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Obama, più vicina la riforma del lavoro

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La nomina di Hilda Solis al Department of Labor apre la strada a nuove politiche filo-sindacali. L'Employee Free Choice Act, osteggiato da imprese e repubblicani, potrebbe essere una delle prime misure di rottura dell'amministrazione democratica

di Alessandro Coppola

autore:  tonx, da flickr (immagini di Davide Orecchio)
Poche ore prima di volare nelle sue Hawaii per una vacanza di quindici giorni, il Presidente eletto ha finalmente completato la formazione del suo gabinetto. Con le nomine dei Segretari al Lavoro, ai Trasporti e del suo rappresentante al Commercio– rispettivamente, la democratica Hilda Solis, il repubblicano Rey LaHood e l’ex sindaco di Dallas Ron Kirk - l’amministrazione è ora al completo. Manca solo il nome del capo della CIA – la cui direzione dovrebbe andare a Dennis Blair - che a questo punto dovrebbe arrivare dopo la pausa natalizia. La nomina di Hilda Solis al Department of Labor è una delle più sorprendenti. La governatrice del Michigan - Jenifer Granholm – era infatti considerata, fino al suo esplicito rifiuto, la candidata più plausibile per quella responsabilità.

Una biografia progressive
Hilda Solis, 51enne californiana di origine centro-americana, é stata eletta alla Camera dei Rappresentanti per la prima volta nel 2000 in un distretto working-class in cui è molto forte la presenza di immigrati ispanici ed asiatici. Quella di Solis è una biografia impeccabilmente progressista: fin dall’inizio della sua carriera politica in California, si è impegnata sui temi del lavoro, dell’ambiente e dell’eguaglianza di genere. Considerata molto vicina alla speaker della Camera dei Rappresentanti, la democratica della California Nancy Pelosi, Solis si è distinta per le sue posizioni filo-sindacali e tendenzialmente ostili all’apertura dei mercati internazionali. Di recente, si è opposta all’Accordo di libero scambio centro-americano e ad un nuovo accordo commerciale con la Colombia. Ironicamente, la sua nomina è arrivata contestualmente a quella del nuovo rappresentante del Commercio che è andata a Ron Kirk, viceversa ricordato per le sue posizioni a favore del Nafta e della normalizzazione dei rapporti commerciali con la Cina. Grande sponsor dell’Employee Free Choice Act – proposta di legge di cui parliamo fra poco – Hilda Solis è l’unica membro del Congresso a far parte dell’esecutivo di American Rights at Work, un’organizzazione fortemente impegnata nel sostegno all’approvazione della nuova legislazione sulle libertà sindacali.

L’entusiasmo dei sindacati
Come prevedibile, le reazioni dei sindacati alla nomina di Solis sono entusiaste. Negli ambienti sindacali, dopo settimane di malessere dovuto alle nomine dei componenti del team economico, considerati troppo centristi e sensibili alle sirene del commercio internazionale, la scelta di Solis è accolta con grande sollievo e fiducia. A questo punto è molto difficile immaginare che la nuova amministrazione non si schieri con risolutezza a favore dell’Employee Free Choice Act. Secono Anna Burger di Change to Win, Solis “farà nuovamente del Labor Department un’agenzia nella quale ci si occupa del benessere degli uomini e delle donne che lavorano”. Per Burger, Hilda Solis “ha speso la sua vita a sostegno delle cause degli americani che lavorano. Ha lottato per luoghi di lavoro sicuri, un ambiente sano, un livello di vita dignitoso, una copertura sanitaria sostenibile e l’eguaglianza delle opportunità”. Anche John Sweeney, leader dell’AFL-CIO, è convinto che con il suo nuovo capo il Department of Labor sarà nuovamente al fianco dei lavoratori e non contro di essi, come accaduto con le due amministrazioni Bush. Per il presidente dell’AFL-CIO, Solis “ha dimostrato di essere una leader appassionata per tutti i lavoratori e le loro famiglie. Infatti, ha votato al Congresso il 97% delle volte in linea con le aspettative delle donne e degli uomini che lavorano”.

L’Employee Free Choice Act
Solis dovrà gestire una delle proposte di legge più discusse dell’intera storia sindacale del paese, quella del cosiddetto Employee Free Choice Act. Si tratta di un testo di riforma delle libertà sindacali – attualmente regolate dal National Labor Relations Act - proposto da due rappresentanti democratici ed uno repubblicano ed approvato dal Congresso nel marzo del 2007. Successivamente insabbiatosi al Senato a causa dall’ostruzionismo repubblicano, il testo sarebbe nelle condizioni di essere approvato con maggiore facilità nel corso della nuova legislatura che si apre a gennaio, grazie alla più larga maggioranza di cui disporranno i democratici in entrambi i rami del Parlamento.

L’approvazione della riforma rappresenterebbe – secondo i suoi sostenitori – una svolta storica del paese dopo decenni di politiche antisindacali. Una svolta capace di produrre come d’incanto milioni di nuovi iscritti alle organizzazioni sindacali. Il testo, oltre ad introdurre norme più dure per la repressione dei comportamenti anti-sindacali dei datori di lavoro, prevede la riforma delle norme che regolano la formazione delle rappresentanze sindacali sui luoghi di lavoro, con il diritto dei lavoratori a vedere riconosciuta dal National Labor Relations Board la potestà contrattuale di un’organizzazione sindacale qualora una maggioranza di loro vi aderisca per iscritto. La norma modificherebbe così il dispositivo esistente che prescrive il necessario ricorso al voto segreto fra i lavoratori per la formazione di una rappresentanza sindacale, un meccanismo che paradossalmente, secondo le organizzazioni sindacali, al posto di tutelare la libertà dei lavoratori li esporrebbe alle pressioni ed ai comportamenti antisindacali. La rappresentanza sindacale riconosciuta e l’impresa avrebbero tempo novanta giorni per il raggiungimento di un accordo, termine oltre il quale interverrebbe l’arbitrato del Federal Mediation and Conciliation Service, una norma questa che dovrebbe riuscire a ridurre drasticamente i tempi di stipulazione dei contratti. La nomina della Solis rende più credibile la prospettiva di un nuovo corso delle relazioni sindacali nel paese. L’Employee Free Choice Act, nonostante la forte opposizione delle imprese e del partito repubblicano, potrebbe far parte delle misure di rottura dei primi mesi dell’amministrazione Obama.



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TAGS obama diritto del lavoro

22/12/2008 13:40

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autore: billjacobus1, da flickr autore:  tonx, da flickr