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La crisi delle piastrelle di Modena

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Venerdì 16 gennaio lo sciopero dei 780 lavoratori del gruppo, che nei giorni scorsi ha annunciato la chiusura. L'ad si difende e incolpa il mercato. Ma per Morselli (Filcem) "è solo speculazione"

L’annuncio choc è arrivato nei giorni scorsi: i vertici del colosso Iris Ceramica vogliono mettere l’azienda in liquidazione, lasciando a casa quasi 780 lavoratori diretti, oltre ai dipendenti dell’indotto. È un duro colpo per le ceramiche del distretto sassolese: Iris è infatti l’azienda leader del distretto della piastrella di Sassuolo e uno dei simboli del Made in Italy. La decisione del presidente del gruppo Romano Minozzi può essere il segnale di una crisi più generale di tutto il distretto della piastrella italiana.

Immediata la risposta di Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil, che hanno proclamato per venerdì 16 gennaio quattro ore di sciopero di tutti i lavoratori degli stabilimenti del gruppo a Fiorano (dove alle ore 10 ci sarà la manifestazione davanti alla sede centrale del gruppo), Sassuolo e Viano. Non è escluso nei prossimi giorni, annunciano i sindacati modenesi, lo sciopero generale dell’intero settore della ceramica e delle piastrelle.

L’AZIENDA: È COLPA DELLA CRISI. Nessuna fuga. La decisione di liquidare Iris Ceramica fa parte di quel “dovere istituzionale che impone agli amministratori di non dissipare il patrimonio” davanti alla crisi economica mondiale che sta mettendo in ginocchio il comparto. Così Romano Minozzi, presidente della società, respinge al mittente le critiche dei sindacati.

MORSELLI (FILCEM CGIL): È SOLO SPECULAZIONE. Sorpresa e indignazione dei vertici sindacali. “Questa non è una crisi, ma una pura speculazione”, afferma Alberto Morselli, segretario generale della Filcem Cgil, nel corso di un’intervista sul prossimo numero di Rassegna Sindacale: “Parlo di un’azienda che conosco, che di fronte a una crisi generale e di lungo periodo, ha improvvisamente deciso, anziché scommettere sul suo futuro produttivo, di ritirarsi dal mercato, fregandosene di tutto e tutti, collaboratori compresi. Una filosofia ispirata unicamente a portare a casa i profitti, evitando la logica della responsabilità sociale, in termini di costruzione di posti di lavoro e di sviluppo del territorio. Insomma, pensa Minozzi, fino a ieri io ho guadagnato e fatto promesse per i prossimi anni, oggi speculo e me ne vado”.

E I CITTADINI DI SASSUOLO SCRIVONO ALL’AZIENDA: “CI RIPENSI”. “È con estremo disappunto e con una punta di protesta, ma anche con tanto desiderio di ricevere una spiegazione più plausibile”, che il gruppo civico “Conto anch’io a Sassuolo” scrive all’ad della Iris Romano Minozzi. “Noi ci crediamo ancora nel distretto ceramico – si legge nella lettera aperta firmata dal presidente dell’associazione civica, Ivano Piccinini – perché crediamo nell’etica del lavoro, nella positività della fatica, nei risultati che nascono non dal caso ma dalla volontà. Noi ci crediamo perché cerchiamo di non arrenderci anche quando tutto sembra girare storto. Noi crediamo che gli imprenditori di Sassuolo (in particolar modo Lei) siano migliori di quel che credono, e anche di quel che vogliono far credere”. “La situazione è grave – prosegue la missiva – però altre aziende hanno fatto scelte diverse, non liquidano l’azienda e i dipendenti, come Lei ha fatto-ipotizato improvvisamente. Lei stesso mantiene in attività Graniti Fiandre ed Ariostea quindi non è probabilmente vera l’affermazione ‘non c’è più niente da fare, ci resta solo la scelta di chiudere l’azienda’”.



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TAGS iris ceramica

15/01/2009 16:22

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