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Il viaggio del papa in Francia
di Frank Barretti
Il Verbo nuovo è “laicità positiva”. Lo hanno stabilito di comune intesa Nicolas Sarkozy e Benedetto XVI. A Parigi. Una prima volta, scambiandosi l’un l’altro cortesie non solo formali durante l’incontro solenne all’Eliseo. Una seconda volta - al Collège des Bernardins dinanzi a 700 tra storici, intellettuali, filosofi, artisti, tutti accuratamente selezionati - il Pontefice di Roma si è prodotto in una dotta disquisizione sui confini attuali e sulle interconnessioni possibili, anzi doverose, tra pensiero cristiano e pensiero laico. Una lectio magistralis che, in un certo modo e in una certa misura, ha affascinato la raffinata platea. Herr Professor – come il Monde lo ha “degradato” e innalzato allo stesso tempo, ponendolo al livello dei suoi interlocutori - è piaciuto per la grana fine delle argomentazioni, per l’approccio dialogico su tematiche che dividono tuttora il mondo e l’Europa, per la disponibilità ad una chiarezza che non è mai una resa. Tutt’altro. Il pontificato tedesco mira, ormai è evidente, a ridisegnare il rapporto tra Stato e Chiesa, a riequilibrarlo a favore di quest’ultima senza sottrarsi al dovere di evitare arroganti sovrapposizioni e collisioni insanabili. Siamo nella laicissima Francia, e allo storico, wojtyliano “Non abbiate paura” si cerca in fine di dare concreta sostanza. Da Parigi nessuna Carta, nessuna dichiarazione di intenti ma, sì, il lancio di una idea e di un metodo che susciterà dibattito.
Laicità positiva: l’esame logico della formulazione ammettel’esistenza della laicità negativa, quella “laicité de combat” che vuole non solo separati ma antagonisti Stato e Chiesa. Folle – sottolinea Sarkozy – chiunque voglia mantenere aperto e alimentare con colpi di mano ed eccessi polemici un terreno di scontro ormai anacronistico. All’estroverso decisionista e talvolta estemporaneo presidente francese, va indubbiamente il primato per aver ridotto a formula di pronta presa un processo culturale tutto da percorrere maper il quale egli fiuta una lunga stagione di favorevoli occasioni. Vero è che, proprio alla eletta platea in ascolto del Papa, quell’aggettivo “folle” non è piaciuto affatto, inteso come liquidatorio di una tradizione e di un’attitudine al libero pensiero su cui poggiano le istituzioni della democrazia francese. Ma tuttociò è musica celestiale per un Ratzinger che, a suo tempo, ebbe a indicare un tracciato di ricomposizione culturale grosso modo così riassumibile: se non hai fede, se non sei credente, comportati come se lo fossi. Fu, almeno in Italia, la scintilla che folgorò il cammino delle truppe sparse dei neocon, su, su, fino agli atei devoti, non escluso qualche furbetto in fregola di carriera politica. A Parigi Benedetto XVI è stato perfetto nel dosare analisi ed impulsi, mantenendo il tutto su un piano di alta accademia. Tanto meno ha ceduto a intrusioni ideologiche o politiche. Ma dietro l’affabile e dotto argomentare ha ribadito la durezza e l’intangibilità dell’idea di fondo. E’ partito dall’idea monastica, dal travaglio perenne della ricerca di Dio, per un avvertimento a tutto campo. “Attenzione - ha detto – a ritenere che la ricerca libera, le scienze, l’arte, la musica, in sostanza la cultura, possano escludere come ‘domanda non scientifica’ la ricerca di Dio. Questa ricerca rappresenta le radici della cultura europea e il percorso culturale dell’uomo libero. E ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio, resta il fondamento di ogni vera cultura”.
Siamo ben oltre la “laicità positiva” alla Sarkozy. La questione è appena aperta. Il filosofo Max Gallo è prudente: “Benedetto XVI ci ha detto che la religione non è politica e la politica non è religione. Tuttavia ha ricordato al mondo della cultura che questa è, oggi, la filosofia della Chiesa: un ritorno ai fondamentali senza cadere nel fondamentalismo e nel fanatismo.” E, a mo’ di difesa previa, aggiunge: “Contro questo rischio c’è la ragione con la R maiuscola”. C’è anche chi si oppone con durezza. Christian Terras, direttore di una rivista cristiana, rappresenta una sorta di opposizione interna al mondo cattolico: “Questo Papa maschera la volontà di rafforzare le tendenze più conservatrici e restauratrici della Chiesa. Questa visita è un pretesto per un nuovo attacco al principio della laicità francese”. Che non tutto fili via liscio dentro la Chiesa di Francia è cosa nota. La conferma viene dallo stesso Ratzinger quando, lasciata l’accademia, riprende in mano il governo della sua Chiesa. Linguaggio duro ed esplicito. Ai vescovi rimprovera il lassismo morale nei confronti dei divorziati risposati e ricorda che le unioni illegittime non vanno benedette: dividere ed escludere dalla parte viva della pratica ecclesiale. E riferimento ufficiale, questo sì, alla sfera della politica e dell’azione parlamentare: “Spesso le leggi cercano più di adattarsi ai costumi ed alle particolari rivendicazioni di particolari individui o gruppi che non di promuovere il bene comune della società”. I diritti civili, intesi intesi in senso laico, cancellati con un tratto. Parigi stinge e siamo quasi a Roma. Infine niente storie con l’opposizione, tacita o esplicita, di preti e vescovi al motu proprio papale che reintroduce la Messa in latino cara ai lefebvriani e alle frange più tradizionaliste, abolita a suo tempo dal Concilio Vaticano secondo. “Che la tunica di Cristo non si strappi ulteriormente”, è la bella frase di papa Benedetto. Ma il Concilio, a Parigi, è stato il grande assente.
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TAGS papa ratzinger carte vaticane
16/09/2008 12:38
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