Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Crisi e strategie

Europa, fermare il debito pubblico

   Print  

Intervista ad Alberto Quadrio Curzio. La proposta di utilizzare gli Euro Union Bond per finanziare l'arresto del debito degli stati e superare la devastante crisi finanziaria DI ANNA AVITABILE

di Anna Avitabile

Europa, fermare il debito pubblico
Nei mesi scorsi Romano Prodi e il professor Alberto Quadrio Curzio hanno avanzato una proposta per stabilizzare il debito pubblico dei paesi aderenti all’Unione monetaria, per scoraggiare la speculazione e per rilanciare gli investimenti pubblici e privati nelle grandi infrastrutture a rete. Come dice Quadrio Curzio, professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, nell’intervista a Rassegna, per ora questo progetto non è stato raccolto a livello politico. Questo significa che è destinato a restare inattuato? Non necessariamente, perché qualora si rimanesse fermi rispetto al trattato “Fiscal compact” appena deciso, le prospettive negative prospettate dal professore sarebbero praticamente inevitabili. Quindi il gioco è ancora aperto. Dal lato delle garanzie, la Germania ha avuto quel che chiedeva. Rimane da affrontare il problema dello sviluppo e la Germania per prima, prima o poi, dovrà farsene carico, anche per i suoi stessi interessi.

Rassegna La scelta dell’euro avrebbe richiesto politiche economiche condivise e coerenti da parte dei singoli stati sulla produzione, occupazione e distribuzione del reddito nell’area comune. Così non è stato. Perché?

Quadrio Curzio Che la moneta unica necessitasse di una politica economica e fiscale in parte messa in comune e in parte coordinata, per la quota in capo agli stati membri della Unione monetaria (Uem), era chiaro sin dall’inizio. Romano Prodi e Carlo Azeglio Ciampi, che portarono l’Italia nell’euro e successivamente ebbero altri ruoli (Prodi come presidente della Commissione europea e Ciampi come Presidente della Repubblica), lo dissero sempre chiaramente. Altri pensarono che sarebbero bastati il patto di stabilità e di crescita con il suo vincolo del deficit su Pil al 3 per cento come limite da non eccedere, le politiche per la concorrenza connesse alla realizzazione del mercato interno, qualche intervento con il bilancio comunitario. Non è stato così, anche perché i divari strutturali tra i paesi della Uem erano e sono molto marcati e quindi erano necessarie politiche attive per la loro convergenza nella crescita e nella produttività. La crisi attuale, causata anche dalla speculazione, ha rivelato alcune debolezze strutturali della Uem che non sono in agenda per essere corrette, perché il concetto di “solidarietà europea” non è condiviso dagli stati membri.

Rassegna La proposta degli EuroUnionBond può concorrere a supplire alle asimmetrie di Eurolandia?

Quadrio Curzio Nel corso degli anni si è parlato di tre tipi di “bond”, ma non si è mai chiarito come potessero supplire alle asimmetrie di Eurolandia. Il primo tipo risale al 1993 e alla proposta di emissione di titoli di debito pubblico europeo fatta da Jaques Delors nel Libro bianco “Crescita, competitività e occupazione”. Questi titoli, che denominiamo Unionbond, dovevano finanziare investimenti infrastrutturali europei e quindi avevano una finalità di crescita. Non se n’è fatto nulla. Una loro variante limitata sono i "Projectbond" per realizzare singole infrastrutture europee con finanziamenti nel partenariato pubblicoprivato. Ne esistono già alcuni, varati dalla Banca Europea per gli investimenti e dal "Fondo Marguerite", peraltro già operativo dal 2008, con "core sponsors" costituiti dalle Casse depositi e prestiti.

Il secondo tipo di bond emerge con la crisi iniziata nel 2008 per “europeizzare” una parte dei debiti pubblici nazionali. Lo scopo è quello di rendere meno oneroso ai singoli stati il finanziamento del loro debito pubblico, mettendone in comune una parte scambiata con eurobond e così creando un grande mercato di titoli di stato europei che potessero essere competitivi con quelli del Tesoro americano. Su questa linea si sono mossi, tra i molti, il presidente dell’eurogruppo Junker e il ministro dell’Economia Tremonti, con un articolo a firma congiunta sul Financial Times del dicembre 2010. Il terzo tipo sono gli StabilityBond, facenti capo al Fondo salva stati (Efsf) varato nel maggio del 2010 e dotato di garanzie di capitale fino a 440 miliardi per emettere titoli finalizzati a prestiti condizionati a stati di Eurolandia in crisi finanziaria. Per ora, questo fondo ha emesso solo una ventina di miliardi di titoli per prestiti a Portogallo e Irlanda. Successivi ampliamenti di operatività hanno aumentato il capitale garantito, dando altri poteri allo Efsf. Dal primo luglio 2012, lo Efsf sarà sostituito dallo Esm (European stabilization mechanism), con capitale garantito per 700 miliardi di euro, che avrà durata permanente. Gli StabilityBond sono una novità ma la loro operatività per ora è pressoché nulla e comunque limitata a operazioni difensive di salvataggio. Quindi non possono svolgere alcuna politica per la convergenza e per la crescita in Eurolandia.

Rassegna Come si colloca in questo panorama la proposta avanzata da Romano Prodi e da lei sugli EuroUnionbond (Eub)? Perché è innovativa?

Quadrio Curzio La proposta è del tutto nuova ed emerge dalla consapevolezza che bisogna connettere economia reale ed economia finanziaria nella Uem, varando un Fondo finanziario europeo (Ffe) per mettere in sicurezza i debiti pubblici nazionali e per fare crescita con politiche strutturali. Un Ffe necessita innanzitutto di un capitale reale (non quindi promesse-garanzie), conferito dagli stati Uem in proporzione alle loro quote nel capitale della Banca centrale europea. Il capitale dovrebbe essere costituito dalle riserve auree del Sistema europeo di banche centrali (Sebc), che sono le maggiori al mondo con circa 350 milioni di once, per un controvalore intorno ai 450 miliardi di euro. L’oro a garanzia richiede alcune modifiche negli statuti del Sebc e della Bce, enti che potrebbero anche diventare azionisti, in quanto conferenti, del Ffe. Supponendo di dotare il Ffe di un capitale pari 1.000 miliardi di euro, ogni stato membro della Uem dovrà conferire oltre all’oro altri capitali in forma di azioni di reti di trasporto e di infrastrutture (energia, ferrovie, telecomunicazioni, porti, ecc.) stimate a valori reali e non a prezzi di mercato oggi sviliti.

L’Italia dovrebbe conferire 180 miliardi di euro in totale, di cui 79 milioni di once in riserve auree, valutabili oggi a circa 101 miliardi di euro, più altri 79 miliardi di euro in azioni di società di reti detenute dal ministero dell’Economia o da costituire con conferimenti di beni pubblici. Con 1.000 miliardi di euro di capitale, il fondo potrebbe fare una emissione di almeno 3.000 miliardi di Eub con una leva di 3 e durata decennale (e oltre) al tasso del 3 per cento, eventualmente variabile dopo un certo periodo. L’onere di interessi sarebbe di 90 miliardi di euro all’anno, pari oggi a circa l’1 per cento del Pil della Uem, pagabile sia con i profitti del conferimento dei capitali azionari al Ffe sia con una quota dell’Iva dei paesi della Uem sia con gli interessi che il Ffe incasserà dai suoi debitori.

Rassegna In che modo questo fondo finanziario europeo potrebbe favorire la convergenza delle economie della Uem e la crescita?

Quadrio Curzio Il Ffe dovrebbe dividere in due parti i 3.000 (almeno) miliardi raccolti con gli Eub. Per far scendere dall’attuale 85 al 60 per cento la media del debito della Uem sul pil verso il mercato, il Ffe dovrebbe rilevare di 2.300 miliardi dei titoli di stato dei paesi della Uem. L’Italia scenderebbe al 95 per cento del debito su pil verso il mercato, mentre per il restante 25 per cento sarebbe debitrice verso il Ffe. Con questo debito pubblico l’Italia può facilmente farlo scendere ulteriormente con avanzi di bilancio, ma fare anche una politica di investimenti. La Francia e la Germania scenderebbero sotto il 60 per cento di debito su pil verso il mercato. I rimanenti 700 miliardi della citata emissione dovrebbero andare a grandi investimenti europei, anche per unificare e far crescere imprese continentali nelle reti di energia, telecomunicazioni, trasporti, delle quali il Ffe diverrebbe azionista. Così si potrebbe fare una politica attiva delle infrastrutture e della crescita nella Uem. Ovviamente la ripartizione tra 2.400 e 700 miliardi può essere cambiata. Data anche la natura del Ffe e degli Eub, che hanno garanzie reali, diverrebbe realistico attrarre investitori molto liquidi come i fondi sovrani che si stima abbiamo oggi asset intorno ai 4.200 miliardi di dollari, ovvero circa 3.000 miliardi di euro, che nessuna emissione di titoli di stato della Uem può servire, se non in piccola parte. In tal modo, gli Eub possono davvero diventare competitivi nei confronti dei titoli del tesoro Usa.

Rassegna Perché la vostra proposta non è stata raccolta a livello politico nella Ue e nella Uem?

Quadrio Curzio Difficile dire. La stessa dovrebbe essere accettata dalla Germania, in quanto il Ffe avrebbe un capitale reale e non garanzie-promesse che possono essere disattese. L’oro è posto a garanzia e quindi non venduto. Le azioni delle reti in capo al Ffe darebbero un sistema infrastrutturale europeo unificato e quindi un forte volano di sviluppo, di crescita e di riequilibrio strutturale e territoriale. Se tutto ciò non procede, bisogna pensare a una mancanza di statisti capaci di promuovere progetti di ampia portata. L’idea che con il pareggio di bilancio in ogni stato della Uem si possa ricominciare a crescere mi pare molto azzardata. Eppure con il trattato “Fiscal compact”, politicamente approvato il 30 gennaio dai paesi della Uem, più altri nove della Ue e che sarà firmato il 1° marzo, si va proprio in questa direzione con il rischio di una recessione lunga e profonda. È difficile infatti pensare che da una crisi come questa si possa uscire senza spingere gli investimenti pubblici a livello della Unione economica monetaria.



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS europa quadro curzio prodi crisi euro eurobond

10/02/2012 14:57

Leggi i commenti

4
L’aliquota di questa imposta dovrebbe dipendere dalla congruenza dell’asse ereditario alla media del reddito prodotto e dichiarato in vita dal de cuius. In base a questo metodo, alcune eredità, anche quelle di rilevante entità, non verrebbero tassate affatto, altre, invece, verrebbero tassate con aliquote a due cifre.
Per un approfondimento, vedi il link che segue.
http://www.grnet.it/lopinione/99-lopinione/3532-pensioni-quel-filo-sottile-che-li-lega-al-debito-pubblico-e-allevasione-fiscale
3
I patrimoni congrui verrebbero tassati con aliquote prossime allo zero – compresi quelli di rilevante entità – e quelli incongrui (evidentemente, nella disponibilità degli evasori, salvo prova contraria con onere a carico del detentore), con aliquote che crescono al crescere dell’incongruenza.
Propongo, altresì, di utilizzare lo stesso criterio per riformare il metodo di calcolo dell’imposta di successione e donazione.
2
Detta aliquota dipenderà dalla congruenza del patrimonio con la media dei redditi dichiarati in un arco di tempo medio-lungo, il più lungo consentito dal sistema informativo dell’anagrafe tributaria. L’APC verrà calcolata attraverso una funzione matematica del tipo APC = (ax + b); in cui “x” è la media dei redditi dichiarati, “a” un “coefficiente di congruità” (stabilito con decreto ed espresso sotto forma di scaglioni).
1
Germania e Francia non accetterebbero in quanto il loro debito è inferiore rispetto a quello italiano. L'Italia per avere voce in Europa deve ridurre il debito di almeno 4-500 MLD di euro. Per raggiungere lo scopo dobbiamo varare una patrimoniale straordinaria di solidarietà con aliquota personale congrua. Per APC intendo che ogni singolo contribuente avrà la sua personale aliquota, con la quale verrà tassato il patrimonio di cui dispone (fatto di beni mobili ed immobili).

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


  • dalla home page

  • correlati

  • tags

Il tour americano di Monti sbarca a Wall Street

Il presidente del Consiglio, dopo aver incassato la copertina del Time e la fiducia di Obama, ora tenta di convincere gli operatori della finanza americana sulla solidità dell'Italia. L'obiettivo è allontanare la speculazione prima della vendita dei bot

L'Europa rimanda gli aiuti alla Grecia

Decisione finale slitta a mercoledì. L'Eurogruppo non è convinto e chiede ulteriori garanzie per autorizzare il pacchetto da 130 miliardi. Nel frattempo il paese è bloccato: sciopero generale di 48 ore, molte manifestazioni contro l'austerità

Alcune immagini

Europa, fermare il debito pubblico