Primo maggio: senza crescita e occupazione il Paese implode
Deve cambiare. Cambierà. La politica economica e sociale del governo italiano e quella di molti paesi europei, che blocca la...

Il primo dibattito tv tra i due candidati è pari e patta. Ma sui temi economici stravince Obama. Mentre in politica estera il repubblicano si mostra più a suo agio
di Alessandro Coppola
Negli anni sessanta l’università del Mississipi era uno degli epicentri dei conflitti razziali di quegli anni. Il movimento per i diritti civili riusciva per la prima volta a imporre l’ammissione di studenti afro-americani nell’ateneo di uno degli stati più violentemente segregazionisti del paese. Quarant’anni dopo è la stessa università ad ospitare il primo dibattito presidenziale della storia americana che vede la partecipazione di un afro-americano – seppure di specie particolarmente meticcia – in qualità di candidato. Il momento è solenne non solo per questo, ma anche per la gravità di una crisi finanziaria che ormai in pochi non paragonano a quella del ’29. Il dibattito, originariamente consacrato ai temi della politica estera e della sicurezza nazionale, si concentra inevitabilmente per almeno metà della sua durata sulla politica economica, a partire dall’assai controverso piano di emergenza proposto dall’amministrazione Bush. McCain, in cerca di una consacrazione precoce della sua leadership che gli permetta di colmare la distanza che nei sondaggi si fa sempre più ampia con il candidato democratico, aveva proprio alla vigilia del dibattito comunicato la sua decisione di sospendere la campagna presidenziale. La gravità della crisi lo spingeva a correre a Washington: solo la sua presenza avrebbe permesso il raggiungimento di un accordo fra l’amministrazione, la maggioranza democratica e la minoranza repubblicana del congresso. Una scommessa spericolata il cui esito pare, per ora, non essere particolarmente felice. Del ruolo di McCain nella formulazione dell’accordo raggiunto al Congresso nel corso della notte, e di cui quando si scriveva questo articolo non si conosceva ancora il contenuto, si sono perse infatti le tracce.
Crisi finanziaria e politica economica
Si parte quindi dalla crisi finanziaria ed Obama, costantemente redarguito per la sua incapacità di parlare in modo chiaro e netto, questa volta sembra poco professorale e molto determinato, scandendo le sue priorità irrinunciabili di un eventuale piano per rispondere alla crisi finanziaria: garantire il diritto dei contribuenti di avere indietro quanto avranno investito con il piano di emergenza quando i mercati finanziari torneranno alla normalità, sventare la possibilità che i manager responsabili del disastro accedano paradossalmente proprio attraverso l’intervento pubblico a “paracadute dorati” che perpetuino lo scandalo delle loro remunerazioni parossistiche e, infine, l’introduzione di misure a sostegno della proprietà immobiliare diffusa minacciata dalle ipoteche moltiplicatesi con la crisi dei mutui sub-prime. Allo stesso tempo, dice Obama, la necessità di gestire l’emergenza non deve far dimenticare agli americani quali sono le origini e i responsabili della crisi: l’amministrazione Bush e il suo fastidio per qualsiasi idea di regolamentazione dei mercati ne sono gli autori principali. Con la crisi, per Obama, è una intera filosofia economica a dimostrare la sua clamorosa inefficacia, “una teoria che dice essenzialmente che indebolendo la regolamentazione dei mercati e la protezione dei consumatori, e dando di più a chi ha già molto, la prosperità in qualche modo colerà dall’alto in basso”. La sua amministrazione farà l’opposto, ricostruendo l’economia “dal basso verso l’alto” a partire dai bisogni di quella middle class cui non cessa mai di appellarsi nel corso dei suoi interventi.
Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.
TAGS obama mccain elezioni usa
28/09/2008 12:50
Cerca su Rassegna.it con Google
Di fronte alla crisi finanziaria, si sono improvvisamente alzate molte voci per invocare un ritorno dello Stato
Pillole dai media esteri: il piano anticrisi di Bush raccontato da Página 12. Piccole aziende americane sotto pressione. La Cina "a testa alta". Russia: i Kolkhoz di Stalin diventano moderni latifondi
I crack finanziari mettono in difficoltà i Repubblicani e la ricetta economica di McCain. Obama passa all'attacco contro il 'fallimento di una filosofia economica'
Più sanità e sostegno ai ceti medi. La ricetta del candidato democratico alla presidenza
Tutti i contenuti della community
Pubblica i tuoi contenuti su Rassegna.it