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La Cgil scende in campo contro il razzismo. La campagna 'Stesso sangue, stessi diritti' chiede un impegno individuale contro ogni forma di discriminazione. Manifesti, convegni, incontri, brochure e un documentario

La Cgil scende in campo contro il razzismo e per uguali diritti di cittadinanza. E lo fa con una campagna che si rivolge a tutti e chiede un impegno individuale contro ogni forma di discriminazione. Oltre ai manifesti, ad un documentario e ad altri strumenti, infatti, il sindacato di Corso d’Italia sta diffondendo una brochure in cui si chiede un’adesione personale alla campagna per contrastare l’intolleranza, ma soprattutto per valorizzare le molte esperienze positive presenti in Italia. La campagna durerà oltre 4 mesi e si concluderà il 21 marzo prossimo, giornata internazionale contro il razzismo.

L’iniziativa della Cgil, “Stesso sangue, stessi diritti”, arriva al momento giusto. Gli immigrati, infatti, sono oggi in balia delle strumentalizzazioni del sistema mediatico e vittime di violenze e aggressioni. Le politiche di governo e amministrazioni locali non fanno altro che peggiorare la situazione. Gli ingressi regolari, in effetti, sono ormai quasi impossibili e il mantenimento dei permessi di soggiorno, costringono gli immigrati a clandestinità e illegalità che sono funzionali al loro sfruttamento nell’economia sommersa e perfino criminale. “Nel nostro paese – secondo il sindacato - il lavoro immigrato risponde invece alla esigenza di compensare il calo demografico della popolazione in età attiva e alla urgenza di far fronte alle rilevanti carenze del sistema di welfare e di assistenza”.

Gli stranieri residenti in Italia sono circa 4 milioni (di cui la metà donne), rappresentano il 6,7% della popolazione e producono il 9% del Pil. Sono due milioni i lavoratori migranti regolari, hanno retribuzioni inferiori del 35% e che pagano 4 miliardi di tasse. Un milione ed oltre sono invece gli immigrati irregolari che lavorano in condizioni di sfruttamento senza diritti e sotto la spada di Damocle dell’espulsione. “E’ la conseguenza di una politica di ingresso che esclude il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro” - afferma la Cgil – “e si basa solo su un meccanismo, quello dei flussi programmati che risulta ormai inceppato”. Ottocentomila sono poi i minori figli di immigrati, di cui la metà nati in Italia che non sono riconosciuti cittadini italiani. Il sindacato considera invece l’immigrazione una risorsa da governare e regolamentare. Una risorsa economica, come dimostra il fatto che le domande dei datori di lavoro italiani superano di gran lunga ogni anno le quote di ingressi che i governi considerano ammissibili (nel 2007, 740.227 domande contro 170.000 ingressi). Ma anche una risorsa culturale che può rendere tutti più ricchi di relazioni, conoscenze, esperienze.

Ecco i punti delle attuali politiche del governo che la Cgil contesta e le proposte avanzate dal sindacato.

FLUSSI. Il meccanismo previsto dalla legge è evidentemente non gestibile. A fronte delle 750.000 domande presentate in occasione del decreto flussi 2007 sono stati consegnati solo 102.900 nulla osta. Si è creato un gigantesco “ingorgo istituzionale”, che blocca tutto il meccanismo con conseguente contenzioso legale che rischia di annullare tutte le graduatorie. L’unica cosa ragionevole che il governo può fare è dare corso a tutte le domande che corrispondono ai requisiti richiesti e regolarizzare quelli che già lavorano in nero.

RINNOVO DEI PERMESSI DI SOGGIORNO.
La convenzione con le Poste ha creato una situazione disastrosa: a fronte di 2.100.000 domande presentate dal 2006 ad oggi, sono stati rinnovati circa 780 mila permessi. La Cgil propone di sospendere la Bossi- Fini per due anni per proteggere dall’espulsione i lavoratori che dovessero perdere il lavoro a causa della pesante crisi economica.

PROVVEDIMENTI FINANZIARI.
Il governo ha varato provvedimenti che colpiscono sistematicamente le condizioni di vita degli immigrati regolari. Il governo dovrebbe promuovere politiche antidiscriminatorie e di pari opportunità per l’accesso alla sanità, all’assistenza, alla previdenza, in generale al welfare locale e nazionale.

RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI. La stretta voluta dal ministro Maroni con il decreto legislativo del 2008 colpisce pesantemente i minori stranieri e le famiglie immigrate. Scelta autolesionista, oltre che miope e sbagliata, perché inibisce il ricorso a quella forma di ingresso da parte di giovani immigrati che da sempre si è rivelata quella meno problematica e che dà maggiori garanzie di legalità e sicurezza.

DIRITTO ALLA CITTADINANZA. I bambini nati in famiglie di immigrati che vivono stabilmente in Italia devono crescere senza discriminazioni e con un sano senso di appartenenza alla comunità nazionale. Devono poter acquisire automaticamente la cittadinanza italiana in base al principio dello ius soli.

DIRITTO DI VOTO. Consentire agli immigrati, residenti stabilmente nel nostro paese da cinque anni, di votare alle elezioni amministrative ed europee è un diritto da conquistare e garantire. L’esercizio del diritto di voto degli immigrati è una esigenza della nostra democrazia.

SICUREZZA.
Dal cosiddetto “pacchetto sicurezza” del Governo si evince che per il governo la questione immigrazione è principalmente questione di ordine pubblico, poiché non affronta contestualmente la possibile revisione delle leggi che rendono clandestina l’immigrazione, e non prevede nuove possibilità di regolarizzazione. In contrasto con le raccomandazioni della Corte costituzionale, si profila un diritto penale differenziato per lo straniero.

TRASFERIMENTO DI DENARO. Il gestore dei servizi di trasferimento di denaro deve acquisire copia del documento d’identità dell’utente. Se l’utente è straniero, deve essere acquisita anche copia del titolo di soggiorno; in mancanza di tale titolo, il gestore deve segnalare l’avvenuta erogazione del servizio all’autorità locale di pubblica sicurezza entro dodici ore, con invio della copia del documento identificativo del richiedente. In caso di inosservanza di tali disposizioni l’autorizzazione è revocata.

PERMANENZA NEI CIR (EX CPT).
La convalida del trattenimento in centro di identificazione ed espulsione comporta la permanenza nel centro per sessanta giorni (oggi trenta). In presenza di difficoltà relative all’accertamento dell’identità, il termine può essere prorogato di ulteriori sessanta giorni (oggi ulteriori trenta giorni). Qualora l’interessato ometta di fornire elementi utili all’identificazione, possono essere disposte ulteriori proroghe fino a una durata complessiva della permanenza di diciotto mesi (oggi: durata massima del trattenimento pari a sessanta giorni).

CITTADINANZA PER MATRIMONIO.
Il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni (un anno, in presenza di figli nati dai coniugi) nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio (un anno e mezzo, in presenza di figli nati dai coniugi), qualora risieda all’estero. La condizione di assenza di scioglimento, annullamento, cessazione degli effetti civili o separazione legale deve sussistere al momento dell’adozione del decreto di riconoscimento della cittadinanza. A questo disegno di legge sono stati proposti e approvati ulteriori emendamenti che prevedono norme ancora più restrittive e penalizzan


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TAGS immigrazione cgil razzismo

13/01/2009 12:41

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