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Dopo la primavera araba

Migranti, accolti soltanto nei ghetti

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Le condizioni disumane in cui vivono i richiedenti asilo sbarcati durante le rivolte nordafricane. Lettura emergenziale e macchina dell’accoglienza che non funziona. La sintesi di un instant book di “Rassegna” DI VERONICA PADOAN

di Veronica Padoan

Uno sbarco a Lampedusa, foto di Sara Picardo (immagini di Sara Picardo)
Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 si è assistito all’esplosione di numerose sollevazioni popolari in diversi paesi nordafricani, primi fra tutti la Tunisia e l’Egitto, risultato di ripetute rivolte e stravolgimenti sociali in corso già da tempo nel Maghreb, così come nel Mashreq – basti pensare alle sollevazioni popolari nel Bahrain – e poi in Yemen e in Siria. L’ondata di rivolte ha disegnato scenari differenti in ciascun paese, dalla violenta repressione dell’esercito egiziano durante il processo elettorale, ad oggi ancora in corso nell’Egitto del post Mubarak, al massiccio intervento militare da parte di una coalizione internazionale in Libia, dove si è consumata un’atroce guerra civile.

Questi significativi mutamenti nei paesi della sponda meridionale del Mediterraneo hanno avuto e stanno avendo ripercussioni dirette e immediate anche nel resto della macro area geografica, in modo particolare nei paesi della sponda settentrionale del mare nostrum, primo fra tutti l’Italia, meta principale di migliaia di persone costrette alla fuga, provenienti soprattutto dalla Tunisia e dalla Libia. In particolare da questo paese la quasi totalità degli “immigrati forzati” provengono a loro volta da numerosi Stati dell’Africa sub sahariana e già emigrati in Libia perché in fuga da altri conflitti armati decennali, come si sta verificando nel Corno d’Africa o in Costa d’Avorio.

A questi cosiddetti nuovi flussi migratori ha corrisposto l’attivazione ha subito sostanziali e rilevanti modifiche messe in atto dal precedente governo, ed è proprio rispetto a queste nuove pratiche e modalità che si è andata concentrando l’indagine dell’Associazione Bruno Trentin. Il governo italiano, infatti, ha dato sin da subito una lettura emergenziale rispetto all’arrivo e alla presenza di queste persone nella penisola, paventando un’invasione di immigrati e generando un clima di terrore, anche attraverso il costante sostegno dei diversi canali di informazione, e arrivando infine a dichiarare lo stato di emergenza umanitaria, il 12 febbraio del 2011, protratto quasi in segreto fino al 31 dicembre del 2012.

Ma il vero elemento innovativo nel sistema d’accoglienza dei rifugiati è stato il ruolo di primo piano affidato alla Protezione civile che, per la prima volta dalla sua costituzione, si è trovata a doversi occupare di richiedenti asilo e di immigrati in generale, dovendo gestirne le diverse fasi d’ingresso. In questo modo si è venuto a creare un sistema d’accoglienza assai oneroso e parallelo a quello già preesistente, ovvero lo Sprar, il servizio nazionale per i richiedenti asilo, che da oltre dieci anni opera su tutto il territorio italiano attraverso percorsi di accoglienza e di inserimento socio-lavorativo. Invece, il nuovo assetto giuridico-amministrativo e il forzato allarmismo, unitamente alle debolezze strutturali del preesistente sistema di accoglienza, hanno fatto sì che gli immigrati siano stati ospitati in strutture inadeguate, non solo da un punto di vista igienicosanitario ma anche rispetto alla normativa nazionale relativa all’accoglienza dei profughi. Basti pensare alle numerose tendopoli sorte dal giorno alla notte, come quella di Manduria in provincia di Taranto o di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza.

Così come la sistemazione in alberghi dismessi, come si sta verificando in numerose città italiane, da Napoli a Milano. Dunque, nel corso del tempo, queste modalità d’accoglienza hanno prodotto principalmente nuovi bacini di illegalità e di precarietà. Difatti ad oggi migliaia di persone si trovano ancora in attesa di vedersi riconosciuto o meno lo status di rifugiato, privati dei loro diritti fondamentali, spesso costretti in luoghi marginali, in difficili e gravi condizioni abitative. L’accoglienza, così come è stata strutturata, sembra infatti aver favorito esclusivamente gli interessi degli albergatori e di tutti i proprietari di quelle strutture, che nel corso dell’ultimo anno sono state convertite in luoghi per ospitare i richiedenti asilo in fuga dalle coste nord africane. L’indagine in questione ha effettuato dunque un percorso a ritroso. Prima di tutto sono state analizzate le norme e le strutture che hanno disciplinato e regolamentato il diritto d’asilo in Italia, prima della cosiddetta emergenza del 2011.

In un secondo momento sono stati osservati gli effetti
delle disposizioni messe in atto dal precedente governo, in materia di accoglienza e di diritto d’asilo, di concerto con la Protezione civile. Inoltre, per meglio comprendere quali siano stati gli effetti e le conseguenze delle nuove “linee guida” messe in atto dal governo, sono state condotte delle indagini di campo in due regioni del Meridione, la Campania e la Sicilia. La prima regione è stata scelta perché, secondo i parametri del nuovo piano di accoglienza, è il territorio che dovrà ospitare il maggior numero di richiedenti asilo. La seconda regione invece è stata scelta proprio per la sua posizione geografica, che allo stesso tempo funge da ponte e da muro tra l’Africa e l’Europa. Così, attraverso questo percorso d’indagine, si è cercato di tracciare un quadro generale del nuovo piano di accoglienza per gli immigrati – richiedenti asilo e non – attuato dal governo, e si è verificato che lo scenario che abbiamo di fronte è molto preoccupante e richiede un tempestiva inversione di rotta. Sono emersi infatti tre aspetti fondamentali:

a) innanzitutto si sta assistendo ad una sistematica violazione delle norme fondamentali del diritto d’asilo;
b) in secondo luogo, coloro che nel corso dell’ultimo anno sono sbarcati sulle coste italiane ancora oggi sono costretti a vivere in condizioni disumane.
c) infine, le nuove disposizioni relative all’accoglienza hanno favorito l’affermarsi di un esteso e illecito giro d’affari all’interno dei diversi territori.



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TAGS rifugiati immigrati migranti

10/02/2012 14:42

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1
La maggioranza degli immigrati magrebini vengono in Italia per gli aiuti sociali o, peggio, per delinquere. I veri lavoratori sono pochi e, appena assunti, si mettono in malattia. Caritas é sommersa da immigrati pretenziosi che mangiano giorno e notte felici e contenti di trovare cibo a volontà! Quelli che sono nei centri sociali si comportano malissimo (forse a ragione). Farli uscire e lasciarli delinquere? Dar loro una diaria e "comprare" il loro voto politico alle prossime comunali? Orrore!!!

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