Primo maggio: senza crescita e occupazione il Paese implode
Deve cambiare. Cambierà. La politica economica e sociale del governo italiano e quella di molti paesi europei, che blocca la...

Pillole dai media esteri: ricadute economiche dal Messico in giù. Il massacro di Tlatelolco 40 anni dopo. Wal-Mart boicotta il cotone uzbeko: lo raccolgono i minorenni. Cina: Skype censura e sorveglia le chat
di Davide Orecchio e Martina Toti
Presidenziali USA. Dibattito senza scintille
New York Times
E' stata la notte dei vice. Palin e Biden: giovane e repubblicana lei, anziano e democratico lui. I quotidiani americani aprono con commenti e analisi sul dibattito che si è tenuto ieri sera alla Washington University, nello stato centrale del Missouri. Palin e Biden sono cordiali ma puntuali. E' il titolo di apertura che si legge sul sito del quotidiano statunitense New York Times. "La governatrice Sarah Palin è ricorsa a un sorriso sicuro, maniere popolari e punti programmatici scritti con cura per colpire educatamente e resistere politicamente nel corso del dibattito vice-presidenziale, in una performance che il suo rivale, il senatore Joseph Biden Jr, ha cercato di smontare con critiche esposte in maniera cordiale ma rigorosa. Se temi e posizioni erano familiari a molti ascoltatori – dalle tasse all'economia, dall'energia al petrolio, dai matrimoni gay all'Iraq e all'Afghanistan – è stato il debutto della Palin in un dibattito pubblico nazionale a rendere l'evento insolito". "Difatti - prosegue Patrick Healy del New York Times – la Palin, che prima era sindaco di una piccola città, è stata differente da qualsiasi altro candidato si ricordi poiché ha utilizzato espressioni come 'un sacco di' o simili "per fare appello al voto dei lavoratori e della classe media che si sentono abbandonati da Washington". Centrale nel dibattito, come era inevitabile che fosse, l'economia. La Palin, raccontano sul New York Times, ha detto: "andate a una partita di calcio tra ragazzi e rivolgetevi a un genitore qualsiasi chiedendogli che pensa dell'economia. Scommetto che sentirete la paura nella voce di quel genitore, paura per quei pochi investimenti che alcuni di noi hanno". Sull'economia Biden ha puntato il dito su alcuni errori strategici della compagine repubblicana. "Due lunedì fa John McCain diceva alle nove del mattino che le basi dell'economia erano solide. Alle 11, quello stesso giorno, diceva invece che eravamo in crisi. Il che non vuol dire che McCain sia un cattivo ragazzo, ma fa capire quanto sia fuori dal mondo. Quei genitori lo sapevano già due mesi fa".
(Ma.To.)
Economie latino-americane con le dita incrociate
The Economist
"Se le analogie con la Grande Depressione spaventano gli americani, non meno paura provano le popolazioni dell'America Latina." L'articolo pubblicato sul settimanale finanziario The Economist traccia un parallelo tra gli anni delle Grande Depressione e la nostra epoca. Qualche anno dopo il crollo del 1929, 16 governi nella regione caddero sotto colpi di mano militari o autoritari "In anni recenti – spiega il pezzo – il dibattito si è concentrato soprattutto sull'indipendenza economica dell'America Latina rispetto ai vicini del nord. Ma il 29 settembre, quando la Camera dei deputati di Washington ha bocciato il piano di salvataggio, ci si è ricordati di quanto stretti siano ancora i legami." Di fatto, la crisi finanziaria non nasce in America Latina, e qui le banche sembrano essere abbastanza solide - ad eccezione che in Brasile. Una delle paure maggiori, in realtà, riguarda la possibilità di un rallentamento dell'economia globale che si accompagni a un declino dei prezzi delle materie prime facendo salire così la pressione. I primi effetti – secondo The Economist – si stanno già registrando in Messico. Ad agosto, ad esempio, le rimesse dei migranti messicani che vivono negli Stati Uniti hanno subito un calo record e anche il commercio tra i due stati sembra essere a rischio. Ma cosa è cambiato rispetto a ottanta anni fa? Per il settimanale britannico: "La differenza maggiore sembra che quei paesi che sono stati più ostili al capitalismo globale sembrano più esposti a questo cambio di clima. Negli anni '30, le democrazie della regione soffrirono di una crisi e di una depressione nata a migliaia di chilometri di distanza. Oggi ad avere più paura sono le monarchie elette dominate da populisti dell'economia."
(Ma.To.)
La notte più lunga. Il Messico non dimentica il massacro di Tlatelolco nel suo quarantesimo anniversario
El País
Il 2 ottobre del 1968 decine e decine di studenti furono massacrati dall'esercito nella Piazza delle tre culture a Tlatelolco, Città del Messico. A quarant'anni di distanza il quotidiano spagnolo El País dedica un servizio firmato da Luis Pablo Beauregard a una strage ancora impunita. "I giovani – leggiamo – si ammassano nella Piazza delle tre culture, nella zona nord di Città del Messico. Aspettano che inizi a parlare il primo dei quattro oratori previsti. Alcuni sono qui per protestare contro l'occupazione della Città universitaria da parte dell'esercito. Altri assistono magnetizzati dalla forza sorta dal Maggio francese. Erano le 18.10 quando un bengala sfregiò il cielo di quel due ottobre del 1968. L'attenzione catturata da quella luce brillante nel cielo fu rotta da uno sparo, e poi da un altro. Cominciava la notte più lunga". "Oggi – scrive il quotidiano spagnolo – si compiono 40 anni da quella notte. Un anniversario doloroso per le giovani vite che furono stroncate nel corso di un assembramento pacifico. Ma la data resta una ferita aperta perché dalla caduta del Pri (Partito rivoluzionario istituzionale), che ha governato il paese per più di 70 anni, ancora non è stato individuato il responsabile del massacro. L'impunità è parte stessa della commemorazione". La strage si consumò quando mancavano solo dieci giorni all'apertura dei Giochi olimpici a Città del Messico. Nella piazza c'erano più di otto mila persone e il bengala sparato in cielo era un segnale, "l'ordine atteso dai reparti della Operación Galeana per aprire il fuoco. I cecchini erano su molti edifici, tra cui semplici abitazioni e la sede del ministero degli Esteri, e da lì spararono sulla folla terrorizzata. "Ancora non si conosce – a 40 anni dai fatti – il numero preciso dei morti. (...) Tra le vittime c'erano curiosi, simpatizzanti, casalinghe, ma non leader del movimento. (...) Le autorità parlarono di 33 morti. Ma molti testimoni segnalarono che nei reparti di medicina legale degli ospedali erano arrivati almeno 40 cadaveri".
(D.O.)
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03/10/2008 18:03
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Più convincente il candidato democratico alla vicepresidenza. Ma Palin ha retto la sfida. Si è parlato di tutto: economia, politica estera, clima. Il dibattito non cambia gli equilibri. Molti sondaggi danno Obama avanti di 9 punti
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