
La trattativa con Chrysler
Seconda occasione americana per la Fiat
Il gruppo torinese verso l’alleanza con Chrysler. Elkann: "Che ne stiamo parlando non è un mistero". Marchionne: "Passo fondamentale". Per la Fiom, Chrysler non è il parter che serve a Torino. E' il secondo tentativo dopo quello con GM
L’accordo tra Fiat e l’americana Chrysler non è più un gossip mediatico ma cosa fatta. Ne ha dato conferma l’amministratore delegato del gruppo torinese Sergio Marchionne, parlando di 'un passo fondamentale nello scenario del settore automobilistico, che sta vivendo una fase di rapido cambiamento, e conferma l'impegno e la determinazione di Fiat e Chrysler a ricoprire un ruolo importante in questo processo globale'. Per il momento i due gruppi sono fermi a un preliminare d'accordo. Ma l’alleanza, secondo Marchionne, “permettera' ad entrambe le societa' di accedere a importanti mercati automotoristici con un'offerta di prodotti innovativi ed ecologici, campo in cui Fiat e' un leader mondiale riconosciuto, oltre che di beneficiare di ulteriori sinergie sui costi. L'accordo fa seguito a numerose alleanze mirate e partnership concluse dal Gruppo Fiat con i principali produttori automobilistici e di componenti negli ultimi cinque anni, con l'obiettivo di sostenere le aspettative dei partner coinvolti in termini di crescita e volumi'.
"Che ne stiamo parlando non è un mistero, è da un po’ che se ne parla". Così il vice presidente di Fiat, John Elkann, aveva confermato alle agenzie di stampa la trattativa in corso. La notizia è trapelata ieri, 19 gennaio, dapprima sul notiziario on line Automotive News, e poi sui siti del Financial Times e del Wall Street Journal: Fiat sta negoziando col gruppo automobilistico americano una partnership che potrebbe prevedere una partecipazione azionaria del gruppo italiano nel gruppo Chrysler. Questa mattina il titolo Fiat è stato sospeso dalle contrattazioni di Borsa in attesa di una nota dopo le indiscrezioni.
Accordo a costo zero
Fiat potrebbe acquistare fino a un 35% di Chrysler in cambio delle sue tecnologie. Ma inizialmente il Lingotto non verserà denaro nelle casse di Chrysler, limitandosi a uno scambio appunto di tecnologie e piattaforme. Lo ha scritto il Wall Street Journal. Secondo il quotidiano finanziario di New York, il gruppo torinese potrebbe arrivare all’acquisto di quella quota entro la metà del 2009, ma avrebbe anche l'opzione per l’acquisto di un ulteriore 55%. Per i due gruppi – scrive il Wsj – l’intesa sarebbe 'una mossa difensiva per la sopravvivenza sul lungo periodo'.
Secondo il Financial Times Fiat e Chrysler avrebbero già sottoscritto un memorandum d'intesa per un accordo simile a quello fra Nissan e Renault.
L’accordo preliminare fra Chrysler e Fiat – riporta invece l’Ansa - prevede che il gruppo torinese abbia accesso alle piattaforme di prodotto e alle fabbriche della Chrysler in Nord America. L’alleanza aiuterebbe la Chrysler (in grave crisi, e di fatto salvata dalla bancarotta dall’amministrazione Usa) a rilanciarsi e a colmare il gap che la separa da General Motors e Ford nella produzione di auto di piccola e media cilindrata e a bassa emissione. Alla Fiat, di contro, potrebbe aprirsi il mercato Usa per la commercializzazione di Alfa Romeo e Fiat 500.
Nel 2008 Chrysler ha venduto 2 milioni di auto, soprattutto nel mercato americano. Nello stesso anno, Fiat ne ha vendute 2,5 milioni in Europa e Italia. Colossi come Toyota e Gm si aggirano intorno ai 9 milioni di auto vendute.
L'accordo arriva in un momento delicato per i conti del Lingotto, che giovedì saranno esaminati dal consiglio di amministrazione, e dovrebbero chiudere con un risultato della gestione ordinaria di 3,27 miliardi (3,23 nel 2007) e un utile netto di 1,76 miliardi a fronte di 2,05 dell'anno precedente. Nel quarto trimestre il risultato della gestione ordinaria è previsto intorno a 590 milioni (947 nel 2007), mentre l'utile netto è più che dimezzato da 597 a 290 milioni. L'indebitamento 2008 dovrebbe attestarsi sui 2,5 miliardi.
Per Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom torinese, la preintesa va “bene” “perche' nella crisi e' importante prendere iniziative”, ma “non corrisponde all'identikit del partner strategico disegnato da Marchionne ai primi di dicembre'. 'Sono quindi auspicabili - aggiunge Airaudo - altre iniziative. In ogni caso, per i lavoratori dell'auto italiana non cambia nulla: la cassa integrazione aumenta, il reddito viene colpito ed e' irresponsabile l'atteggiamento d'inerzia del governo che non tutela e non difende l'occupazione degli stabilimenti auto italiani'.
'Queste sono ottime notizie per il team Uaw Chrysler e siamo pronti a dare il nostro supporto e a lavorare per garantire la continuita' a lungo termine di Chrysler,'. Questo invece il commento di Ron Gettelfinger, presidente della United Auto Workers (Uaw).
Non è la prima volta che la Fiat tenta l’avventura americana. Nel 2000, ancora guidato da Gianni Agnelli, il gruppo torinese firmò una joint venture con General Motors, cedendo alla casa di Detroit il 20% del proprio capitale. In quel caso dunque Fiat cedeva una quota (mentre ora, al contrario, acquisterebbe dal partner).
Doveva essere l’intesa del rilancio per il Lingotto, all’epoca in grave crisi e prossimo alla dismissione di molti posti di lavoro e siti produttivi. Ma non funzionò. Cinque anni dopo, nel 2005, Fiat e Gm divorziarono consensualmente, e misero fine a un’alleanza mai decollata sul serio.
Aggiornato alle 14:15
"Che ne stiamo parlando non è un mistero, è da un po’ che se ne parla". Così il vice presidente di Fiat, John Elkann, aveva confermato alle agenzie di stampa la trattativa in corso. La notizia è trapelata ieri, 19 gennaio, dapprima sul notiziario on line Automotive News, e poi sui siti del Financial Times e del Wall Street Journal: Fiat sta negoziando col gruppo automobilistico americano una partnership che potrebbe prevedere una partecipazione azionaria del gruppo italiano nel gruppo Chrysler. Questa mattina il titolo Fiat è stato sospeso dalle contrattazioni di Borsa in attesa di una nota dopo le indiscrezioni.
Accordo a costo zero
Fiat potrebbe acquistare fino a un 35% di Chrysler in cambio delle sue tecnologie. Ma inizialmente il Lingotto non verserà denaro nelle casse di Chrysler, limitandosi a uno scambio appunto di tecnologie e piattaforme. Lo ha scritto il Wall Street Journal. Secondo il quotidiano finanziario di New York, il gruppo torinese potrebbe arrivare all’acquisto di quella quota entro la metà del 2009, ma avrebbe anche l'opzione per l’acquisto di un ulteriore 55%. Per i due gruppi – scrive il Wsj – l’intesa sarebbe 'una mossa difensiva per la sopravvivenza sul lungo periodo'.
Secondo il Financial Times Fiat e Chrysler avrebbero già sottoscritto un memorandum d'intesa per un accordo simile a quello fra Nissan e Renault.
L’accordo preliminare fra Chrysler e Fiat – riporta invece l’Ansa - prevede che il gruppo torinese abbia accesso alle piattaforme di prodotto e alle fabbriche della Chrysler in Nord America. L’alleanza aiuterebbe la Chrysler (in grave crisi, e di fatto salvata dalla bancarotta dall’amministrazione Usa) a rilanciarsi e a colmare il gap che la separa da General Motors e Ford nella produzione di auto di piccola e media cilindrata e a bassa emissione. Alla Fiat, di contro, potrebbe aprirsi il mercato Usa per la commercializzazione di Alfa Romeo e Fiat 500.
Nel 2008 Chrysler ha venduto 2 milioni di auto, soprattutto nel mercato americano. Nello stesso anno, Fiat ne ha vendute 2,5 milioni in Europa e Italia. Colossi come Toyota e Gm si aggirano intorno ai 9 milioni di auto vendute.
L'accordo arriva in un momento delicato per i conti del Lingotto, che giovedì saranno esaminati dal consiglio di amministrazione, e dovrebbero chiudere con un risultato della gestione ordinaria di 3,27 miliardi (3,23 nel 2007) e un utile netto di 1,76 miliardi a fronte di 2,05 dell'anno precedente. Nel quarto trimestre il risultato della gestione ordinaria è previsto intorno a 590 milioni (947 nel 2007), mentre l'utile netto è più che dimezzato da 597 a 290 milioni. L'indebitamento 2008 dovrebbe attestarsi sui 2,5 miliardi.
Per Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom torinese, la preintesa va “bene” “perche' nella crisi e' importante prendere iniziative”, ma “non corrisponde all'identikit del partner strategico disegnato da Marchionne ai primi di dicembre'. 'Sono quindi auspicabili - aggiunge Airaudo - altre iniziative. In ogni caso, per i lavoratori dell'auto italiana non cambia nulla: la cassa integrazione aumenta, il reddito viene colpito ed e' irresponsabile l'atteggiamento d'inerzia del governo che non tutela e non difende l'occupazione degli stabilimenti auto italiani'.
'Queste sono ottime notizie per il team Uaw Chrysler e siamo pronti a dare il nostro supporto e a lavorare per garantire la continuita' a lungo termine di Chrysler,'. Questo invece il commento di Ron Gettelfinger, presidente della United Auto Workers (Uaw).
Non è la prima volta che la Fiat tenta l’avventura americana. Nel 2000, ancora guidato da Gianni Agnelli, il gruppo torinese firmò una joint venture con General Motors, cedendo alla casa di Detroit il 20% del proprio capitale. In quel caso dunque Fiat cedeva una quota (mentre ora, al contrario, acquisterebbe dal partner).
Doveva essere l’intesa del rilancio per il Lingotto, all’epoca in grave crisi e prossimo alla dismissione di molti posti di lavoro e siti produttivi. Ma non funzionò. Cinque anni dopo, nel 2005, Fiat e Gm divorziarono consensualmente, e misero fine a un’alleanza mai decollata sul serio.
Aggiornato alle 14:15
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20/01/2009 12:43





