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Governo a gamba tesa

Contratti, accordo quadro senza la Cgil

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E’ sperimentale e durerà quattro anni. Contratti triennali, rafforzamento del secondo livello. Epifani: "E' un testo immodificabile, un prendere o lasciare che non abbiamo voluto firmare". L'intesa sostituisce il patto del 1993

A Palazzo Chigi è stato raggiunto un accordo quadro separato sulla riforma del modello contrattuale (scarica il documento). La Cgil non ha firmato. Via libera, invece, da Cisl, Uil e Ugl, insieme a Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali. Nei prossimi giorni scioglieranno la riserva Abi e assicurazioni. Il no della confederazione di Corso d’Italia era ampiamente annunciato, ed è stato confermato dal segretario generale Guglielmo Epifani, presente all’incontro. "Il livello nazionale non recupererà mai l'inflazione reale", ha detto Epifani. Secondo il segretario della Cgil "non vi è davvero un allargamento del secondo livello contrattuale" e "la derogabilità diventa un principio generale, la bilateralità si allarga a compiti impropri e crea una casta".

"Ci è stato presentato un testo integrato dalla parte del pubblico impiego, conosciuto solo questa sera", ha spiegato Epifani in una conferenza stampa successiva all'incontro. "Un testo immodificabile, un prendere o lasciare che non abbiamo voluto firmare". 'Il governo - spiega Epifani - ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non avrebbe avuto il consenso della Cgil'. Il Paese per Epifani, 'ha bisogno di unità ma non si può chiedere coraggio e chi lo ha sempre avuto e ha pagato'.

L’accordo è stato raggiunto dopo che, in una precedente riunione, il governo aveva esposto alle parti sociali le misure anticrisi. La mossa era nell’aria. Giorni fa, in un’intervista a Rassegna, Epifani aveva dichiarato: “Sento parlare di una volontà di chiudere la partita. E’ chiaro che si deve sapere che è una partita che si chiude senza il nostro consenso e questo è un fatto obiettivamente grave perché le regole o sono condivise o non sono. Si può procedere senza di noi ma alla fine si creeranno molti più problemi di quelli che si intende risolvere con questa forzatura”.

Detto fatto. L’accordo, si legge nel documento diffuso dal governo al termine dell’incontro, ha "carattere sperimentale e per la durata di quattro anni", in sostituzione di quello vigente che risale al '93, che ha l'obiettivo "della crescita fondata sull'aumento della produttività e l'incremento delle retribuzioni".

Nell’accordo rientra la proposta delle associazioni imprenditoriali, che prevede una durata triennale tanto per la parte economica quanto per quella normativa, assetto su due livelli e calcolo dell'incremento salariale in base ad un indice di inflazione previsionale, "in sostituzione del tasso di inflazione programmata".

Per il secondo livello di contrattazione – si legge sempre nel documento - è necessario "che vengano incrementate, rese strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure volte ad incentivare in termini di riduzione di tasse e contributi, la contrattazione di secondo livello che collega incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttività ". E' quanto si legge nel testo sulle linee guida comuni delle imprese per la riforma degli assetti della contrattazione collettiva.

Un raggiante ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, in conferenza stampa congiunta col suo omologo alla Funzione pubblica Renato Brunetta, ha detto che l’intesa "ha una portata storica, non solo perche' sostituisce le intese sottoscritte il 23 luglio 1993, dopo una lunga e defatigante negoziazione, ma soprattutto perche' sostituisce per la prima volta il tradizionale approccio conflittuale nel sistema di relazioni industriali con quello cooperativo". Sacconi sottolinea come l'accordo quadro "promuova lo spostamento del cuore della contrattazione dal livello nazionale alla dimensione aziendale e territoriale ove - anche grazie alla detassazione del salario di produttivita' - le parti sono naturalmente portate a condividere obiettivi e risultati".

Sacconi, ammortizzatori anche per i parasubordinati
Estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori parasubordinati. Questa la posizione del governo sugli aiuti ai precari che perdono il posto di lavoro a causa della crisi. L'ha illustrata sempre Sacconi alle parti sociali nel tavolo di confronto sulle linee guida sulla manovra anticrisi, che ha preceduto il vertice sui contratti. Gli strumenti anticrisi individuati dall’esecutivo sono "contratti di solidarietà, cassa integrazione a rotazione e/o ad orario ridotto, settimana corta".

Per quanto un ulteriore finanziamento di 8 miliardi per gli ammortizzatori sociali, “tutto è rinviato a un tavolo tecnico tra governo e regioni", ha spiegato Sacconi.

Ultimo aggiornamento 23:30


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22/01/2009 21:37

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con questo accordo firmato da cisl e uil di fatto torniamo ai primi del novecento dove il padrone decide la tua paga, tanto può andare in deroga al contratto nazionale di lavoro! mi chiedo: Bonanni e Angeletti non hanno imparato nulla dal passato col famoso patto per l'italia, sbagliare è umano perseverare è diabolico
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Il potere d'acquisto è crollato a causa della speculazione dei commercianti sul passaggio dalla lira all'euro, senza nessun controllo da parte del Tremonti versione 2001. E' crollato a causa degli imprenditori, quando si trattava di rinnovare i contratti. E' crollato anche a causa dell'imposizione fiscale. Il patto del 93 non ha grandi colpe, è rimasto in larga misura sulla carta. Prevedeva che le parti sociali facessero sessioni per discutere il Dpef: chi le ha viste?
1
Grazie all'accordo del '93 e alla moderazione salariale in esso contenuta, i salari hanno perso in 15 anni una notevole fetta di potere d'acquisto...E adesso con questo accordo siamo proprio alla "sudditanza"! Ma a CISL e UIL non è bastata la ulteriore presa in giro del Patto per l'Italia?....Poveri lavoratori, così mal rappresentati e in-difesi! Spero solo che prendano coscienza!

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