo, mentre all’articolo 9 (Corte dei conti) sono state riviste alcune disposizioni relative alla promozione dell’azione disciplinare.
Conclusa la votazione sugli emendamenti, l’on. Tassone (UdC), nel sottolineare la scarsa disponibilità del Governo e della maggioranza ad accettare il contributo dell'opposizione nel corso della discussione del provvedimento in esame, ha auspicato che nel seguito dell’esame si possano aprire nuove possibilità di discussione e di confronto tra gli schieramenti, al fine di migliorare un testo che, nella sua attuale formulazione, presenta diversi profili di criticità. Ha pertanto annunciato il voto di astensione del proprio gruppo dalla deliberazione volta a conferire il mandato al relatore a riferire in Assemblea, voto che potrebbe diventare contrario ove non venissero presi in considerazione le proposte e i contributi dei gruppi di opposizione.
L’on. Amici (PD), nel manifestare il dissenso del suo gruppo nei confronti del metodo di lavoro utilizzato dalla maggioranza nell'esame del presente provvedimento, che ha impedito alle minoranze di incidere effettivamente sul testo, attraverso le necessarie modifiche, ha fatto rilevare che la stessa Commissione bilancio, nell'espressione del suo parere, ha evidenziato profili di criticità che erano emersi nel corso della discussione, grazie proprio al contributo della opposizione, che però non è stato preso nella debita considerazione. Nell’auspicare un cambiamento di rotta dei relatori e del ministro stesso nel prosieguo del dibattito, ha preannunciato il voto contrario del suo gruppo sulla deliberazione volta a conferire il mandato al relatore a riferire in Assemblea, precisando che questo si riserva di valutare gli esiti del dibattito in Assemblea prima di stabilire la propria posizione definitiva sul provvedimento.
L’on. FAVIA (IdV) ha dichiarato il voto contrario del suo gruppo, motivato dalla constatazione della chiusura del Governo e della maggioranza nei confronti delle proposte dell’opposizione, in particolare per quel che concerne l'articolo 9, che, in sostanza, mette il controllore, ossia la Corte dei conti, sotto il controllo del controllato, ossia del Governo; ed è parimenti contrario alla proposta dei relatori di escludere i concessionari dei servizi pubblici dal novero dei soggetti contro i quali è possibile l'azione di gruppo (class action).
L’on. Fedriga (LNP) ha dichiarato il voto favorevole del suo gruppo.
Il relatore per la XI Commissione Scandroglio (PdL) ha negato che alla Camera sia prevalso un atteggiamento di chiusura dei relatori o del Governo nei confronti delle proposte dell’opposizione ed ha affermato che vi sono ancora i tempi e gli spazi per riflettere ulteriormente, nel prosieguo del dibattito, fino al voto finale dell’Aula, fermo restando che i relatori non potranno recedere dal parere contrario su proposte emendative tendenti al peggioramento del testo, come quelle soppressive di articoli o commi di vitale importanza.
Il ministro Brunetta, nel ripercorrere le varie fasi che hanno portato dal varo del disegno di legge all’approvazione da parte del Senato, ha fatto presente di riconoscere che molti degli emendamenti presentati dall’opposizione a Palazzo Madama hanno effettivamente migliorato il testo iniziale. Tutto ciò dimostra chiaramente, a suo avviso, l'ampia disponibilità e l'apertura del Governo e della maggioranza nei confronti della minoranza, comprovata del resto dal fatto che sul testo risultante si è potuta registrare, al momento della votazione finale, l'astensione di una parte dell'opposizione. Ha quindi preso atto che, quando il testo è giunto alla Camera, l'atteggiamento dell'opposizione è stato diverso da quello che si poteva aspettare sulla base dei risultati raggiunti al Senato. Rispetto a questa circostanza, senza peraltro voler mettere in discussione la posizione di pari dignità dei due rami del Parlamento, ha espresso l’opinione che sia necessario astenersi da ridondanze inutili. La posizione del Governo e della maggioranza, documentata dall’accoglimento di alcuni emendamenti dell’opposizione, è stata di piena disponibilità verso le proposte di modifica coerenti con le soluzioni concordate al Senato, ma anche di ferma chiusura verso le proposte di segno contrario. Relativamente all'articolo 3, comma 1, relativamente all'azione di gruppo (class action) contro i concessionari di servizi pubblici, il Ministro ha chiarito l’intenzione del Governo di mettere i cittadini in condizione di poter reagire con forza ai disservizi attinenti alla produzione di beni e servizi pubblici, siano essi erogati dalla pubblica amministrazione direttamente ovvero per il tramite di concessionari. Si tratta pertanto solo di individuare la migliore formulazione tecnico-giuridica, nel rispetto di tale assunto di principio.
Quanto invece all'articolo 9, ha ricordato che si tratta di una disposizione non contenuta nel disegno di legge originario ma aggiunta nel corso dell'esame al Senato, sulla quale il Governo ha espresso parere favorevole perché la ritiene in sintonia con l'indirizzo del provvedimento in quanto volta a rafforzare la funzione di controllo della Corte dei conti, estendendola anche alle gestioni in corso di svolgimento. Si dichiara peraltro disposto a riflettere ulteriormente sulla questione, in vista di una soluzione che, nel rispetto dell'orientamento del disegno di legge, sia la più condivisa possibile.
L’on. Amici (PD) ha espresso apprezzamento per la disponibilità annunciata dal ministro Brunetta, riservandosi di verificarla alla prova pratica, ed assicurando la disponibilità dei deputati del PD a concorrere ad un effettivo miglioramento del testo. Ha quindi ribadito che il voto contrario del suo gruppo è stato causato dalla chiusura mostrata dal Governo e dalla maggioranza anche su quegli emendamenti che proponevano mere correzioni formali del testo o che suggerivano oggettivi miglioramenti: lo dimostra il fatto che la maggioranza, in seno alla Commissione bilancio, ha posto condizioni dello stesso tenore di alcune delle proposte emendative del suo gruppo.
Anche l’on. Tassone (UdC) ha confermato da parte del suo gruppo un atteggiamento costruttivo in attesa della posizione che il Governo assumerà nel corso dei lavori dell'Assemblea e nella speranza che tale posizione sarà diversa e di maggiore attenzione.
Le Commissioni hanno quindi deliberato di conferire ai relatori il mandato di riferire all'Assemblea in senso favorevole sul provvedimento in esame.
Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato
Dopo lo svolgimento di alcune interrogazioni nel corso della seduta antimeridiana, la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato ha avviato, nella seduta pomeridiane di mercoledì 4 febbraio, l’esame in sede referente del disegno di legge n. 998, d’iniziativa del sen. Lusi e di altri senatori, recante indennizzo del danno biologico nell'ambito dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, fatto proprio dal Gruppo del Partito democratico ai sensi dell’articolo 79, comma 1, del Regolamento (che implica l’obbligo della Commissione di iniziare l’esame entro il termine di 30 giorni). Il relatore sen. Castro (PdL) ha preliminarmente ricordato che, in base al decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, le prestazioni relative al danno biologico nell'ambito dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono previste come risarcimento per la lesione all'integrità psicofisica, "suscettibile di valutazione medico legale" - risarcimento che viene riconosciuto indipendentemente dalla riduzione o meno della capacità di produzione del reddito. In questo quadro, l’articolo 1 del disegno di legge, attraverso la modifica normativa dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 38 del 2000, prevede l’abbassamento (dall’attuale 16 all’11 per cento) del grado di menomazione indennizzabile in rendita con conseguente variazione del grado massimo di menomazione indennizzabile in capitale dall’attuale 15 al 10 per cento, garantendo così a una platea più ampia di lavoratori un sostegno economico per tutta la vita e agevolando il consolidamento del rapporto tra INAIL e infortunati.
L’articolo 2 delega il Governo a ridefinire la vigente disciplina del danno biologico, sulla base di specifici principi e criteri direttivi, riguardanti la revisione della tabella delle menomazioni, allegata al decreto del Ministro del lavoro della previdenza sociale del 12 luglio 2000; la revisione della tabella dei coefficienti, allegata al citato decreto ministeriale; l’introduzione di un meccanismo di adeguamento annuale degli importi di cui alla tabella indennizzo del danno biologico allegata al citato decreto; la modifica della base di calcolo delle quote integrative spettanti all’infortunato e al tecnopatico per il coniuge e i figli a carico; l’applicazione del criterio della media giornaliera del settore industria ai fini della liquidazione delle rendite spettanti ai prestatori d’opera che non percepiscano una retribuzione fissa o accertabile. Nell’esprimere un giudizio positivo sull’impianto del provvedimento, il relatore si è infine soffermato sugli specifici aspetti economico-finanziari di esso, fornendo dati sugli oneri potenziali in una proiezione quinquennale.
Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato.
E’ quindi ripreso l’esame congiunto, in sede referente dei disegni di legge n. 1009, 1060 e 1180, recanti norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni. La Commissione, ha deliberato di svolgere una serie di audizioni informali, per raccogliere le osservazioni dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Il seguito dell’esame congiunto è stato quindi rinviato.
La Commissione ha quindi ripreso l’esame congiunto dei disegni di legge n. 392, 550, 918 recanti norme per il riconoscimento di diritti alle persone sordocieche, prendendo atto delle comunicazioni del Presidente relativamente agli approfondimenti in corso finalizzati all’individuazione di una soluzione idonea a consentire il superamento dell’impasse determinatasi a seguito della relazione tecnica, di segno negativo, riguardante la quantificazione degli oneri.
E’ infine proseguito l’esame in sede referente del disegno di legge n. 36, d’iniziativa dei sen. Peterlini e Pinzger, recanti modifiche al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, in materia di disciplina delle forme pensionistiche complementari .
E’ intervenuto nella discussione generale il sen. Peterlini (Udc -SV - Aut), il quale ha richiamato le motivazioni che sono alla base dell’iniziativa legislativa a sua firma, con ampi riferimenti alla situazione specifica che caratterizza la sua regione di provenienza, il Trentino Alto Adige.
Il sen. Morra, relatore, ha proposto di svolgere una indagine conoscitiva, onde approfondire la disciplina complessiva delle forme pensionistiche complementari e segnatamente l’impatto che sui fondi pensione sta avendo l’attuale crisi economico-finanziaria.
Su tale iniziativa hanno espresso assenso i sen. Peterlini, Treu (PD) e Castro (PdL). La proposta verrà pertanto presa in considerazione dalla Commissione in una prossima seduta.
Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato.
Nella seduta di Martedì 3 febbraio sono state svolte congiuntamente presso la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati le seguenti interrogazioni: 5-00808 Gnecchi e 5-00913 Cazzola: Applicazione alle ASL dell'articolo 72, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008.
Nella successiva seduta antimeridiana di Mercoledì 4 febbraio sono state svolte le seguenti interrogazioni a risposta immediata: 5-00940 Damiano: Interventi per il sostegno del reddito e dell'occupazione; 5-00941 Poli: Trasmissione telematica dei certificati di malattia; 5-00942 Caparini: Vitalizio percepito dagli ex perseguitati del nazismo.
E' proseguito quindi, nella seduta antimeridiana, l'esame congiunto, in sede referente, dei disegni di legge d’iniziativa parlamentare n. 1421 e n. 1827, recanti estensione del diritto all'assegno supplementare in favore delle vedove dei grandi invalidi per servizio. Il presidente Saglia ha avvertito che il comitato ristretto a suo tempo costituito ha concluso i propri lavori con l'elaborazione di un testo unificato delle proposte di legge nn. 1421 e 1827 - recante il seguente nuovo titolo: «Estensione del diritto all'assegno supplementare, corrisposto ai coniugi superstiti dei grandi invalidi di guerra, in favore dei superstiti dei grandi invalidi per servizio» - che il relatore Di Biagio (PdL), ha proposto di adottare come testo base per il seguito dell'esame in sede referente
E' quindi intervenuta l'on. Codurelli (PD) che, nel dichiarare la piena disponibilità a proseguire il confronto sul provvedimento in esame, ha auspicato una sollecita iscrizione all'ordine del giorno della Commissione, di altri disegni di legge vertenti su materie analoghe.
Dopo che il relatore ha ribadito l'impegno di favorire una piena condivisione dell'iniziativa legislativa all'esame, il presidente Saglia ha assicurato che l'Ufficio di presidenza, già convocato, prenderà in attenta considerazione le proposte dell'on. Condorelli.
La Commissione ha quindi deliberato di adottare il testo unificato delle proposte di legge nn. 1421 e 1827 come testo base per il seguito dell'esame in sede referente ed ha fissato il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 15 di martedì 10 febbraio 2009.
L'on. Di Biagio, in qualità di relatore, ha quindi illustrato il disegno di legge n. 717 (Fedi, Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri) che si propone di riconoscere specifici diritti e prerogative sindacali a determinate categorie di personale dipendente del Ministero degli esteri, in particolare per consentire al personale in servizio presso le sedi diplomatiche e consolari, nonché presso gli Istituti italiani di cultura all'estero di partecipare all'elezione delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU), dal momento che l'ARAN ha stabilito che solo i destinatari del contratto collettivo nazionale di lavoro abbiano la facoltà di partecipare alle elezioni delle RSU. Il relatore ha ricordato che l'attuale situazione dà luogo a una evidente discriminazione, sia dal punto di vista dell'ordinamento interno sia dal punto di vista dell'ordinamento comunitario
Il seguito dell'esame è stato quindi rinviato ad altra seduta.
La Commissione ha quindi proseguito, senza concluderlo, l'esame, in sede consultiva su atti del Governo della proposta di nomina del dottor Giuseppe Stanghini a componente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP).
Nella successiva seduta di giovedì 5 febbraio la Commissione ha deliberato di accogliere la proposta dell’ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi politici, di prorogare il termine di conclusione dell'indagine conoscitiva sull'assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva, inizialmente fissato per la fine del mese di gennaio 2009, in considerazione del fatto che la firma dell’accordo quadro sulla contrattazione ha introdotto significativi elementi di novità per quel che concerne i temi dell'indagine. Essendo stata acquisita l'intesa con il Presidente della Camera, prescritta dal Regolamento, il termine dell’indagine è stato pertanto prorogato al 31 marzo.
Concluso presso le Commissioni Riunite affari costituzionali e lavoro pubblico e privato l’esame del disegno di legge sul pubblico impiego
Martedì 3 febbraio le Commissioni riunite I e XI hanno proseguito l’esame in sede referente del disegno di legge d’iniziativa governativa recante delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, già approvato dal Senato.
In apertura di seduta il presidente della Commissione affari costituzionali Bruno ha ricordato che, stante l’iscrizione del disegno di legge delega nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire dalla giornata di lunedì 9 febbraio 2009, gli uffici di presidenza delle due Commissioni, integrati dai rappresentanti dei gruppi hanno convenuto sull’esigenza di concludere in giornata l’esame degli emendamenti. Ha quindi richiamato le norme regolamentari in materia di ammissibilità degli emendamenti, ed ha quindi elencato le proposte emendative dichiarate inammissibili, in quanto vertenti su materie che non appaiono riconducibili a quelle del provvedimento, ovvero in quanto prive di adeguata copertura finanziaria.
Dopo che alcuni dei proponenti degli emendamenti dichiarati inammissibili li hanno riformulati, con il conseguente superamento dei profili di inammissibilità, e che i deputati Tassone (UdC) e Paladini (IdV) e Lanzillotta (PD) e hanno espresso perplessità sulle motivazioni della dichiarazione di inammissibilità dei rispettivi emendamenti, il relatore Stracquadanio per la I Commissione, (PdL) e il ministro Brunetta hanno espresso il loro parere sugli emendamenti presentati. Il Ministro ha inoltre rinnovato l'auspicio che il lavoro delle Commissioni possa produrre un testo largamente condiviso ed ha manifestato l’intenzione del Governo di tenere conto, nella redazione dei decreti delegati, non solo di quanto sarà indicato dagli eventuali ordini del giorno che dovessero essere approvati dall'Assemblea, ma anche di tutto quanto sarà segnalato e suggerito da tutti i soggetti portatori di interessi connessi al provvedimento in esame. A questo fine, il suo ministero attiverà una procedura di consultazione pubblica per via telematica a carattere assolutamente innovativo. Il Ministro ha quindi insistito sulla necessità di licenziare quanto prima il provvedimento, ormai all’esame delle Camere da sei mesi.
L’esame è quindi proseguito nella seduta pomeridiana. Dopo che ulteriori emendamenti sono stati riformulati al fine di rimuovere le cause di inammissibilità, il relatore per la I Commissione Stracquadanio (PdL) ha espresso il proprio parere su ulteriori emendamenti presentati o riformulati, d’intesa con il relatore per la XI Commissione Scandroglio (PdL),ed ha altresì avanzato alcune proposte di riformulazione per altri emendamenti.
Ha quindi preso la parola, a nome del Gruppo del PD, l’on. Amici, che ha preliminarmente ricordato come l'atteggiamento realistico e collaborativo del proprio gruppo, motivato dalla convinzione della effettiva necessità di riformare il settore del lavoro pubblico nell'interesse del Paese, si sia concretizzato nella presentazione di emendamenti tendenti a migliorare il testo trasmesso dal Senato, senza metterne in discussione l'impianto. Ha quindi rilevato che l'atteggiamento del Governo e dei relatori, desumibile dalla contrarietà espressa sugli emendamenti dell’opposizione, è invece di sostanziale chiusura ed ha annunciato pertanto l’intenzione del gruppo di non partecipare ulteriormente alla seduta delle Commissioni riunite, in quanto non si intende partecipare ad una votazione che svuota di senso la funzione parlamentare chiamando un ramo del Parlamento a ratificare la decisione già assunta dall'altro. Al ministro Brunetta, che ha molto insistito sulla necessità di approvare la riforma rapidamente, ha fatto presente che la rapidità è importante quanto il confronto e il dialogo nel merito, tanto più se il provvedimento deve tornare al Senato e tanto più se si intende avviare sui decreti attuativi un'ampia consultazione telematica.
Alle considerazioni dell’on. Amici si è associato l’on. Damiano (PD).
L’on Delfino (UdC) ha rimarcato la disponibilità della sua parte politica ad un confronto costruttivo sul provvedimento, da svolgersi in tempi congrui, nel rispetto delle prerogative di ciascuna Camera ed ha altresì affermato che il testo elaborato dal Senato, pur migliore di quello originario, può essere perfezionato in molti punti, come, ad esempio il riparto delle materie soggette a disciplina di legge e di quelle soggette alla contrattazione collettiva, e le norme sulla Corte dei conti.
L’on. Lanzillotta (PD) ha espresso rammarico e disagio per la chiusura mostrata dal Governo ed ha sottolineato l’esigenza di rivedere il testo trasmesso dal Senato – certamente migliore di quello originario, ma suscettibile di ulteriori miglioramenti - soprattutto in relazione ad alcuni punti che, presentando profili di incostituzionalità, potrebbero incorrere in pronunce contrarie della Corte costituzionale: in particolare la riforma dell'organo di autogoverno della Corte dei conti e le modalità di valutazione del personale, che non può essere effettuata a cura di un organo politico, come si è suggerito in relazione ai dirigenti delle amministrazioni territoriali.
I deputati Paladini e Favia (IdV), nel dichiarare l’intenzione del suo gruppo di rimanere in aula e proseguire il confronto, hanno sottolineato l'atteggiamento di chiusura adottato dalla maggioranza nei confronti delle proposte emendative presentate dai gruppi di minoranza, a dispetto delle reiterate dichiarazioni del ministro, apparentemente improntate ad uno spirito di collaborazione. In particolare, hanno segnalato l’esigenza di modificare radicalmente l’articolo 9, nel quale ravvisano l’intenzione dell’Esecutivo di porre sotto il proprio controllo la magistratura contabile.
I deputati del gruppo del Partito Democratico hanno quindi abbandonato l'aula.
Nel corso delle votazioni la maggior parte degli emendamenti presentati sono stati respinti, mentre sono stati accolti alcuni emendamenti sottoscritti dai relatori e da altri parlamentari della maggioranza. Tra di essi, si segnala l'articolo aggiuntivo Calderisi 01.01 (modifica l'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, disponendo che la disciplina del rapporto di lavoro di dipendenti delle amministrazioni pubbliche o di categorie di essi stabilita da eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, può essere derogata da successivi accordi e contratti collettivi, e le parti derogate possono essere ulteriormente applicate solo quando ciò sia stabilito esplicitamente dalla legge); l’emendamento 1.11 (Caparini ed altri) che afferma il principio della permanenza per almeno un quinquennio nella sede di prima destinazione, anche per i vincitori delle procedure di progressione verticale, considerando titolo preferenziale nelle procedure di progressione verticale la permanenza nelle sedi carenti di organico; gli emendamenti Caldersisi all’articolo 2 (sulla contrattazione collettiva), riguardanti l’incentivazione della mobilità finalizzata a ridurre il ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato, a progetto ovvero di consulenza; un emendamento che aggiunge un art.8-bis sull’efficienza dell’azione amministrativa; gli emendamenti dei relatori che introducono all’articolo 3, comma 2, lettera i) nella disposizione riguardante la class action una clausola che fa salve le competenze delle autorità amministrative indipendenti istituite dalla legge dello Stato e preposte alla regolazione dei relativi settori; dimezzano la spesa per l’istituzione dell’organismo di valutazione; precisano che l’incremento retributivo dei dirigenti legato al risultato deve essere fissata in una misura non inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva nel medio periodo e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; e prevedono infine che anche le Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari oltre che per il merito siano chiamate ad esprimere il parere sugli schemi di decreto legislativo. Per quel che riguarda l’opposizione, sono stati approvati gli emendamenti a firma Delfino e Paladini che proroano fino a sessanta giorni il termine per l’espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari sugli schemi di decreto legislativo, decorrente dalla data di trasmissione degli stessi alle Camere (il testo trasmesso dal Senato prevede quarantacinque giorni). Altri emendamenti accolti hanno carattere di mera correzione del testo, mentre all’articolo 9 (Corte dei conti) sono state riviste alcune disposizioni relative alla promozione dell’azione disciplinare.
L’on. Amici (PD), nel manifestare il dissenso del suo gruppo nei confronti del metodo di lavoro utilizzato dalla maggioranza nell'esame del presente provvedimento, che ha impedito alle minoranze di incidere effettivamente sul testo, attraverso le necessarie modifiche, ha fatto rilevare che la stessa Commissione bilancio, nell'espressione del suo parere, ha evidenziato profili di criticità che erano emersi nel corso della discussione, grazie proprio al contributo della opposizione, che però non è stato preso nella debita considerazione. Nell’auspicare un cambiamento di rotta dei relatori e del ministro stesso nel prosieguo del dibattito, ha preannunciato il voto contrario del suo gruppo sulla deliberazione volta a conferire il mandato al relatore a riferire in Assemblea, precisando che questo si riserva di valutare gli esiti del dibattito in Assemblea prima di stabilire la propria posizione definitiva sul provvedimento.
L’on. FAVIA (IdV) ha dichiarato il voto contrario del suo gruppo, motivato dalla constatazione della chiusura del Governo e della maggioranza nei confronti delle proposte dell’opposizione, in particolare per quel che concerne l'articolo 9, che, in sostanza, mette il controllore, ossia la Corte dei conti, sotto il controllo del controllato, ossia del Governo; ed è parimenti contrario alla proposta dei relatori di escludere i concessionari dei servizi pubblici dal novero dei soggetti contro i quali è possibile l'azione di gruppo (class action).
L’on. Fedriga (LNP) ha dichiarato il voto favorevole del suo gruppo.
Il relatore per la XI Commissione Scandroglio (PdL) ha negato che alla Camera sia prevalso un atteggiamento di chiusura dei relatori o del Governo nei confronti delle proposte dell’opposizione ed ha affermato che vi sono ancora i tempi e gli spazi per riflettere ulteriormente, nel prosieguo del dibattito, fino al voto finale dell’Aula, fermo restando che i relatori non potranno recedere dal parere contrario su proposte emendative tendenti al peggioramento del testo, come quelle soppressive di articoli o commi di vitale importanza.
Il ministro Brunetta, nel ripercorrere le varie fasi che hanno portato dal varo del disegno di legge all’approvazione da parte del Senato, ha fatto presente di riconoscere che molti degli emendamenti presentati dall’opposizione a Palazzo Madama hanno effettivamente migliorato il testo iniziale. Tutto ciò dimostra chiaramente, a suo avviso, l'ampia disponibilità e l'apertura del Governo e della maggioranza nei confronti della minoranza, comprovata del resto dal fatto che sul testo risultante si è potuta registrare, al momento della votazione finale, l'astensione di una parte dell'opposizione. Ha quindi preso atto che, quando il testo è giunto alla Camera, l'atteggiamento dell'opposizione è stato diverso da quello che si poteva aspettare sulla base dei risultati raggiunti al Senato. Rispetto a questa circostanza, senza peraltro voler mettere in discussione la posizione di pari dignità dei due rami del Parlamento, ha espresso l’opinione che sia necessario astenersi da ridondanze inutili. La posizione del Governo e della maggioranza, documentata dall’accoglimento di alcuni emendamenti dell’opposizione, è stata di piena disponibilità verso le proposte di modifica coerenti con le soluzioni concordate al Senato, ma anche di ferma chiusura verso le proposte di segno contrario. Relativamente all'articolo 3, comma 1, relativamente all'azione di gruppo (class action) contro i concessionari di servizi pubblici, il Ministro ha chiarito l’intenzione del Governo di mettere i cittadini in condizione di poter reagire con forza ai disservizi attinenti alla produzione di beni e servizi pubblici, siano essi erogati dalla pubblica amministrazione direttamente ovvero per il tramite di concessionari. Si tratta pertanto solo di individuare la migliore formulazione tecnico-giuridica, nel rispetto di tale assunto di principio.
Quanto invece all'articolo 9, ha ricordato che si tratta di una disposizione non contenuta nel disegno di legge originario ma aggiunta nel corso dell'esame al Senato, sulla quale il Governo ha espresso parere favorevole perché la ritiene in sintonia con l'indirizzo del provvedimento in quanto volta a rafforzare la funzione di controllo della Corte dei conti, estendendola anche alle gestioni in corso di svolgimento. Si dichiara peraltro disposto a riflettere ulteriormente sulla questione, in vista di una soluzione che, nel rispetto dell'orientamento del disegno di legge, sia la più condivisa possibile.
L’on. Amici (PD) ha espresso apprezzamento per la disponibilità annunciata dal ministro Brunetta, riservandosi di verificarla alla prova pratica, ed assicurando la disponibilità dei deputati del PD a concorrere ad un effettivo miglioramento del testo. Ha quindi ribadito che il voto contrario del suo gruppo è stato causato dalla chiusura mostrata dal Governo e dalla maggioranza anche su quegli emendamenti che proponevano mere correzioni formali del testo o che suggerivano oggettivi miglioramenti: lo dimostra il fatto che la maggioranza, in seno alla Commissione bilancio, ha posto condizioni dello stesso tenore di alcune delle proposte emendative del suo gruppo.
Anche l’on. Tassone (UdC) ha confermato da parte del suo gruppo un atteggiamento costruttivo in attesa della posizione che il Governo assumerà nel corso dei lavori dell'Assemblea e nella speranza che tale posizione sarà diversa e di maggiore attenzione.
Le Commissioni hanno quindi deliberato di conferire ai relatori il mandato di riferire all'Assemblea in senso favorevole sul provvedimento in esame.
Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato
Dopo lo svolgimento di alcune interrogazioni nel corso della seduta antimeridiana, la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato ha avviato, nella seduta pomeridiane di mercoledì 4 febbraio, l’esame in sede referente del disegno di legge n. 998, d’iniziativa del sen. Lusi e di altri senatori, recante indennizzo del danno biologico nell'ambito dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, fatto proprio dal Gruppo del Partito democratico ai sensi dell’articolo 79, comma 1, del Regolamento (che implica l’obbligo della Commissione di iniziare l’esame entro il termine di 30 giorni). Il relatore sen. Castro (PdL) ha preliminarmente ricordato che, in base al decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, le prestazioni relative al danno biologico nell'ambito dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono previste come risarcimento per la lesione all'integrità psicofisica, "suscettibile di valutazione medico legale" - risarcimento che viene riconosciuto indipendentemente dalla riduzione o meno della capacità di produzione del reddito. In questo quadro, l’articolo 1 del disegno di legge, attraverso la modifica normativa dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 38 del 2000, prevede l’abbassamento (dall’attuale 16 all’11 per cento) del grado di menomazione indennizzabile in rendita con conseguente variazione del grado massimo di menomazione indennizzabile in capitale dall’attuale 15 al 10 per cento, garantendo così a una platea più ampia di lavoratori un sostegno economico per tutta la vita e agevolando il consolidamento del rapporto tra INAIL e infortunati.
L’articolo 2 delega il Governo a ridefinire la vigente disciplina del danno biologico, sulla base di specifici principi e criteri direttivi, riguardanti la revisione della tabella delle menomazioni, allegata al decreto del Ministro del lavoro della previdenza sociale del 12 luglio 2000; la revisione della tabella dei coefficienti, allegata al citato decreto ministeriale; l’introduzione di un meccanismo di adeguamento annuale degli importi di cui alla tabella indennizzo del danno biologico allegata al citato decreto; la modifica della base di calcolo delle quote integrative spettanti all’infortunato e al tecnopatico per il coniuge e i figli a carico; l’applicazione del criterio della media giornaliera del settore industria ai fini della liquidazione delle rendite spettanti ai prestatori d’opera che non percepiscano una retribuzione fissa o accertabile. Nell’esprimere un giudizio positivo sull’impianto del provvedimento, il relatore si è infine soffermato sugli specifici aspetti economico-finanziari di esso, fornendo dati sugli oneri potenziali in una proiezione quinquennale.
Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato.
E’ quindi ripreso l’esame congiunto, in sede referente dei disegni di legge n. 1009, 1060 e 1180, recanti norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni. La Commissione, ha deliberato di svolgere una serie di audizioni informali, per raccogliere le osservazioni dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Il seguito dell’esame congiunto è stato quindi rinviato.
La Commissione ha quindi ripreso l’esame congiunto dei disegni di legge n. 392, 550, 918 recanti norme per il riconoscimento di diritti alle persone sordocieche, prendendo atto delle comunicazioni del Presidente relativamente agli approfondimenti in corso finalizzati all’individuazione di una soluzione idonea a consentire il superamento dell’impasse determinatasi a seguito della relazione tecnica, di segno negativo, riguardante la quantificazione degli oneri.
E’ infine proseguito l’esame in sede referente del disegno di legge n. 36, d’iniziativa dei sen. Peterlini e Pinzger, recanti modifiche al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, in materia di disciplina delle forme pensionistiche complementari .
E’ intervenuto nella discussione generale il sen. Peterlini (Udc -SV - Aut), il quale ha richiamato le motivazioni che sono alla base dell’iniziativa legislativa a sua firma, con ampi riferimenti alla situazione specifica che caratterizza la sua regione di provenienza, il Trentino Alto Adige.
Il sen. Morra, relatore, ha proposto di svolgere una indagine conoscitiva, onde approfondire la disciplina complessiva delle forme pensionistiche complementari e segnatamente l’impatto che sui fondi pensione sta avendo l’attuale crisi economico-finanziaria.
Su tale iniziativa hanno espresso assenso i sen. Peterlini, Treu (PD) e Castro (PdL). La proposta verrà pertanto presa in considerazione dalla Commissione in una prossima seduta.
Il seguito dell’esame è stato quindi rinviato.
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09/02/2009 15:12













