Una delibera consiliare chiede il riconoscimento della cittadinanza onoraria ai bambini di origine straniera nati in Italia e residenti a Napoli. Sarebbe il primo passo verso la cittadinanza completa DI SARA PICARDO
Marcello è nato a Gescal, quartiere periferico di Nola, provincia di Napoli, 22 anni fa. Il suo è un quartiere popolare, cosiddetto difficile, ma il ragazzo si è sempre tenuto lontano dai guai. Nessun problema, mai, con la legge. Almeno fino ai 18 anni. Perché Marcello ha due genitori “slavi”, con cui continua a vivere ancora adesso e che per la legge italiana sono immigrati con regolare permesso di soggiorno. “Il suo mondo non è molto più grande di quel quartiere nolano”, racconta Khaled Alzeer, responsabile Immigrazione del Prc di Napoli, che ha aiutato il ragazzo quando sono cominciati i “problemi” con la legge. “Va poco a scuola, come molti suoi coetanei, in quella realtà di emarginazione. Una vita normale, insomma, come tanti altri ragazzi italiani”.
Solo che a 18 anni i suoi documenti, senza che lui né comprendesse come e perché, lo hanno immediatamente qualificato come "clandestino". Se avesse un lavoro regolare non sarebbe successo, ma nemmeno a dirlo, Napoli è nota come terra di disoccupazione, oltre che di camorra e “monnezza”. E non è certo uno stereotipo.
“Così decide di fare causa – continua Khaled - perché non vuole essere espulso dal suo quartiere, Gescal. Non è mai uscito fuori e non conosce un altro posto che non sia l’Italia”. Il Comune di Nola, dopo tante intermediazioni, decide di “accollarsi” le spese legali, anche se non tutte. Marcello, se vince la causa, potrebbe diventare Apolide.
“Uno status di élite rispetto alla clandestinità – spiega Khaled – solo che ora servono altri soldi per l'avvocato, circa 2mila euro, e il Comune non ha altri soldi per questa causa. Marcello non ha mai visto cifre del genere in vita sua. E per ora stiamo cercando di aiutarlo come possiamo”.
“La storia di Marcello è esemplare di quello che sta accadendo a molti ragazzi, figli di immigrati, nati e cresciuti nel nostro Paese. In Italia infatti vige lo 'ius sanguinis', che non risponde più alle dinamiche economiche e sociali di un Paese di crescente immigrazione come il nostro”, afferma l'avvocato Elena Coccia, vice presidente del Consiglio Comunale di Napoli, che il 30 gennaio scorso ha presentato
una delibera consiliare per il riconoscimento della cittadinanza onoraria ai bambini di origine straniera nati in Italia e residenti nella città di Napoli.
“La cittadinanza onoraria è un fatto simbolico, certo, ma molto importante. In Italia ormai dovrebbe essere riconosciuto il diritto di cittadinanza fondato sull'istituto dello 'ius soli' per i nati in Italia da genitori stranieri, come avviene in molti stati di tradizioni democratiche”, continua Coccia.
Se approvata, la delibera sarebbe
un ulteriore sostegno alla campagna 'L’Italia sono anch’io', messa in piedi da alcune associazioni e Ong italiane, tra cui anche la Cgil, che sostiene due proposte legislative di iniziativa popolare finalizzate al riconoscimento della cittadinanza ai minori stranieri nati nel nostro Paese o giunti con i genitori migranti da piccoli.
Durante la conferenza stampa di presentazione della Delibera, nella Sala Multimediale del Comune di Napoli, la storia di Marcello non è stata l’unica a essere stata raccontata. Anche M. di appena 17 anni, di origine “iugoslava”, rischia di essere espulsa al compimento dei 18 anni o di dover fare una causa difficile da pagare. M., infatti, è stata tolta alla madre insieme ai 3 fratellini quando aveva circa 8 anni e data in affidamento. La madre aveva un passaporto “iugoslavo” e non riusciva a dimostrare la sua nazionalità, visto che la Iugoslavia non esisteva più. Quando i figli le sono stati tolti si è legata davanti il tribunale dei minori e ha cominciato uno sciopero della fame, arrivando a pesare 40 chili appena. M. alla fine non è stata adottata, ma ora, a quasi 18 anni, il tribunale l’ha affidata all’Opera Nomadi, mandandola via dall’istituto in cui si trovava. “Oltre al danno la beffa – dice la Concia, che sta seguendo il suo caso – perché se M. fosse rimasta almeno qualche altro mese in Istituto avrebbe totalizzato i 10 anni in Italia, certificati, per poter ottenere la cittadinanza. Così invece rischia di diventare clandestina e di dover tornare in un Paese che non esiste più e non ha mai conosciuto”.
“Questa delibera è molto importante e se venisse approvata farebbe di Napoli un Comune all’avanguardia nei diritti civili – dice Antonio D’Alessandro, segretario del Prc locale. A Napoli, come in molte città italiane, uno dei banchi di prova è costituito dalla seconda generazione di immigrati, quelli che spesso affollano le aule delle scuole. “Circa la quarta parte degli immigrati legalmente residenti in città è costituita da minori e moltissimi di questi bambini non sono nati nel paese d'origine dei loro genitori ma in Italia. E’ ormai impossibile non tener conto di questo aspetto”, spiega Jamal Qaddorah, responsabile immigrazione della Cgil Napoli, “costringendo centinaia di ragazzi napoletani di fatto a dover dimostrare e affermare la propria identità una volta divenuti maggiorenni”.
Il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha dichiarato sulle pagine de il Mattino di aver fatto suo l’appello del Presidente della Repubblica Napolitano per la cittadinanza ai bambini di seconda generazione. Il primo passo sarebbe l’approvazione di questa delibera, che andrà in discussione tra poche settimane.