Decisione finale slitta a mercoledì. L'Eurogruppo non è convinto e chiede ulteriori garanzie per autorizzare il pacchetto da 130 miliardi. Nel frattempo il paese è bloccato: sciopero generale di 48 ore, molte manifestazioni contro l'austerità
di rassegna.it
La Grecia non ha convinto l'Eurogruppo, che ha rinviato la decisione finale sugli aiuti a mercoledì prossimo. Lo riferisce stamani (10 febbraio) l’Adnkronos. Il 15 febbraio, ha detto il ministro delle Finanze di Atene, Evangelos Venizelos, il paese dovrà fare "la sua scelta strategica finale". “Nonostante tutti gli importanti progressi fatti negli ultimi giorni, non abbiamo ancora tutti gli elementi sul tavolo per prendere una decisione oggi””. Lo ha spiegato in una conferenza stampa nella notte il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, annunciando una nuova riunione dei ministri delle Finanze dei 17 per mercoledì, con l’obiettivo di verificare se nel frattempo sono state rispettate le condizioni per ottenere il secondo pacchetto di aiuti Ue-Fmi, pari a 130 miliardi di euro.
Nel particolare, l’Unione europea fa tre richieste alla Grecia: impegni politici seri, un voto in Parlamento sull’accordo tra partiti sulle misure di austerità e un’indicazione su come fare nuovi tagli per 325 milioni già nel 2012. A quanto si apprende, sarebbero queste le misure chieste da Bruxelles. Nel frattempo, nel paese reale continua la protesta. Oggi è il giorno dello sciopero generale di 48 ore proclamato dai sindacati. Molte le manifestazioni di protesta in programma nei prossimi tre giorni. La Gsee e l’Adedy hanno indetto per venerdì e sabato manifestazioni in piazza Syntagma, la piazza centrale di Atene, mentre un’altra è in programma domenica pomeriggio alle 17, mentre il Parlamento voterà il disegno di legge con le nuove misure. Si fermano tutti i trasporti pubblici: autobus, metropolitane e treni. Anche navi e traghetti resteranno nei porti, per effetto della protesta della Federazione dei lavoratori marittimi. Insieme a loro, si astengono dal lavoro liberi professionisti, medici ospedalieri e avvocati. Chiuse scuole e ospedali, che garantiscono i servizi di pronto soccorso. Braccia incrociate anche in tribunali, banche, sedi delle autonomie locali, musei e siti archeologici.