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La settimana parlamentare

Le imprese agricole criticano il Testo unico

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Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro: l’audizione di Confagricoltura, Cia e Coldiretti. Il dibattito al Senato sul dl anticrisi. Prosegue alla Camera l'esame del disegno di legge sul lavoro pubblico

Convertito in legge il decreto anticrisi
Nella seduta di lunedì 26 l'Assemblea di Palazzo Madama ha preso in esame il disegno di legge n. 1315 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anticrisi il quadro strategico nazionale, già approvato dalla Camera dei deputati. Sul'articolo unico del disegno di legge di conversione, il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto la questione di fiducia, al termine della discussione generale, aperta dai sen. Saia (PdL) e Conti (PdL) che, in qualità di relatori, avevano evidenziato la tempestività e l'adeguatezza del decreto legge n. 185, ricordando che esso interviene sul sostegno alle famiglie a basso reddito, sulla riduzione del carico fiscale sulle imprese e sul miglioramento dei conti pubblici. Nel richiamare la disponibilità dimostrata dall'opposizione nel corso dell'esame in sede referente, i relatori hanno auspicato un'ampia convergenza tra le forze politiche, in nome della comune esigenza di fare fronte ad una crisi di ampie proporzioni.

Di avviso opposto, i sen. Legnini, Bonino, D'Ubaldo, Pegorer, Leddi, Sangalli, Nerozzi, Barbolini, Andria, Granaiola, Roilo, Biondelli, Marco Filippi, Marinaro, Stradiotto, Della Seta, Mercatali (PD), Lannutti e Mascitelli (IdV) hanno espresso un giudizio di assoluta insufficienza ed inefficacia della risposta del Governo ad una crisi economico-sociale che richiederebbe misure di ben più ampia portata, al pari di quanto sta facendo la maggioranza degli altri Paesi. Nei vari interventi si è posto in rilievo non soltanto la sottovalutazione da parte dell'Esecutivo dell'entità della crisi, ma anche il succedersi nei mesi trascorsi di interventi sbagliati e costosi, come quelli sull'ICI o la soluzione adottata per l'Alitalia e la rinuncia a una seria iniziativa di contrasto all'evasione fiscale. Oltre ad abbandonare il Mezzogiorno a se stesso - hanno affermato gli intervenuti -, il decreto legge n. 185, produce effetti sul PIL pari ad un decimo di punto percentuale (a fronte di un un calo del Pil del 2 per cento nell'ultimo trimestre del 2008), e non segna alcuna inversione di tendenza rispetto agli effetti restrittivi della domanda e degli investimenti già presenti nella manovra di luglio.

A sostegno del provvedimento sono invece intervenuti i sen. Baldassarri, Spadoni Urbani, Pichetto Fratin, Paravia, Bonfrisco, Grillo, Germontani (PdL), Massimo Garavaglia e Vaccari (LNP) che hanno messo in evidenza gli aspetti a loro avviso più positivi di esso, in particolare riferendosi al bonus straordinario per i nuclei familiari a basso reddito, al blocco fino al 31 dicembre 2009 delle tariffe energetiche, dei pedaggi autostradali e delle tariffe ferroviarie sulle tratte regionali, al sostegno alle nuove nascite, alla previsione di un tetto agli oneri dei mutui per l'acquisto della prima casa, alle riduzioni di tre punti percentuali dell'IRES e dell'IRAP, alla detassazione del salario di produttività, all'estensione della cassa integrazione a lavoratori che ne erano privi, al pagamento dell'IVA da parte delle imprese al momento dell'effettiva riscossione dei corrispettivi, agli interventi a sostegno dei trasporti pubblici locali e delle ferrovie, alle misure di lotta e contrasto all'evasione fiscale.

Le ragioni dell'opposizione sono state ribadite nella successiva seduta antimeridiana di martedì 27 gennaio dai sen. Vimercati, Fontana, Baio, Donaggio, Armato, Scanu, De Castro (PD), Carlino, Lannutti, Pardi (IdV) che hanno lamentato anche la degenerazione dei rapporti tra Parlamento e Governo, testimoniati dal ricorso eccessivo alla decretazione d'urgenza e al voto di fiducia. Di tenore opposto, l'intervento del sen. Vaccari (LNP) ha sottolineato i numerosi interventi a sostegno delle fasce più deboli della popolazione, a corollario di un'azione di Governo avviata con grande anticipo rispetto ad altri Paesi.

Nella seduta pomeridiana, dopo le dichiarazioni di voto favorevole, a nome dei rispettivi gruppi politici dei sen. Pistorio (MPA) Garavaglia (LNP) Azzollini (PdL) e di voto contrario, a nome dei rispettivi gruppi, dei sen. D'Alia (UDC-SVP-Aut), Mascitelli (IdV) e Legnini (PD), con 158 voti favorevoli, 126 contrari e 2 astenuti il Senato ha accordato la fiducia al Governo approvando il disegno di legge n. 1315 e dunque convertendo definitivamente in legge, con modificazioni, il decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185.

Prosegue alla Camera dei deputati l'esame del disegno di legge sul lavoro pubblico
Nelle sedute di martedì 27 gennaio e giovedì 29 gennaio è proseguito presso le Commissioni riunite I (affari costituzionali) e XI (lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati, l'esame in sede referente del disegno di legge n. 2031, recante delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, già approvato dal Senato.

Nella discussione generale sono intervenuti, per il Gruppo del Partito democratico, i deputati Berretta, Lanzillotta. Gnecchi, Schirru, Mattesini, Giovanelli, Vassallo e Amici. Tutti gli intervenuti hanno sottolineato l'impegno del PD sui temi della riforma delle pubbliche amministrazioni, nella prospettiva dell'efficienza e della trasparenza, e la condivisione dell'obiettivo di avviare un processo di ammodernamento degli apparati nel segno dell'incremento della produttività e della valorizzazione del merito, ma non sono mancati rilievi critici sull'approccio giudicato meramente propagandistico con il quale il Ministro Brunetta ha inteso affrontare tali questioni, proponendo all'opinione pubblica un'immagine denigratoria dei dipendenti pubblici nella loro generalità, senza tenere conto in modo adeguato di altre cause dell'inefficienza delle pubbliche amministrazioni, quali la carenza di risorse umane e finanziarie e la lacunosità o contraddittorietà delle direttive espresse in sede politica.

Nel merito, i principali rilievi critici hanno riguardato, in primo luogo, il tema del rapporto tra fonte legislativa e contratto collettivo: in alcuni interventi è stato posto in rilievo come una ipotesi di rilegificazione di alcuni aspetti della disciplina del pubblico impiego già devoluti alla contratto collettivo prescinde dalla considerazione che i limiti emersi nel sistema delle relazioni industriali nel comparto pubblico devono essere attribuiti non solo al ruolo svolto dalle organizzazioni sindacali, ma anche e soprattutto alla debolezza della parte pubblica nelle vesti di datore di lavoro. Peraltro, secondo i deputati del PD, l’obiettivo del rafforzamento della figura del datore di lavoro e della semplificazione delle procedure della contrattazione potrebbe essere conseguito, anziché attraverso la previsione legislativa di sanzioni disciplinari più severe o il ridimensionamento dell'ARAN, mediante l'applicazione degli strumenti normativi già messi a disposizione dal decreto legislativo n. 165 del 2001 e dalla contrattazione collettiva al fine di responsabilizzare la dirigenza, ovvero con un maggior coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella definizione più puntuale dei procedimenti contrattuali. Una eventuale opzione nel senso della rilegificazione - è stato osservato - oltre a non risolvere tale problema, limiterebbe l'applicazione delle disposizione di delega ai soli dipendenti statali, e non anche a quelli degli organi territoriali e locali, per i quali resterebbe competente la legge regionale. In questa materia sono infatti coinvolti profili di costituzionalità che sarebbe opportuno pertanto esplicitare.

Un altro punto affrontato negli interventi dei deputati del PD riguarda la difficoltà di definire gli obiettivi da raggiungere ed il relativo sistema di valutazione, a cui è ricollegata la retribuzione dei dirigenti: vengono segnalati infatti vari punti di criticità nella delega in materia di valutazione delle strutture e del personale (articolo 3), sia per la genericità della formulazione, sia per l'istituzione di un organismo centrale per la valutazione, che agisce in collaborazione con la Ragioneria generale dello Stato, ritenuto il soggetto che più di tutti ha cercato di pregiudicare le attività di valutazione del settore pubblico in termini di efficacia e produttività dell'azione amministrativa. Perplessità sono state pertanto espresse sul ruolo dell'organismo centrale previsto al comma 2, lettera f), dell'articolo 3, e sulla sua capacità di svolgere in modo realmente indipendente il suo compito di coordinare, indirizzare e sovrintendere all'esercizio delle funzioni di valutazione rispetto ai soggetti che dirigono le singole amministrazioni e che esercitano le relative attività di verifica del rendimento dei dipendenti nell'ambito dei rispettivi comparti. In proposito, si è segnalata l’opportunità di definire in modo più puntuale il collegamento tra tale organismo e gli altri soggetti titolari di funzioni di valutazione, e di prendere in considerazione l'ipotesi di configurare un soggetto diverso - un'agenzia, per esempio - e dotato di maggiore autonomia.

Un altro elemento di criticità è costituito, secondo i deputati del PD, dai principi di delega sulla class action (articolo 3, comma 2, lettera i)) che, non individuando compiutamente il soggetto tenuto a risarcire il danno causato, producono un effetto indesiderato di deresponsabilizzazione, poiché potrebbero indurre i dirigenti pubblici ad operare non nei modi più vantaggiosi per i cittadini o per l' amministrazione, ma in quelli più prudenti in relazione al rischio di dover rispondere del danno causato.

E’ stata poi prospettata la necessità di sopprimere o modificare radicalmente l’articolo 9, riguardante l'organizzazione della Corte dei conti e il suo rapporto con il Parlamento ed il Governo, ritenuto di dubbia costituzionalità, poiché si attribuisce alla Corte dei conti la possibilità di effettuare controlli - dietro richiesta del Consiglio dei ministri - su gestioni politiche in corso di svolgimento, e insieme si consente al Governo di discostarsi dai rilievi formulati dalla stessa Corte: si viene così a configurare – secondo i deputati del PD - una indebita commistione di ruoli tra controllato e controllore, mentre viene rafforzato il potere del Presidente della Corte, di nomina governativa, a scapito del Consiglio di presidenza, con modalità suscettibili di alterare il principio di indipendenza della Corte stessa.

Altre critiche sono state rivolte specificamente alla formulazione del comma 5 dell’articolo 1, che rimette al giudizio dell’interprete l’applicabilità delle disposizioni del disegno di legge alla Presidenza del Consiglio dei ministri; alla possibilità che i principi di delega relativi al rafforzamento dell’indipendenza dell’ARAN finiscano con il penalizzare il ruolo delle organizzazioni sindacali; alla idoneità dei principi di delega che sanzionano il concorso del medico alla falsificazione dei documenti attestanti lo stato di malattia del dipendente a conseguire il raggiungimento dell'obiettivo di ridurre le assenze per malattia, rispetto al quale è considerato sufficiente utilizzare gli strumenti di ispezione medica attualmente disponibili, rafforzando il ruolo della medicina fiscale delle ASL e prevedendo eventualmente anche l'istituzione di un servizio specifico di medicina legale presso l'INPS, cui demandare l'esercizio delle attività di controllo; all’articolo 7, sulla vicedirigenza, che, secondo alcuni degli intervenuti, andrebbe soppresso.

Per il Popolo della libertà hanno preso la parola i deputati Cazzola, Di Biagio, Baldelli, Calderisi e Bovicelli, i quali hanno concordemente sottolineato come, a loro avviso, il disegno di legge n. 2031 rappresenti un punto di arrivo del processo di riforma della pubblica amministrazione, sia per l’ampiezza della materia disciplinata, sia per il contributo dell’opposizione nella messa a punto del testo trasmesso dal Senato, tradottosi poi nel voto di astensione. E’ stato altresì sottolineato come le riforme succedutesi fin dagli anni ’90 hanno cercato senza successo di introdurre nella pubblica amministrazione elementi propri dell'organizzazione aziendale trascurando però il fatto la pubblica amministrazione è fuori dal mercato. Il disegno di legge delega intende, secondo i deputati del PdL, creare meccanismi di compensazione dell'assenza di mercato, i quali, partendo dal riconoscimento di questo dato di fatto e dalla constatazione che la dirigenza pubblica è chiamata ad attuare obiettivi stabiliti in sede politica, tendano a incentivare i comportamenti virtuosi e a scoraggiare quelli viziosi. Per tali ragioni, secondo i deputati del PdL, il provvedimento all’esame ha ottenuto al Senato la collaborazione dell'opposizione: a tale proposito, alcuni degli intervenuti hanno rilevato che il Partito democratico dovrebbe giungere ad un chiarimento delle proprie posizioni, poiché nella discussione alla Camera ha espresso posizioni fortemente critiche sul testo trasmesso dal Senato, a partire, per di più, da posizioni opposte: l'una, d'ispirazione CGIL, vorrebbe un testo meno riformista, più conservatore; l'altra lo ritiene invece timido e lo vorrebbe ancor più radicale. I deputati del PdL si sono infatti dichiarati non disponibili a modificare l’impianto generale del testo del Senato, che l’on. Cazzola ha definito una «linea del Piave».

Tra gli aspetti più positivi della delega è stato sottolineato l’intento di mutare il rapporto tra la legge ed il contratto collettivo nel pubblico impiego, attraverso un ampio processo di rilegificazione della materia, prendendo atto dei fallimenti delle riforme degli anni novanta, quando, a partire dal 1993, si è esteso quasi interamente il diritto comune al rapporto di impiego pubblico, senza però riuscire a realizzare gli obiettivi che ci si proponeva, in termini di restituzione di efficienza all'azione della pubblica amministrazione, priva degli stimoli derivanti dalla dinamica del mercato. Non sono mancate, su questo aspetto, proposte di modifica del testo volte a chiarire meglio il concetto di “diritti ed obbligazioni pertinenti al rapporto di lavoro” che la disposizione di delega demanda alla competenza del contratto; nell’ambito di una valutazione positiva delle norme sulla verifica sistematica della compatibilità dei contenuti delle contrattazioni collettive con le disponibilità di bilancio, si è proposto (Calderisi) di estendere alla contrattazione integrativa la fissazione di limiti massimi di spesa ovvero limiti minimi e massimi di spesa, stabilendo comunque che la contrattazione integrativa deve essere subordinata, quanto alle risorse, a quella svolta a livello nazionale. E’ stata altresì rilevata l’esigenza di ridurre il numero dei comparti e della aree di contrattazione; di ridefinire il sistema dei distacchi sindacali, ponendoli a carico non della pubblica amministrazione, ma dei sindacati, e di stabilire l'incompatibilità dell'iscrizione ad un sindacato con l'incarico di direzione degli uffici del personale, onde evitare improprie commistioni di ruoli. Sono state mosse inoltre critiche al principio di delega inteso ad abolire i collegi arbitrali di disciplina, ed a vietarne l'istituzione nell'ambito della contrattazione collettiva, poiché tale decisione andrebbe in direzione contraria alla tendenza in atto nel campo del processo del lavoro, di introduzione di modelli extragiudiziali di composizione delle controversie, quali l'arbitrato e la conciliazione.
Anche con riferimento al prospettato riordino dell’ARAN – si è affermato - la ridefinizione dei campi propri della legge e di quelli propri del contratto vuole ripristinare quella trasparenza di ruoli e funzioni che appare indispensabile per raggiungere gli obiettivi che si pone il provvedimento in esame. Un rilievo critico è stato espresso dall’on. Calderisi, favorevole a costituire l’organismo centrale di valutazione al di fuori dell’ARAN, per assicurarne l’indipendenza.

Non sono mancati infine valutazioni positive sul disegno di legge delega, motivate dal fato che esso, con l'introduzione dello spoil system e del controllo di gestione, pone le premesse per una vera riforma della pubblica amministrazione, per effetto della quale sia possibile verificare le prestazioni, valutare il personale e premiarlo o sanzionarlo di conseguenza. Lo spoil system – ha affermato infatti l’on. Lorenzin - è un cardine della riforma perché, com'è noto, le riforme Bassanini hanno reso impossibile per i politici incidere sulla dirigenza, mentre -è indispensabile che la politica possa stabilire la linea d'azione e rimuovere i dirigenti che se ne discostano.

Pur nell’ambito di un giudizio positivo sulle disposizioni in materia di valutazione (articolo 3) è stato segnalato il costo eccessivamente elevato dell'istituzione del nuovo organismo centrale di valutazione al quale sono destinate risorse eccessive, parte delle quali potrebbe essere destinata all'introduzione delle vicedirigenza (Di Biagio) . Un accenno critico è stato espresso (Cazzola) sul comma 3 dell’articolo 5, che aggiunge i primari ospedalieri al novero dei dipendenti pubblici esclusi dalla facoltà accordata alle pubbliche amministrazioni di collocare in quiescenza d'ufficio i dipendenti, previo preavviso di sei mesi, al raggiungimento di quaranta anni di servizio.

Per l’Unione di Centro i deputati Tassone e Delfino hanno ricordato il contributo che il gruppo UdC ha dato al Senato per il miglioramento del testo in esame, astenendosi però nella votazione finale nella convinzione che il testo possa essere ancora migliorato e arricchito. In generale, l’UdC condivide l'intento riformatore e di ammodernamento della pubblica amministrazione dichiarato dall'Esecutivo, ma rileva la sussistenza, nel testo, di talune incongruenze suscettibili di fornire un'immagine distorta del pubblico impiego. L’UdC ritiene in particolare che occorra specificare meglio, all’articolo 2, gli ambiti di competenza riservati alla legge e alla contrattazione, tenendo conto con maggiore flessibilità delle caratteristiche peculiari dei vari comparti della pubblica amministrazione; una eccessiva dilatazione della sfera di competenza del legislatore potrebbe infatti porre i presupposti di un trattamento discriminante nei confronti dei dipendenti pubblici, che già potrebbero essere penalizzati dall'esecuzione dell'accordo quadro raggiunto tra le parti sociali sulla riforma del modello contrattuale, giudicato suscettibile di determinare disuguaglianze tra il settore privato e quello pubblico. Vi è poi, secondo i deputati dell’UdC, la necessità di specificare meglio l'ambito di applicazione delle disposizioni recate dall'articolo 9, sull'organizzazione della Corte dei conti. Infine, per quanto riguarda il riordino della dirigenza, si condivide la scelta di rafforzare il ruolo del datore di lavoro pubblico, precisando tuttavia che l’attuazione dell’indirizzo politico da parte dei dirigenti pubblici deve avvenire nel rispetto della sfera di autonomia loro riconosciuta. In proposito, i deputati dell’UdC hanno manifestato perplessità sull’articolo 7 del disegno di legge delega, che reca una norma interpretativa secondo la quale la vicedirigenza può essere istituita e disciplinata esclusivamente ad opera e nell'ambito della contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento, che ha facoltà di introdurre una specifica previsione al riguardo.

Intervenendo nella seduta di giovedì 29 gennaio, il presidente della Commissione affari costituzionali Bruno (PdL) ha dato conto delle audizioni informali svoltesi nella giornata precedente, alle quali hanno preso parte, oltre ad alcuni esperti, i rappresentanti della CIDA, della CONFEDIR, della COSMED, della CGIL, della CISL, della UIL e dell'UGL. Ha comunicato altresì che, a seguito di una richiesta rivolta dagli uffici di presidenza, integrati dai rappresentanti dei gruppi, delle Commissioni riunite, il Procuratore generale presso la Corte dei conti ha inviato le proprie osservazioni sul disegno di legge, mentre il Presidente dell'Associazione magistrati della Corte stessa ha trasmesso, con due distinte lettere, sia le considerazioni dell'Associazione sullo stesso tema, sia alcune proposte emendative da sottoporre ai membri delle Commissioni.

Per il Gruppo della Lega Nord, l’on. Vanalli ha espresso un giudizio complessivamente positivo sul provvedimento, osservando che, nell’ambito dell’esercizio della delega conferita al Governo è necessario in particolare restituire alla pubblica amministrazione l'autorevolezza perduta, perché oggi i cittadini guardano ad essa con diffidenza e scetticismo e non sentono di essere ben serviti e curati nei propri interessi. Occorrerà altresì che i decreti attuativi intervengano per snellire le procedure, la cui complessità e farraginosità è causa di inefficienze anche da parte di quelle amministrazioni i cui dipendenti lavorano con zelo e scrupolo, ed è essenziale, in ogni caso, che il controllo sulla pubblica amministrazione sia mantenuto dalla classe politica, dal momento che solo questa risponde ai cittadini. Secondo l’on. Vanalli, servono poi norme chiare, leggibili e univoche e, quanto alle sanzioni disciplinari, servono procedure che rendano effettivamente possibile l'azione disciplinare, oggi inesistente, a meno che non si avvii contestualmente l'azione penale.

Per il Gruppo Italia dei valori, l’on. Favia, pur esprimendo apprezzamento per alcuni aspetti del disegno di legge delega, ha espresso il proprio dissenso sull’articolo 9, sulla Corte dei conti, che a suo avviso andrebbe radicalmente modificato.
Ha infine replicato agli intervenuti il ministro Brunetta, che ha osservato come dal momento della presentazione alle Camere del disegno di legge all’esame (luglio 2008) ad oggi sia maturata una nuova coscienza civile all'interno del Paese che ha permesso di anticipare l'applicazione delle norme che sono all'esame delle Commissioni. Infatti, secondo il ministro, la grave crisi economica che sta colpendo anche l'Italia ha di fatto conferito precise responsabilità in capo a coloro che lavorano nella pubblica amministrazione che, liberi da preoccupazioni collegate alla sopravvivenza del loro rapporto di lavoro, stanno assumendo una funzione di sviluppo e traino del Paese.

Ha quindi richiamato i dati relativi al tasso di assenza per malattia dei dipendenti pubblici, diminuito nell'ordine del 40 per cento circa, ed ha osservato che a contribuire alla maturazione di questa nuova coscienza civile sta soprattutto l'operazione di trasparenza dell'azione amministrativa, già avviata nel corso della passata legislatura dal Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione pro tempore Nicolais, con la pubblicazione delle spese per le consulenze così come ai dati relativi ai distacchi sindacali.

Il Ministro ha poi osservato che il 22 gennaio è stato concluso un accordo sul nuovo modello contrattuale: la parte relativa al pubblico impiego può considerarsi direttamente ispirato al provvedimento in esame, del quale recepisce i punti più qualificanti; si è quindi soffermato sulle modalità attraverso le quali saranno predisposti i decreti legislativi, assicurando la massima partecipazione attraverso la consultazione, anche informale, del più alto numero possibile di soggetti interessati, fermo restando il ruolo preminente del Parlamento, come previsto dalla legge.

Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per le ore 16 di lunedì 2 febbraio.

Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati
Nella seduta di giovedì 29 gennaio sono state svolte le interrogazioni 5-00781 Cazzola: Richiesta di mantenimento degli attuali livelli occupazionali da parte della Ales Spa; 5-00841 Fedriga: Sull'incidente nello stabilimento siderurgico Ferriera del gruppo Severstal-Lucchini; 5-00845 Damiano: Sulla salvaguardia del posto di lavoro dei dipendenti di Eutelia; 5-00812 Mosca: Coordinamento del sistema di formazione professionale con i programmi comunitari.

Nella stessa giornata di giovedì 29 gennaio , la Commissione ha iniziato l'esame in sede consultiva su atti del Governo della proposta di nomina del dottor Giuseppe Stanghini a componente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP). Dopo la relazione svolta dal Presidente Saglia, che ha illustrato il profilo del candidato, e gli interventi dei deputati Gatti (PD) e Miglioli (PD), il seguito dell'esame è stato rinviato ad altra seduta.

E' proseguito quindi l'esame dello schema di documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sull'assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva. La Commissione ha preso atto dell'iniziativa assunta dall'Ufficio di Presidenza della Commissione, integrato dai rappresentanti dei Gruppi politici, che ha convenuto di sospendere provvisoriamente l'esame della proposta di documento conclusivo e di richiedere l'intesa del Presidente della Camera per una breve proroga del termine dell'indagine conoscitiva, al fine di avviare un nuovo ciclo di audizioni, che consenta di fare il punto sull'accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali.

Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato
Nella seduta di martedì 27 gennaio è proseguita, presso la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato l’indagine conoscitiva sul funzionamento delle Agenzie del lavoro, con l’audizione del presidente e del vicepresidente di EBIREF (Ente bilaterale per l’integrazione al reddito e la formazione).

Nella seduta di mercoledì 28 gennaio, dopo che la Commissione, associandosi alle espressioni del presidente Giuliano, ha espresso piena solidarietà al senatore Ichino, fatto oggetto di minacce ed intimidazioni, è stato votato, in sede consultiva su atti del Governo, un parere favorevole alla proposta di nomina del dottor Giuseppe Stanghini a componente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip).

E’ quindi proseguito l’esame, in sede referente, dei disegni di legge n. 406 (Mongiello. - Modifiche alla legge 29 marzo 1985, n. 113, concernente l'albo professionale nazionale dei centralinisti telefonici e degli operatori della comunicazione minorati della vista) che, su proposta della relatrice Maraventano, è stato abbinato al disegno di legge n. 1184 (Nessa ed altri. - Modifiche ed integrazioni alla legge 29 marzo 1985, n. 113, in materia di centralinisti telefonici non vedenti), in considerazione dell’affinità della materia trattata.

Sempre in sede referente, la Commissione, aderendo alla proposta della relatrice, sen. Ghedini (PD), ha disposto l’abbinamento del disegno di legge n. 1203 (Maraventano e Valli. - Disposizioni a tutela dei lavoratori privati e pubblici dalla violenza e dalla persecuzione psicologica (mobbing)) ai disegni di legge d’iniziativa parlamentare n. 62, , 434, 453 e 856, tutti in materia di mobbing , la cui trattazione congiunta era stata già avviata dalla Commissione.

E’ iniziato l’esame congiunto, in sede referente, di disegni di legge n. 1009 (Massimo Garavaglia. - Norme in materia di bilancio dei sindacati e delle loro associazioni nonché in materia di trattenute sindacali ); 1060 (Giuliano ed altri. - Norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni ); 1180 (Treu ed altri. -Norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni).

Nell’introdurre l’esame il relatore Pichetto Fratin (PdL) ha illustrato congiuntamente i disegni di legge, finalizzati ad introdurre l'obbligo per le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori di redigere e pubblicare un rendiconto annuale d'esercizio. In più, il disegno di legge n. 1009 concerne anche le modalità di pagamento delle quote associative degli iscritti alle organizzazioni sindacali, vietando ogni forma di ritenuta dalla retribuzione, o dai compensi, ovvero dal reddito, per quanto riguarda i lavoratori parasubordinati ed autonomi. A parte quest'ultimo profilo, i disegni di legge nn. 1009 e 1060 recano una disciplina pressoché identica. Essi individuano l'ambito di applicazione soggettivo nelle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori; formalmente il riferimento è limitato alle organizzazioni che percepiscano contributi da parte degli iscritti o di amministrazioni pubbliche e che siano ammesse alla contrattazione collettiva. Il rendiconto annuale deve essere corredato da una relazione sulla situazione economico-patrimoniale e sull'andamento della gestione complessiva, nonché da una nota integrativa contenente ulteriori specificazioni ed elementi di documentazione. I rendiconti, corredati da una sintesi della relazione e della nota integrativa, devono essere pubblicati su almeno tre quotidiani, di cui almeno uno a diffusione nazionale e, insieme con la relazione dei revisori dei conti e con le pagine dei quotidiani in cui la pubblicazione è avvenuta, vanno trasmessi al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. L'inadempimento degli obblighi è punito con una sanzione pecuniaria e con la sospensione delle contribuzioni pubbliche. Il disegno di legge n. 1180 si limita invece a stabilire l'obbligo per le associazioni sindacali di redigere e pubblicare il rendiconto annuale di esercizio.

Per il Gruppo del Partito democratico i senatori Roilo e Nerozzi sono intervenuti per sottolineare le differenze di contenuto tra i disegni di legge nn. 1180 e 1060 e per annunciare la presentazione di un disegno di legge sulla questione della rappresentanza.

Il presidente Giuliano, il sen. Castro (PdL) ed il sottosegretario Viespoli hanno convenuto in ordine al legame profondo della questione con il più generale tema della rappresentanza, che, secondo il rappresentante del Governo, deve essere riconsiderato, insieme alle problematiche oggetto dei disegni di legge all’esame, nel contesto delle recenti vicende della dialettica politico-sindacale, in particolar modo per quel che concerne la revisione della contrattazione collettiva.

Nell’ambito della prosecuzione dell’esame congiunto, in sede referente, dei disegni di legge n. 329, 550 e 918, sul riconoscimento dei diritti delle persone sordo cieche, il presidente Giuliano ha informato che è pervenuta la relazione tecnica relativa alla quantificazione degli oneri che la Commissione aveva richiesto sul testo unificato redatto dalla relatrice Biondelli e sui due emendamenti ad esso riferiti, relazione che risulta di segno negativo. In considerazione delle delicate tematiche oggetto delle iniziative legislative, ha anticipato l’intenzione di chiedere un ulteriore approfondimento tecnico, che consenta di superare le problematiche di copertura. In questo quadro, ha auspicato che anche l'impegno del sottosegretario Roccella, presente al dibattito, possa consentire un positivo soddisfacimento delle esigenze cui i disegni di legge afferiscono. La relatrice Biondelli (PD) ha concordato con le proposte del Presidente.

Attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle morti sul lavoro
Nella seduta di martedì 27 gennaio, la Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro ha ascoltato i rappresentanti dei comparti dell’agricoltura e del commercio. I rappresentanti del comparto agricolo (Rotundo per Confagricoltura, Merlino, per la CIA, Borgoni per la Coldiretti) hanno sottolineato le difficoltà nell’applicazione della nuova disciplina sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008, alle imprese del comparto agricolo, che presentano problematiche specifiche, tra le quali la dimensione piccola o piccolissima e l'elevato numero di lavoratori stagionali, spesso stranieri o anziani, circostanza che rende meno agevole l’opera di formazione-informazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nonché sulla varietà di rischi professionali derivanti dalle attività all'aperto. E’ stato rilevato altresì che il settore agricolo rimane uno di quelli più a rischio dal punto di vista degli infortuni sul lavoro, legati soprattutto all’uso dei macchinari, pure a fronte di un trend ormai sostanzialmente decrescente; è stata sottolineata pertanto l'esigenza, nell'applicazione del decreto legislativo n. 81, di semplificare adempimenti e procedure, tenendo conto delle richiamate peculiarità del comparto e favorendo un approccio mirato, che non si concentri solo sugli aspetti burocratici e sulle sanzioni, spesso sproporzionate o eccessive. Sono state espresse infine lamentele sulla mancata attuazione delle norme di favore di cui all'articolo 1, comma 60, della legge n. 247 del 2007, che incentiva le imprese agricole ad adottare misure di prevenzione antinfortunistiche, a fronte di una riduzione fino al 20 per cento dei contributi INAIL. Gli intervenuti hanno quindi risposto ad osservazioni e richieste di chiarimenti dei senatori De Angelis (PdL) e De Luca (PD) e del presidente Tofani, che hanno ricordato tra l’altro l’avvenuta costituzione, presso la Commissione, di un gruppo di lavoro sull'agricoltura e quello sul monitoraggio dell'attuazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro.

Per il comparto del commercio sono intervenuti Vecchietti per la Confcommercio e Cappelli per la Confesercenti, che hanno rilevato come il settore terziario presenti, per le caratteristiche intrinseche delle attività svolte, indici di frequenza ed incidenza degli infortuni professionali meno elevati di altri settori (pur con un incremento degli infortuni in itinere) ed hanno sottolineato l'importanza della formazione ed informazione su queste tematiche, auspicando che possano essere stanziate risorse adeguate, attingendo in particolare all'ampio avanzo di gestione dell'INAIL, nell'ambito del quale spicca proprio quello del comparto terziario. In proposito, è stata sollecitata una particolare attenzione per le piccole e medie imprese, che rappresentano la maggioranza degli operatori del settore, sia per quanto riguarda le modalità applicative della nuova disciplina, sia rispetto alla proporzionalità delle sanzioni ivi previste (spesso eccessive), sia infine per quanto concerne il sostegno pubblico alle iniziative di formazione e prevenzione.



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02/02/2009 15:17

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