Primo maggio: senza crescita e occupazione il Paese implode
Deve cambiare. Cambierà. La politica economica e sociale del governo italiano e quella di molti paesi europei, che blocca la...

La svolta riformista di Raúl Castro, il ritorno di Ted Kennedy, il sindacato in Cina e il compleanno di Mandela
di Davide Orecchio e Martina Toti
Cuba, il nuovo realismo socialista
Nel suo intervento al Parlamento cubano dello scorso 11 luglio, Raúl Castro ha impresso una svolta epocale al discorso pubblico del socialismo cubano. Il fratello minore ed erede di Fidel ha ammesso pubblicamente che è finita l’epoca dell'egualitarismo a tutti i costi. E che i cubani devono e possono guadagnare in base a quanto lavorano. “Diciamo la verità – ha dichiarato Raúl -, a Cuba si lavora poco, sempre meno”. E poi: “Troppe cose in questo Paese sono gratis o sussidiate. Il socialismo è uguaglianza di diritti e di opportunità, non di reddito”. Al discorso di Raúl Castro il quotidiano colombiano El Tiempo (d’impostazione liberale) dedica un commento di Leonardo Padura Fuentes, uno scrittore e giornalista cubano. “A 46 anni dalla sua proclamazione – scrive Fuentes – il socialismo cubano sembra aver recuperato il concetto del valore del denaro come regolatore economico e catalizzatore sociale”. L’obiettivo di Raúl è “la produttività e la qualità del lavoro fisico e intellettuale” e nelle sue parole Fuentes legge il segnale che a Cuba “vita reale e discorso iniziano ad avvicinarsi”. “Il denaro ha recuperato il proprio suono e se ne parla, si parla della sua assenza, della sua presenza e della sua necessità perché le persone lavorino e vivano. Nella Cuba socialista”. “Da quando sono sfumati i giorni della bonanza socialista degli anni 80, quando lo stipendio permetteva ai cubani il ‘lusso’ di una cena al ristorante o persino di pagarsi un fine settimana in albergo, il lavoro per lo Stato ha smesso di essere una fonte di introito sufficiente a vivere”. “La diserzione lavorativa – scrive ancora Fuentes – verso settori più lucrosi o almeno con maggiori possibilità economiche (come il turismo, le imprese miste con capitale estero, il lavoro autonomo) oppure l’esilio hanno smantellato molte aree del mondo del lavoro, tra cui anche l’educazione (…) La gente non può vivere solo con quanto paga lo Stato.” “Il nuovo governo cubano – conclude il giornalista – ha lanciato al Paese tre messaggi fondamentali: lavoro, risparmio e disciplina. Sa che è questa la sacra trinità che potrà dare stabilità e durata al sistema”.
(D.O.)
Il ritorno di Kennedy
Grazie Ted. E’ la didascalia della foto con cui il settimanale Rassegna Sindacale apre l’ultimo numero, uscito proprio ieri. Obama sorride al fianco di Ted Kennedy, il senatore democratico da poco reduce da un’operazione. Il rientro di Kennedy in Senato è stato provvidenziale – come racconta nell’editoriale il direttore Paolo Serventi Longhi. Mancava, infatti, solo il suo voto per impedire l’approvazione di una legge proposta dai repubblicani, con cui sarebbe stato tagliato il rimborso ai medici che assistono gli anziani. E’ il quotidiano statunitense New York Times a raccontare la vittoria dell’ultimo Kennedy. “Il Senatore è entrato trionfante in senato, per la prima volta dopo aver appreso di avere un cancro al cervello e nella speranza di offrire ai democratici quell’unico, cruciale voto di cui avevano bisogno per impedire il tagli dei rimborsi ai medici aderenti al piano Medicare. Tenendo tutte e due le mani aperte – continua il quotidiano – come un predicatore che riceve benedizioni, Kennedy, 76enne ha urlato ‘ehi’ e, poi, velocemente, ha alzato il pollice prima di ricevere ancora più baci e abbracci.” Alla fine, il conteggio totale è risultato in un 69 contro 30: dopo l’ingresso di Kennedy, infatti, altri 9 repubblicani hanno votato insieme a lui. Solo il senatore John McCain, candidato alla Casa Bianca per il partito dell’elefante era assente. Le conclusioni ancora nelle parole del New York Times: “Il drammatico ingresso di Kennedy ha concesso ai democratici una vittoria sorprendente, mentre ha segnato un’umiliante battuta d’arresto per i leader repubblicani. Obama ha commentato: “In un momento in cui i medici si trovano ad affrontare aumenti con il doppio zero per provvedere alle cure, sono orgoglioso di essermi unito ai miei colleghi per fermare questo taglio devastante.” Torniamo alla prima pagina di Rassegna Sindacale e al commento del direttore Serventi Longhi: “Ted Kennedy, una vita intensa e anche discussa, ha 76 anni. Rita Levi Montalcini, senatrice a vita sempre presente nelle votazioni cruciali della scorsa legislatura, ne ha 98. Carlo Azeglio Ciampi ne ha 88. Sono alcune delle persone straordinarie che mostrano una strada: quella della difesa dei diritti e della dignità umana e, quindi, di quello stato sociale che negli Stati Uniti come da noi si vuole abbattere”.
(Ma.T.)
I rom e l’Italia. “Cara Europa”, la lettera di Rebecca Covaciu (12 anni)
"Cara Europa...": inizia così la lettera di Rebecca Covaciu, una dodicenne romena di etnia rom che ha trascorso metà della sua vita sulle strade di Spagna e Italia. Il quotidiano spagnolo El País, il 13 luglio scorso, ha dedicato un lungo reportage alla vicenda di Rebecca. L’articolo è stato pubblicato anche sul sito ed è stato il più letto quel giorno, con 35 mila visite, a dimostrazione del fatto che quanto sta accadendo in Italia alla comunità Rom interessa, e non poco, all’intera opinione pubblica europea. Con la sua lettera e i disegni allegati, intitolati 'I topi e le stelle', Rebecca si era aggiudicata il Premio Unicef 2008 per le sue doti artistiche. Lo scorso giugno, però, a Milano, sia lei che il padre Stelian Covaciu erano stati aggrediti – secondo quanto denunciato dalla Ong italiana EveryOne – da degli agenti di polizia. Rebecca racconta al giornalista del País Miguel Mora le sue giornate trascorse a chiedere l'elemosina con i genitori, i bambini visti morire per la mancanza di medicine, la distruzione della sua baracca… “Ha conosciuto la paura dei gitani che sono fuggiti da Ponticelli, a Napoli, quando il loro campo fu incendiato (…) E ha commosso l’Italia con la sua storia in prima persona. Una lettera in cui riassume il suo sogno: andare a scuola e che i suoi genitori trovino lavoro. (…) Cinque anni fa partì dal suo paese, Siria jud Arad, vicino Timisoara (…) Da pochi giorni vive, sogna e disegna in una piccola casa di campagna vicino a un paese della Basilicata” (ospite di una coppia che ha letto la sua storia su internet e ha offerto riparo a lei a alla sua famiglia). "I Covaciu – scrive El País – sono arrivati a questa casa di notte. Arrivavano in treno, un lungo viaggio da Milano. Pochi giorni prima alcuni poliziotti avevano aggredito suo padre Stelian” che ricorda: “Mi hanno minacciato di tornare se li denunciavo”. “Lo ha fatto lo stesso – scrive sempre El País – ed è dovuto fuggire”. Il reportage ricostruisce l’odissea di Rebecca dalla vita di strada alla fama improvvisa ottenuta col premio Unicef, e di nuovo alla fuga. “In Siria - racconta la bambina – avevamo una casa, ma non il pane, e mangiavamo grazie all’elemosina dei vicini. Poi, a Milano, i miei non hanno trovato lavoro, e anche lì abbiamo fatto l’elemosina. Non potevo andare a scuola perché eravamo senza casa. (…) Vivevamo in una baracca di cartone e plastica sotto a un ponte nel quartiere Giambellino”. Poi l’associazione EveryOne scopre il talento di Rebecca e invia i suoi disegni al premio Unicef: “Oltre a principesse e spiagge immaginarie, la bambina disegna la sua vita reale. Ritratti dell’emarginazione, della diaspora e dell’accattonaggio”. Rebecca vince il premio Unicef e “i mezzi di informazione la trasformano per un giorno nella ‘piccola Anna Frank del popolo zingaro’”, scrive ancora El País. Poi, però, il duro ritorno alla realtà.
(D.O.)
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TAGS castro scalo internazionale cuba mandela
18/07/2008 10:00
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