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L’accordo separato

Chiedere il voto non è uno scandalo

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L’intesa non garantisce il recupero di tutta l’inflazione, indebolisce la contrattazione e limita l’autonomia delle categorie, attacca il diritto di sciopero, definisce un sindacato gestore di servizi e non più titolare del potere di negoziare

di Paolo Serventi Longhi

Fanno politica e non accettano di discutere il merito dei problemi, delle scelte del governo, della Confindustria e dei sindacati che hanno firmato il protocollo del 22 gennaio. Peggio, distorcono la realtà per sostenere la tesi per cui la Cgil è un’organizzazione isolata, refrattaria alla innovazione. Anzi, no: la Cgil si muove nell’ambito di un disegno politico di sostegno all’opposizione. Per scoprire poi che da una parte almeno dell’opposizione stessa giungono alcune delle critiche più ingiuste.

Commentatori di destra e di sinistra (sic), più o meno arguti censori, cercano di spiegare, spesso contraddicendosi, le ragioni della decisione del più grande sindacato italiano di non sottoscrivere intese che non condivide. Ignorando volutamente che la Cgil ha perseguito con coraggio e determinazione la strada del dialogo e della riforma delle regole della contrattazione, nel solco di una tradizione sindacale che sa misurarsi con le innovazioni. Nessuno, ad eccezione dei dati fuorvianti forniti dall’ufficio studi di Confindustria, ha infatti potuto dimostrare che il nuovo modello non garantirà il recupero di tutta l’inflazione su salari e pensioni. I dati sono inoppugnabili. Ma l’accordo va oltre, indebolisce la contrattazione e limita l’autonomia delle categorie, attacca il diritto di sciopero, definisce (attraverso una concezione distorta della bilateralità) un nuovo modello di sindacato gestore di servizi e non più quindi titolare del potere di negoziare.

Si avalla, come ha detto Epifani, una presunta irreversibile debolezza del sindacato che la Cgil rifiuta giustamente. Una concezione che lascia solo il lavoratore davanti all’impresa, ne riduce le tutele e i diritti. Tutto ciò, e la domanda è rivolta al governo ma anche alla Cisl e alla Uil e all’opposizione, è vero o falso, disegna la realtà oppure esprime un’ideologia sindacale che qualcuno, nello stesso Pd, definisce “conservatrice”?

La Cgil ritiene di condurre una battaglia giusta. Ma perché non rivolgere questa domanda ai lavoratori e ai pensionati che ogni giorno non arrivano alla terza settimana? È uno scandalo il referendum su un accordo che riguarda il futuro? Rispondano Cisl e Uil, il governo, l’opposizione a queste domande. I lavoratori e i pensionati, intanto, si mobiliteranno, il 4 aprile a Roma, e nelle altre grandi manifestazioni di protesta già decise, come quella del 13 febbraio di Fiom e Fp.



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TAGS accordo separato riforma ccnl

04/02/2009 15:06

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