Il ministro del Welfare: lavorare quattro giorni su sette, a salario ridotto, per salvare i posti. E poi contratti di solidarietà. Treu (Pd): dal governo proposte improvvisate. Fammoni (Cgil): per i precari "servono tre miliardi di euro subito"
Il Governo sta pensando all'introduzione della settimana corta per salvare i posti di lavoro minacciati dalla crisi. Lo dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, in un'intervista apparsa oggi (22 dicembre) su Repubblica. Un lavoratore, spiega, potrà lavorare solo quattro giorni su sette: "Si può andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante". Questo "vuol dire meno salario", aggiunge, ricordando però che è prevista l'integrazione del sostegno al reddito.
Un altro strumento possono essere i contratti di solidarietà che, a differenza del passato, non devono essere utilizzati "solo quando per l'azienda non c'è alternativa al ridimensionamento". Bisogna evitare "un sistema di self service per la cassa integrazione", a suo giudizio, ovvero la cig "non può trasformarsi in un rubinetto sempre aperto" che permetta alle imprese di tagliare la forza lavoro contro gli effetti delle difficoltà globali. In questo senso "stiamo pensando a un'unità di crisi del ministero", annuncia, e in generale serve un accordo di collaborazione con le Regioni e le parti sociali, "un patto per proteggere le persone".
In tema di risorse, Sacconi spiega che è difficile quantificare, specificando però che il punto chiave sarà lo sviluppo della formazione. "Ogni persona che riceverà un sostegno al reddito - dice - dovrà avere una contemporanea possibilità di apprendimento". Sull'occupazione, infine, commenta l'allarme di Confindustria, che ha indicato 600.000 posti a rischio nel prossimo futuro: "Credo che sia giusto prendere in esame anche gli scenari peggiori ma le imprese non devono dare l'idea che le prime difficoltà si traducano in una espulsione di manodopera".
Cgil: per i precari tre miliardi subito
Per salvare i posti di lavoro dei precari in questa fase di crisi "servono tre miliardi di euro subito". Lo afferma in un'intervista al quotidiano La Stampa il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, aggiungendo: "Quello che serve adesso è avere i soldi per proteggere tutti i lavoratori a rischio, e per ora questi quattrini non bastano". Finora il governo ha aggiunto solo un miliardo per il 2009, ricorda, e sta cercando un altro miliardo a carico del Fondo di sviluppo europeo "ma non basta". I provvedimenti a tutela dei lavoratori, contenuti nel dl anticrisi, scattano da gennaio 2009 e "non c'è niente per i precari il cui contratto è terminato nel 2008, che sono già molti". E' compito dell'Esecutivo "combattere gli abusi", a suo giudizio, con riferimento particolare alle aziende che useranno la cassa integrazione "per espellere più lavoratori del necessario". Il problema esiste ma non è la preoccupazione principale, conclude, "basta fare bene le ispezioni".
Treu (Pd), dal governo proposte improvvisate
Secodo il senatore del Pd, Tiziano Treu, "il governo continua a fare proposte improvvisate e spesso contrastanti. (…) Prima a favore del sostegno degli straordinari, una misura che fin dall'inizio abbiamo ritenuto giustamente anacronistica, ora, al contrario, una proposta di ridurre l'orario di lavoro. Non possiamo continuare cosi' – sostiene Treu - , si sprecano risorse e si perde tempo". "Uno strumento di sostegno alle crisi con la riduzione dell'orario esiste gia' – spiega il senatore democratico - e sono i contratti di solidarieta'. Discutiamo pure se questo strumento puo' essere migliorato, soprattutto considerando la necessita' di compensare la perdita di reddito che ne consegue per il lavoratore". Ma, soprattutto, puntualizza Treu, "e' ora di fare una riforma organica e complessiva di tutti gli ammortizzatori per evitare di avere misure diseguali a seconda dei vari casi".