Primo maggio: senza crescita e occupazione il Paese implode
Deve cambiare. Cambierà. La politica economica e sociale del governo italiano e quella di molti paesi europei, che blocca la...

Fisco, Sanità, Pensioni, Lavoro, Lotta alla povertà, Immigrazione, Energia. L'agenda del partito di Obama
di Alessandro Coppola
Manovra anti-crisi e riforma fiscale
Un’eventuale amministrazione Obama si impegnerebbe nell’approvazione immediata di un insieme di misure volte al sostegno dei redditi familiari – colpiti dall’aumento dall’inflazione ed in particolare dall’aumento del costo dell’energia – e dell’economia. L’impegno è quello di investire 50 miliardi di dollari in trasferimenti agli stati e alle istituzioni locali per sostenerne la spesa nei campi dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria e delle infrastrutture; di assicurare il finanziamento degli interventi recentemente approvati dal Congresso per l’assistenza delle “vittime” della crisi del mercato immobiliare; d'intervenire a sostegno dei settori manifatturieri “per prevenire la perdita di un altro milione di posti di lavoro”. Fra gli interventi destinati all’aumento dei redditi disponibili, quello principale sarà la riforma del fisco che dovrebbe prevedere un aumento del prelievo dei redditi superiori ai 250.000 dollari e una sua contestuale su quelli inferiori a quella soglia. Secondo lo Urban Institute, il piano di Obama comporterebbe una riduzione media della pressione fiscale di 900 dollari all’anno sull’80 per cento dei redditi – vale a dire quelli fino a 118.000 dollari, e un suo aumento medio di 800.000 dollari sullo 0,1 per cento dei redditi, vale a dire quelli con una media di 9,1 milioni di dollari. La riforma di McCain ridurrebbe, seppur di poco, la pressione sui primi ma anche sui secondi, regalando un’ulteriore sconto di 190.000 dollari all’anno ai redditi più alti. Quello di Obama è quindi un piano dal carattere fortemente redistributivo che abolirebbe di fatto le riduzioni sul prelievo sui redditi più alti introdotti dall’amministrazione in carica, viceversa conservate ed estese nel caso di un’eventuale amministrazione McCain. Inoltre, come vedremo, un’eventuale amministrazione Obama interverrebbe anche sulla riduzione delle pay roll taxes – essenzialmente i contributi previdenziali – per la maggior parte dei contribuenti.
Assistenza sanitaria: copertura universale in un sistema di mercato
Come noto, l’assistenza sanitaria è uno dei temi chiave della campagna: la popolarità del sistema attuale è in calo non solo fra chi dal sistema è completamente escluso ma anche fra chi nel sistema è incluso e si trova ad affrontare costi sempre crescenti. Dopo il fallimento delle proposte di riforma degli anni Novanta, i democratici ci riprovano riconoscendo, secondo gli osservatori, la superiorità del piano di Hillary Clinton rispetto a quello un po’ meno ambizioso di Obama. Se gli obiettivi fondamentali sono chiari - estendere la copertura sanitaria a tutti gli americani, ridurre una spesa sanitaria inefficiente e macchinosa e porre fine all’oltraggio della nazione più ricca del mondo che è 47esima nella graduatoria mondiale dell’aspettativa di vita e 43esima in quella della mortalità infantile – sarà responsabilità di un Congresso, che dovrebbe essere a maggioranza democratica, la discussione su come raggiungerli. La soluzione – e su questo sono d’accordo tutti i democratici, tranne una ristretta minoranza di radicali – non è l’introduzione di un’assicurazione sanitaria pubblica universale, che implicherebbe una ristrutturazione del settore dalle dimensioni impensabili, ma quella di una riforma dell’offerta assicurativa che attraverso l’iniezione di dosi consistenti di spesa pubblica lo renda universalmente accessibile. Il nuovo modello, definito dalla piattaforma come unicamente americano, vorrà che l’assistenza sanitaria “sia responsabilità condivisa dei datori di lavoro, dei lavoratori, delle imprese assicurative, del sistema ospedaliero e dello Stato”, attraverso “la libera scelta dei cittadini fra diversi piani sanitari privati ed un piano pubblico” che conduca alla copertura sanitaria di tutti i cittadini “grazie a un diretto impegno del governo per mezzo di crediti fiscali ed altri strumenti finanziari”. Il nuovo ruolo regolatore del governo dovrebbe garantire non solo l’inclusione di tutti gli americani nel sistema sanitario, ma pure la fine delle discriminazioni di cui sono vittime – anche attraverso la mera esclusione dai regimi assicurativi – i soggetti particolarmente a rischio. Inoltre, secondo i democratici, “i premi raccolti dalle assicurazioni dovrebbero essere reinvestiti in prima istanza nella fornitura di servizi agli assicurati prima che alimentare i profitti”.
Sistema pensionistico: più redistribuzione e no alla privatizzazione
Oltre all’impegno per una maggiore e più adeguata regolamentazione dei mercati pensionistici privati, Il destino di uno dei grandi programmi sociali introdotti dalla legislazione del New Deal nel 1935 – vale a dire la copertura pensionistica universale di base nota come social security – che nel 2004 trasferiva a 47 milioni di americani risorse per 492 miliardi di dollari, è un altro grande tema della campagna. Anche qui, come in Europa, l’ansia è crescente rispetto alla sostenibilità finanziaria del programma che dovrebbe realizzare il suo primo disavanzo nel 2018. Le previsioni più pessimistiche parlano di un collasso del sistema nel 2040 mentre quelle più ottimistiche scommettono su flussi migratori e crescita economica per la sua sostenibilità. Anche in questo caso se l’obiettivo é molto chiaro – “rifiutiamo l’idea del candidato repubblicano secondo la quale la social security è una disgrazia. Onoreremo il dovere di rafforzarla e di garantire l’erogazione dei relativi trattamenti, ora e per le generazioni future. Non la privatizzeremo” – gli strumenti per conseguirli lo sono meno, soprattutto nella piattaforma. Obama nella sua campagna ha sostenuto l’idea di una contribuzione speciale di solidarietà sui redditi più alti dalla quale non discenda un aumento dei relativi trasferimenti pensionistici: in altre parole i più ricchi pagherebbero di più senza ricevere di più una volta pensionati. Un intervento che avrebbe probabilmente forti effetti redistributivi: non casualmente i repubblicani hanno subito evidenziato come la soluzione di Obama “trasformerebbe un’assicurazione in un altro programma di assistenza”. Il funzionamento della social security è piuttosto originale: attualmente lavoratori e datori di lavoro versano contributi equamente ripartiti per un totale del 12,4 per cento - i lavoratori indipendenti versano ovviamente l’intero 12,4 per cento - sull’ammontare dei salari per i primi 102.000 dollari guadagnati in un anno. Si tratta di una soglia che ovviamente copre la maggior parte degli americani. La proposta di Obama è quella di introdurre contributi, non delle stesse dimensioni e probabilmente compresi fra il 2 ed il 4 per cento per i redditi superiori ai 250.000 dollari. Il nuovo sistema, quindi, lascerebbe scoperti dalla contribuzione i redditi fra i 102.000 - soglia entro la quale si applica quella ordinaria - e i 250.000 dollari – laddove si applicherebbe la contribuzione straordinaria. Un intervento dagli evidenti effetti redistributivi soprattutto in direzione di quelle classi medie che il Partito democratico intende conquistare. Seppure non citata nella piattaforma, una riduzione contestuale dei contributi versati dai lavoratori sui primi 102.000 dollari del loro reddito è stata più volte ipotizzata da Obama. Non occorre dimenticare che i contributi – le cosiddette pay roll taxes – finanziano, oltre al programma previdenziale, anche quello di assistenza sanitaria di base per i pensionati, noto come Medicare.
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TAGS barack obama elezioni usa democratici
26/08/2008 00:13
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