Lo rileva uno studio della Cgil. Almeno diecimila le imprese coinvolte. Per i dipendenti vuol dire percepire buste paga sotto gli 800 euro al mese. E per 2,3 milioni di precari 'la situazione è ancora più drammatica'
Da gennaio a novembre sono stati almeno 362 mila i lavoratori interessati da provvedimenti di cassa integrazione, per un ammontare di circa 280 milioni di ore. La crisi coinvolge non meno di 10 mila imprese dell'industria, dell'artigianato e dei servizi. Questi alcuni dei dati più significativi di uno studio del dipartimento Settori produttivi della Cgil sulla cassa integrazione in Italia. Per la platea di lavoratori coinvolti vuol dire percepire meno di 800 euro al mese, e molti saranno ulteriormente penalizzati dalla decurtazione della tredicesima mensilità.
Dati tuttavia incompleti e persino prudenti, spiega la Cgil, perché quelli ufficiali sull’andamento della "cassa" si fermano ad agosto 2008: “Da quella data l’Inps non ha più fornito alcuna statistica alle parti sociali, un fatto inusuale. La conoscenza approfondita dei dati e l’aggiornamento del fenomeno complessivo è condizione essenziale per determinare qualsiasi ipotesi di intervento sociale. Per questo ne chiediamo urgentemente la disponibilità”.
In rapporto al numero dei lavoratori dipendenti dell’industria, dell’artigianato e di tutti gli altri settori corrispondenti alla platea di chi ha diritto agli ammortizzatori sociali (e che oscillano tra i 7 e i 7,6 milioni), alla Cgil risulta che “i lavoratori coinvolti dalle situazioni di crisi, per i quali è stato concesso a vario titolo il trattamento di cassa integrazione, sono circa il 5 per cento degli occupati in tali settori. Il che spiega il grave rallentamento che si sta determinando in particolare nella produzione industriale”.
Le imprese coinvolte, dalla Fiat alla Telecom
Più nel dettaglio, il sindacato cita alcune realtà difficili (
qui l'elenco completo). Anzitutto la Fiat, che ha deciso la chiusura di tutti gli stabilimenti italiani per un mese (dal 15 dicembre al 10 gennaio), con 58.000 lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione ordinaria. Poi, l’Ilva di Taranto, dove la nuova generazione entrata al lavoro negli ultimi anni conosce per la prima volta la cassa integrazione. E il distretto della ceramica di Sassuolo, le acciaierie di Piombino (stop della produzione e 1.600 persone a casa), il mobile imbottito tra Matera e Bari (10.000 i posti a rischio). E ancora, la chimica di Porto Torres, che ha annunciato il fermo impianti per due mesi coinvolgendo, insieme all’indotto, non meno 800 lavoratori. Per non parlare dei casi come Alitalia, Gabetti, o di Telecom, che ha annunciato in queste ore un ulteriore taglio di 4.000 dipendenti in aggiunta ai 5.000 di settembre. “Ciò che comunque colpisce – si legge nel rapporto – è l’estensione e la profondità della crisi che coinvolge la piccola e media impresa, dove si concentra il grosso dell’occupazione del paese e che in questi anni ha retto di fronte all’avanzare della globalizzazione”.
Il nodo precari
Occorre considerare, aggiunge il principale sindacato italiano, che a questi dati (che fanno riferimento agli occupati a tempo indeterminato), va aggiunta la situazione che vivono molti lavoratori precari, in particolare lavoratori a tempo determinato, a part-time sempre a tempo determinato e collaboratori, “che superano complessivamente i 2,3 milioni di unità. Così come si sta determinando proprio in queste settimane un drastica riduzione della richiesta da parte delle imprese di lavoro somministrato e che le agenzie quantificano intorno al 30-35 per cento”. Per l’insieme di questi lavoratori, “la crisi si presenta ancora più drammatica: di fronte alla perdita o alla riduzione del tempo di lavoro non hanno alcuna copertura da parte degli ammortizzatori sociali. Le misure adottate dal governo a sostegno del reddito sono così condizionati (stato di crisi dei settori di appartenenza, intervento della bilateralità, ecc.) che rischiano di perdere la loro già ridotta efficacia”.
Camusso, subito un tavolo col governo
“È la conferma della gravità e la profondità della crisi economica e industriale che attraversa l’Italia”, afferma la segretaria confederale della Cgil Susanna Camusso. “I suoi caratteri strutturali – dice – sono del tutto evidenti. Ribadiscono così la grave insufficienza delle misure cosiddette anticrisi varate dal governo, che non avranno alcun impatto anti-ciclico. Non solo la crisi viene scaricata sulle famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, ma non viene neppure indicata un’idea strategica per come uscirne”. La Cgil chiede l’apertura di un tavolo di confronto sulla politica industriale “con l’obiettivo d’invertire una tendenza altrimenti destinata a creare ancora maggiori danni”. Nello specifico, “sul piano sociale si tratta rapidamente di definire misure adeguate per l’estensione ai settori e ai territori degli ammortizzatori sociali e la piena applicabilità anche per i precari; di sostenere maggiormente il reddito dei lavoratori in cassa integrazione; di affrontare con incisività i casi di crisi aziendali. Lo sciopero generale del 12 dicembre ha tra gli altri questi obiettivi e questo significato”.
» L'elenco regione per regione di tutte le aziende in cig ordinaria e straordinaria da gennaio a novembre (pdf)