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Cento ricercatori Glaxo rischiano il posto

Natale di preoccupazione per i tecnici dell'azienda farmaceutica, che ha deciso una riduzione di oltre il 30% nell'area ricerca. A luglio erano già stati tagliati 216 posti di lavoro. A rischio anche il rinnovo dei contratti atipici

di Uff. stampa Cgil Veneto

In questi giorni l’Azienda farmaceutica GSK (GLAXO) ha formalizzato alle Organizzazioni Sindacali e alla RSU aziendale un ulteriore piano di riorganizzazione del Centro Ricerche nell’area Preclinica, con l’apertura della procedura di mobilità per 97 ricercatori su 312, ovvero con una riduzione di oltre il 30% dell’impegno di ricerca nei settori coinvolti.

Gia’ lo scorso luglio la stessa Direzione aveva aperto una prima procedura di mobilita’ nell’area della Ricerca di base del Centro di Eccellenza di Drug Discovery coinvolgenti altri 40 ricercatori insieme a 79 dipendenti nelle aree di Pharma e Produzione. Nel totale ad oggi sulla sede di Verona viene applicato un taglio di 216 unita’. Senza contare il numero di lavoratori atipici che vedranno non rinnovato o rinnovabile il loro contratto.

L’annuncio dei giorni scorsi ha fatto levare gli scudi delle OO.SS in quanto si aggrava la già difficile situazione nel settore farmaceutico. Infatti, molte Aziende Farmaceutiche stanno riducendo la parte dell’informazione scientifica del Farmaco rivolta ai medici di base (ISF) e ora si accentua anche il ridimensionamento e perfino la chiusura di centri di ricerca e sviluppo, già una rarità per il Paese Italia.

La “nuova” strategia adottata dalle grandi multinazionali della Farmaceutica sulla Ricerca e lo Sviluppo è quella di tagliare i costi della ricerca per poter concentrare lo sforzo finanziario nelle fasi successive dei test clinici, utili alla verifica dell’efficacia di nuove molecole sui pazienti...Tali nuove molecole dunque non vengono piu’ esclusivamente prodotte dalla loro ricerca di base ma vengono sempre piu’ acquistate gia’ “confezionate” da parte di altre aziende, Biotech e/o da laboratori situati in Paesi quali India o Cina. Dunque, l’effettiva razionalizzazione in atto, visto i costi d’acquisto di tali molecole, risiede esclusivamente nel taglio del personale.

Tale strategia ora in atto in GSK crea grande perplessità: sia perche’ l’azienda ha incrementato il fatturato di oltre il 7% rispetto allo scorso anno, sia e soprattutto perche’ le altre Case Farmaceutiche Maggiori che hanno da tempo iniziato questa strada si ritrovano oggi con quote di mercato e fatturati molto negativi a dimostrazione che le “scelte strategiche” di tagli in ricerca e sviluppo non sono garanzia diretta per la crescita prevista. In aggiunta a cio’ tali strategie portano alla scomparsa di centinaia di posti di lavoro altamente qualificati, difficili se non impossibili da recuperare soprattutto nel “Sistema Italia”.

Il Centro Ricerche di GSK Verona è tra i siti di eccellenza per l’area delle Neuroscienze, altamente specializzato e integrato nei circuiti internazionali. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) lo scorso mese di ottobre ha approvato a GSK Verona finanziamenti per la ricerca preclinica per oltre 24 milioni di euro sui 100 stanziati complessivamente dalla legge finanziaria 2006 per il triennio che si chiude nel 2009. Stanziamenti su Accordi di Programma appunto per favorire sul territorio nazionale investimenti DURATURI in ricerca e sviluppo.

Ora GSK, sia pur dichiarando di voler comunque mantenere il valore di questo sito dotandolo di un business plan a 3 anni sostenuto da adeguati finanziamenti, ha deciso di chiudere comparti ad alta specializzazione quali l’impianto chimico pilota, di tagliare del 50% gli studi tossicologici e soprattutto di trasferire in GSK-UK (Inghilterra) gli studi GLP cioe' quegli studi effettuati secondo gli standard richiesti per legge dal Ministero della Salute o da enti regolatori internazionali per lo sviluppo di nuovi farmaci e quindi studi a valenza e pretigio internazionale, lasciando a Verona solo studi di valenza locale, riducendo cosi’ di fatto il prestigio e il valore scientifico del sito Veronese.

La RSU di GSK Verona insieme con le OO.SS ha iniziato il confronto con la Società, cercando delle soluzioni che possano garantire una prospettiva di salvaguardia della qualità e valore internazionale del Centro Ricerche di Verona nella logica del mantenimento della conoscenza scientifica espressa dalle specifiche professionalità dei ricercatori oggi messi in discussione. Si chiede a GSK di rivedere le scelte di allocare all’estero progetti di ricerca e la chiusura dei comparti specializzati [impianto pilota, tossicologia GLP]. Inoltre, per trovare soluzioni è indispensabile una gestione lunga di questa fase di riorganizzazione sperimentando tutte quelle forme organizzative che possano salvaguardare il maggior numero di dipendenti.

In aggiunta, data l’importanza strategica del settore, si è aperto un tavolo nazionale di confronto sulla farmaceutica con il Ministero dello Sviluppo Economico con la presenza delle Federazioni Nazionali Sindacali e Farmindustria. Ci si chiede infatti, se anche le multinazionali del farmaco che sin’ora avevano supportato la ricerca di base in Italia, diminuiscono le risorse investite, chi e in quali condizioni potrà svilupparla in futuro. E’ importante in tal senso che lo “Stato” intervenga favorendo il lavoro delle aziende farmaceutiche riducendo i bavagli burocratici e fiscali eccessivi, parziale causa delle scelte di “fuga” delle multinazionali dall’Italia.

Il Sindacato lancia anche una provocazione: poiché il governo si sta occupando di agevolare fiscalmente il rientro dei cosiddetti “cervelli” fuggiti per scarsità di risorse dell’Italia, perché non ci si occupa di quei cervelli che stanno per perdere il posto in GSK e che difficilmente, se non vengono trovate soluzioni alternative, troveranno occupazione nel nostro Paese?

Il Sindacato anticipa già che sarà importante coinvolgere per la ricerca di soluzioni in questo campo soggetti quali la Regione Veneto, il Comune di Verona, le Università, gli enti ospedalieri e la componente privata rappresentata dagli Industriali.

L’idea potrebbe essere ad esempio l’istituzione di una “rete di lavoro” in cui i vari enti di ricerca italiani, pubblici e privati, possano interagire ciascuno con le proprie peculiarita’, riconosciute e valorizzate così da porsi al servizio di progetti nazionali e internazionali altrimenti impossibili per un ente solo. Si svilupperebbe cosi’ un “Sistema di Ricerca Italia” capace anche di creare nuovi posti di lavoro.

TAGS glaxo

11/12/2008 15:45

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