Primi risultati ai tavoli tra le parti, mentre Formigoni va avanti con la sua delibera. Le perplessità di Rete Imprese Italia. Il confronto Squinzi-Bombassei davanti ad Assolombarda. Obama “l’europeo” DI ENRICO GALANTINI
“Convergenza imprese-sindacati su apprendisti e ammortizzatori”, questo il titolo del
Sole 24 ore sul tavolo tecnico che ieri ha lavorato per cercare una sintesi da portare al governo. Oggi, causa neve, i lavori pare continueranno via telefono o mail. L’appuntamento ufficiale è per lunedì. “Servono incentivi ulteriori per favorire la stabilizzazione degli apprendisti. Bisogna ampliare a tutte le imprese la copertura degli ammortizzatori sociali su base assicurativa, a prescindere dalle dimensioni e dalla tipologia aziendale”. Questi i principi sui quali si sono trovate convergenze ieri al tavolo tecnico tra Cgil Cisl, UiI, UgI, con Confindustria, Alleanza cooperative, Abi e Ania.
L'obiettivo è quello di arrivare a una proposta condivisa prima della convocazione da parte del ministro Fornero, prevista tra mercoledì e giovedì. Al tavolo si parte dai punti su cui le posizioni tra le parti sono più vicine, quindi il confronto sull'articolo 18 è congelato per il momento. Anche se va detto che ieri, ne parlano ovviamente tutti i quotidiani, l’argomento “articolo 18” è stato tra gli oggetti del lungo confronto tra il ministro del Lavoro Elsa Fornero e la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
Ma sugli ammortizzatori sociali va registrata “la contrarietà di Rete Imprese Italia, l’associazione che riunisce artigiani e commercianti, a contribuire alla costituzione di un fondo per l'estensione degli ammortizzatori sociali”. Lo scrive oggi
L’Unità, che riporta le dichiarazioni preoccupate di Marco Venturi, presidente di turno di Rete Imprese, per cui ci sono altri tre punti “caldi”: le misure per favorire l'occupazione, “l'eccessivo” costo del lavoro, e la flessibilità in uscita. “Per le imprese fino a 15 dipendenti – chiarisce Venturi – bisogna assolutamente mantenere l'attuale regime”, che non prevede l'articolo 18.
E a proposito di articolo 18, ieri in Assolombarda si sono “scontrati”, in realtà con molto fair play, dopo le “scorrettezze”dei giorni precedenti, i due candidati alla presidenza di Confindustria, Alberto Bombassei (numero uno della Brembo) e Giorgio Squinzi (patron della Mapei) che oggi sono intervistati da
Libero. “Squinzi: Cerco il dialogo con tutti, ma non sono una colomba”, “Bombassei: Imprenditori, non politici, solo così può salire il Pil”. Questi i titoli di Libero. Ma quello che centra di più la contrapposizione tra i due è il titolo dell’Unità: “Bombassei e Squinzi, la differenza è sul lavoro”. Su come sia andato il confronto tutti molto cauti. Il Corriere della Sera dice che “Milano non darà indicazioni”, mentre per Il Giornale “Mister Mapei è in vantaggio”.
Restiamo in Lombardia. Oggi è il giorno della delibera con cui la nuova giunta di Roberto Formigoni, “rimpastata dopo l’ennesimo scandalo giudiziario, prova a mandare in soffitta l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L’idea, scrive
Repubblica, è quella di “un ‘patto’ tra Regione, sindacati e imprese, grazie al quale i lavoratori oggi tutelati dall'articolo 18 rinunciano a ricorrere davanti al pretore in caso di licenziamento. In cambio, le aziende garantirebbero un'‘indennità di terminazione’ ("Formigoni terminator", titola il Manifesto, ndr), proporzionata all'anzianità di servizio” Dura la reazione della Cgil regionale. “Formigoni – accusa il segretario generale Nino Baseotto – usa la Lombardia come grimaldello per far saltare la contrattazione nazionale, non ha alcun senso presentare oggi un progetto di legge regionale su materie che sono oggetto di un delicato e difficile confronto tra governo e parti sociali”. Evita polemiche, ma non condivide, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia: “Non voglio entrare nel merito – dice –, ma tra le politiche della Regione e quelle del Comune c'è una forte differenza”.
E chiudiamo, allargando i confini, con “Barack ‘l'europeo’ alla ricerca della sponda italiana” l’interessante commento di
Paolo Soldini su L’Unità al viaggio del nostro presidente del Consiglio negli Usa e all’accoglienza ricevuta alla Casa Bianca. “Obama è, forse dopo Franklin Delano Roosevelt, il presidente Usa più vicino all'idea europea del potere – scrive Soldini –. C'è un che di paradossale nel fatto che oggi come oggi le parti tradizionali sia siano, all'interno del mondo occidentale, quasi invertite: ‘gli ayatollah del neoliberismo’ molto di più da questa parte dell'Atlantico che dall'altra”. È paradossale anche il fatto che Obama sia stato, a lungo, privo di sponda proprio in Europa. Non è stato un interlocutore il governo conservatore britannico, non lo è stato il governo francese, e soprattutto non lo è stato il governo tedesco. Ma c'è un quarto interlocutore che è mancato, e molto, all'attuale presidente Usa: tre anni di governo Berlusconi in Italia sono stati, sotto questo profilo, davvero disastrosi. “Il calore con cui in queste ore viene accolto Monti è anche il segno di una ritrovata certezza. Anche per quanto riguarda la crisi dell'euro, ora Roma e Washington possono farsi da sponda”.