Pillole dai media esteri: in America un piano d'intervento per salvare General Motors. In Germania la Opel chiede garanzie statali. La Cina vara il suo new deal: 586 miliardi di dollari in opere pubbliche
L'auto americana. On the edge
Dopo il salvataggio delle banche, adesso sono i produttori di auto di Detroit a implorare aiuto. A questo tema il settimanale britannico The Economist dedica uno dei suoi articoli. Dopo la rivelazione della General Motors, secondo cui c'è il rischio che la casa automobilistica resti con la cassa vuota prima della fine dell'anno, "la reazione nell'industria del settore e a Washington è stata la stessa – giudica l'Economist – vale a dire: sapevamo che era brutta ma non pensavamo fosse così brutta". Peraltro nei guai non c'è solo General Motors ma anche la Ford e la Chrysler.
"Cosa succederà in futuro? – si chiedono in Inghilterra – Gli azionisti sono stati chi più chi meno spazzati via, i mercati finanziari sono chiusi e né Ford né GM hanno azioni che altri sono disposti a comprare. Il mercato dell'auto nord americano dovrebbe tornare in forze nel 2010 o 2011" ma nella pratica "si tratta di anni luce di distanza".
Per l'Economist le opzioni per rispondere alla crisi del mercato, che è la più grave degli ultimi trent'anni, sono sostanzialmente due: o il governo federale fa un passo avanti per salvare la Ford e la General Motors (visto che la Chrysler non è probabilmente salvabile) oppure le due più grandi marche automobilistiche dovranno richiedere la protezione del capitolo 11, una norma ideata proprio per eventualità di questo genere. Ma su questa seconda opzione i dubbi non sono pochi – come spiega il settimanale britannico – "I sondaggi indicano che l'80-90% dei consumatori abbandonerebbero i prodotti di un produttore automobilistico che abbia aperto le procedure di bancarotta. (…) Un’auto è l'acquisto più costoso che molti consumatori fanno, e con esso il proprietario entra in un contratto di lungo termine. (…) Il valore delle auto usate gioca anch'esso una sua parte. Se il marchio è fallito, allora diventa praticamente invendibile." Ragione ancora più forte per evitare il capitolo 11 è il fatto che la bancarotta non farebbe nulla per accelerare l'introduzione di nuovi modelli vitali. Tutti argomenti che – spiega l'articolo – pesano molto sia per Barack Obama, il presidente eletto, che per i democratici al Congresso, che si stanno muovendo per varare un pacchetto di salvataggio".
Le stime della crisi economica danno sostegno a questa posizione. Secondo le previsioni, la produzione di Detroit potrebbe precipitare del 50% e costare , solo in un anno, la perdita di 2 milioni e mezzo di posti di lavoro. Resta da vedere se e quando i fondi arriveranno. Di certo, conclude il pezzo, "la recente vittoria di Obama può essere stata almeno un piccolo colpo di fortuna lungo la strada dei produttori di automobili".
Libero lavoro in libero sindacato
Negli Stati Uniti la crisi continua a imperversare. I numeri della disoccupazione crescono velocemente e tutti aspettano le prime mosse di Obama che ha già annunciato cinque milioni di nuovi 'lavori verdi' e credito d'imposta alle aziende per ogni posto di lavoro creato. Nel frattempo i leader sindacali si preparano a lanciare una campagna per il rinnovamento economico che include la lotta per un rafforzamento dei diritti sindacali dei lavoratori. La mobilitazione viene annunciata dal sito della principale confederazione americana l'AFL-CIO. L'obiettivo è bissare il successo della campagna elettorale a favore di Barack Obama, a cui hanno contribuito 250mila volontari del sindacato. L'obiettivo è raccogliere nuove sottoscrizioni in favore dell'Employee Free Choice Act che intendere emendare il National Labor Relations Act per poter stabilire un sistema efficace che permetta ai lavoratori di partecipare all'organizzazione sindacale.
Germania in recessione, e ora?
La notizia è stata riportata in prima pagina dai principali quotidiani europei: anche la Germania è in recessione. La crisi economica globale si allarga quindi al paese economicamente più importante dell'Unione Europea. Abbiamo selezionato un articolo del quotidiano berlinese Tagesspiegel, secondo il quale la retromarcia della locomotiva d'Europa "ormai è ufficiale. In base ai dati forniti dall'Ufficio statistico federale l'economia ha subito una contrazione sia nel secondo che nel terzo trimestre del 2008. Da aprile a giugno il prodotto interno lordo – rispetto al trimestre precedente – è calato dello 0,4%, e da giugno ad agosto dello 0,5%. (…) La crisi sta colpendo duramente le aziende tedesche. Soprattutto quelle orientate all'export, e in particolare l'industria. Gli ordinativi sono in calo già dall'inizio dell'anno, mentre la domanda crolla in tutto il mondo". Per il Tagespiegel una simile contrazione della produzione non si registrava dai tempi della riunificazione tra Germania Est e Ovest. Il settore dove la crisi è più acuta è quello automobilistico, a causa del crollo mondiale della domanda. Ma anche l'industria chimica è danneggiata dalla congiuntura globale.
Il quotidiano berlinese aggiunge però una nota di ottimismo, ed è la previsione di uno degli istituti di ricerca economici tedeschi, il Deutsche Institut fuer Wirtschaftsforschung, secondo il quale nell'ultimo trimestre di quest'anno la recessione dovrebbe fermarsi, e il Pil della Germania dovrebbe tornare a crescere, seppure di poco, arrivando a un + 0,2%.
Opel chiede garanzie statali
L'industria dell'auto tedesca, come abbiamo detto, è la più esposta ai venti della crisi. E in Germania l'emergenza riguarda soprattutto la Opel, costruttore automobilistico controllato dall'americana General Motors. Anche l'affiliata Opel, in Germania, vuole chiedere analoghe garanzie statali. La richiesta, ha spiegato al quotidiano Handelsblatt il numero uno di Opel, Hans Demant, è rivolta sia al governo federale, sia a Nordreno-Vestfalia, Renania-Palatinato, Turingia e Assia, ossia i quattro Laender tedeschi che ospitano gli stabilimenti della società. Stando all'Handelsblatt - in un articolo riportato in Italia dall'Apcom -, il governatore dell'Assia, Roland Koch (esponente della Cdu) sarebbe pronto a concedere all'azienda 500 milioni di euro. Stando al sito della tv pubblica dell'Assia Hr - riferisce sempre l'Apcom -, la decisione di Opel di chiedere garanzie statali è legata all'inasprimento della crisi di General Motors, che potrebbe portare a mancati pagamenti ad Opel. Nei giorni scorsi il costruttore tedesco aveva scritto una lettera a Merkel, chiedendo, invano, un programma a sostegno dell'industria automobilistica europea.
Sindacati sotto attacco
La federazione internazionale dei metalmeccanici ha denunciato l'aggressione al leader della categoria russa Alexey Etmanov. La notizia viene riportata sul sito dell'organizzazione sindacale e rilanciata dal portale labourstart.org. Etmanov stava tornando a casa dopo il secondo turno allo stabilimento Ford - dove il suo è il primo sindacato - quando è stato assalito da tre uomini armati. Dopo l'aggressione la telefonata di minaccia: "Siete state avvertiti. Se continuate a creare ostacoli, vi uccideremo". Si tratta del terzo episodio dallo scorso giugno. Quando ad essere attaccati furono due sindacalisti attivi nel gruppo Hyundai. Immediata la reazione dell'International Metalworkers federation che ha accusato, attraverso il segretario generale Marcello Malentacchi, "l'indifferenza delle autorità davanti alle violazioni di diritti umani e sindacali fondamentali" e ha chiesto indagini immediate e trasparenti.
La protesta d'oro
Quasi 2mila lavoratori della DRDGOLD, il quarto produttore di oro del Sud Africa, hanno protestato davanti agli uffici del ministero del lavoro contro la possibile chiusura delle miniere. A darne notizia è il sito dell'agenzia di stampa Reuters che spiega come la proprietà del gruppo abbia deciso di serrare i battenti di alcuni siti per evitare le difficoltà e i costi che aumentano anche a causa della crisi finanziaria. I lavoratori hanno presentato un memorandum all'azienda che ha promesso una risposta nell'arco della prossima settimana. Il portavoce del sindacato ha spiegato che i lavoratori sono preoccupati all'idea di perdere il proprio posto di lavoro. Vorrebbero un investimento nelle miniere e non il licenziamento". Così Shane Choshane a Johannesburg ha detto che chiederà al governo di ritirare la licenzia alla Drdgold e di darla piuttosto a qualche altro gruppo che contribuisca a salvaguardare l'occupazione dei lavoratori.
Cina, piano del governo per risollevare l'economia
Anche il governo cinese si è mosso per arginare gli effetti della recessione mondiale. Ne dà notizia l'edizione del 13 novembre del China Daily, che parla di un piano da 586 miliardi di dollari approvato dal Consiglio di Stato cinese per stimolare la crescita economica. C'è già un elenco di progetti approvati per rilanciare la domanda interna – informa il quotidiano-: si va dalla costruzione di un gasdotto all'allargamento di due centrali nucleari, da progetti di conservazione idrica alla costruzione di nuovi aeroporti nella provincia di Anhui e nella Mongolia Interna. La crescita dell'economia cinese – riferisce sempre il China Daily – è stata "solo" del 9%. Quasi tre punti percentuali in meno rispetto all'11,9% registrato nello stesso trimestre un anno fa. Si tratta comunque di una crescita eclatante. Però i cinesi hanno deciso di preoccuparsi, e di intervenire con un new deal a modo loro.