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Vade retro gay

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All'Onu la Chiesa si oppone alla 'depenalizzazione universale dell'omosessualità'. E non firma la Convenzione sui diritti dei disabili. Spiegando che…

di Frank Barretti

All’evidenza, il Pontificato tedesco non è un Pontificato accademico, sovrastato dallo spessore culturale dello studioso e del teologo Ratzinger: sì, qualche aggiustamento dopo le esuberanze wojtyliane, ma poi una navigazione tranquilla, nello stile della “persona” Ratzinger, il quale, vedrete, vi sorprenderà. Qui qualcuno ha sbagliato previsione. Chi immaginava una Chiesa “perdonista” e in qualche modo “liberal”, come può esserlo in questo primo scorcio del Terzo Millennio, si trova davanti alla Chiesa di sempre, accantonate le punte scomode del Concilio, pronta ad arroccarsi attorno a quei valori della tradizione che, in gergo moderno, vengono classificati non negoziabili. Ha tutto il diritto di farlo. Sorprese niente. Ma quando scende in campo, e un campo politicamente qualificato e impegnativo come l’Onu, corre i suoi rischi di comprensibilità e di comunicazione. Si espone anch’essa a un giudizio universale, mai automaticamente benevolo. Ancora e sempre la questione dei gay e dei disabili (con incorporato l’aspetto aborto). Un doppio approccio, sul piano sociale e sul piano dei principi morali, questi ultimi spinti a farsi potere tout court.

Dunque la Santa Sede annuncia il suo doppio “no”, alla “depenalizzazione universale dell’omosessualità”, e alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili perché contenente in nuce una sorta di liberatoria dell’aborto in casi estremi. E lo fa con il suo diretto rappresentante a Palazzo di vetro, arcivescovo Celestino Migliore. In entrambi i casi si tratta di posizioni contorte che inquietano il mondo laico e accendono polemiche dirette. Nel caso dei gay, si tratta di un rifiuto che, oltretutto, mette in pericolo la quasi-alleanza stretta a settembre tra il Papa e il presidente Sarkozy su una “laicità positiva” peraltro tutta da costruire. Il fatto è che la depenalizzazione dei gay è promossa appunto dalla Francia e sostenuta da molti Paesi dell’Unione Europea. L’arcivescovo Migliore sembra quasi sdoppiarsi: da una parte la riaffermazione che “il Catechismo della Chiesa cattolica dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”; dall’altra l’allarme per “una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi” in cui “si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e di controllo dei diritti u mani, di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni”. Ma ciò che interessa Migliore è ben altro, è l’argomento tabù del matrimonio tra persone dello stesso sesso le quali, negli Stati che non riconoscono questo tipo di unione, verrebbero “messe alla gogna e fatte oggetto di pressioni”. Una posizione quanto meno ambigua. Nel ragionamento della Chiesa c’è spazio per la condanna di ogni forma di discriminazione e al tempo stesso l’abbandono della tematica gay quando si tratta di trasportarla sul terreno del diritto, delle condanne appunto penali.Le reazioni sono quelle che ci si può aspettare. “Di fatto è un condono per chi discrimina gli omosessuali anche con la pena di morte”, sostengono i deputati radicali eletti nelle liste del Pd. Spiega meglio il teologo Vito Mancuso: “Non ci si può nascondere che in 91 Paesi gli omosessuali sono sottoposti a pene corporali o addirittura alla pena di morte”. Ma questa non è, non può essere, una barbarie di serie B. “C’è una fortissima discontinuità tra questa presa di posizione e la difesa degli embrioni, delle persone in stato vegetativo. Si vuole evitare la condanna penale dei gay e la Chiesa che fa? Si oppone!” Ecco uno dei casi in cui la Chiesa rischia di essere “poco cattolica, poco accogliente, cioè non universale, in fin dei conti, poco cristiana”.

Nel caso della Convenzione Onu sul diritto dei disabili il metro di valutazione non cambia, si fa semmai più esplicito, anche tecnicamente. Sempre Celestino Migliore ricorda che “la protezione dei diritti, della dignità e del valore delle persone con disabilità rimane una delle preoccupazioni e dei capisaldi dell’azione della Santa Sede, e la convenzione contiene molti articoli utili”; tuttavia essa “si oppone all’inclusione nel testo dell’espressione ‘salute sessuale e riproduttiva’, perché in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l’aborto, negando il diritto alla vita di ogni essere umano, affermato per altro dall’art.10 della Convenzione stessa”. Dunque il no all’intero documento. Il coro inevitabile delle critiche: “Scelte nel segno di una restaurazione oscurantista che questo pontificato sta predicando e perseguendo” ( Claudio Fava, Sinistra Democratica), “Ingiustificabili i timori del Vaticano” (Benedetto Della Vedova, radicali nel PdL), idem Margherita Boniver (PdL), “Il no del Vaticano all’aborto anche di feti portatori di gravissime disabilità è crudele, perché questi esseri umani sono spesso destinati a sofferenze tremende” (Rita Bernardini deputato radicale nel Pd). E innumerevoli sondaggi ad hoc di giornali e TV private tutti contrari alle posizioni del Vaticano. E Oltretevere spunta un minimo di allarme. Tocca al portavoce ufficiale, il gesuita padre Lombardi, tentare di spegnere l’incendio sul nascere. Dice: “Non era necessario un documento concepito come una somma di temi diversi che si possono prestare ad ambiguità”. Chiarezza: “Del tutto condivisibile la parte in cui si afferma la condanna di violenze e ingiustizie per motivi di discriminazione sessuale”. Ambiguità: “Ma quando si dice che tutti gli orientamenti sessuali devono essere considerati esattamente sullo stesso piano, è un’altra cosa”. Appunto, che cosa è? “Questo polverone mediatico si depositerà, la dichiarazione arriverà all’Onu per l’atto finale, in quell’occasione ci sarà l’opportunità di spiegare meglio la posizione vaticana”.

Sarà così. Intanto si conferma tutta la difficoltà che insorge nel rapporto tra Santa Sede e Palazzo di Vetro ogniqualvolta si affrontano i grandi temi dei grandi valori, sacri o meno che siano. Qualcuno suggerisce che neppure la Carta dei diritti dell’uomo potrebbe reggere in toto alla revisione ratzingeriana. Non esageriamo. Certo è che la Chiesa, nonostante tutti i suoi meriti, non sembra aver trovato il linguaggio più produttivo nel misurarsi con gli aspetti più crudi della modernità. Del resto tutto è in movimento. Difficoltà per altro apparse anche in altri importanti consessi mondiali, come la Conferenza mondiale del Cairo sulla popolazione (1994), quando si affrontarono le cosiddette “politiche antinataliste”; o la Conferenza di Pechino sulla donna (1995) quando fu l’aborto ad allontanare il consenso della Santa Sede. Anche allora la Chiesa, per dire, entrò in crisi e non appose la sua firma alle risoluzioni finali. Ma non ebbe difficoltà a invitare i Paesi partecipanti a sostenere le indicazioni “socialmente costruttive”. Tutto ciò Wojtyla regnante e nel segno della chiarezza.

Sarà così anche con Benedetto?



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TAGS carte vaticane

03/12/2008 18:22

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