Il regista argentino a Roma presenta "Oro impuro", una lotta per riprendersi il territorio: "La sinistra esca dalla cultura della sconfitta. E' sbagliato fare default come l'Argentina, ma l'Europa impone misure inadeguate" DI GENNARO BARBIERI
di Gennaro Barbieri
ROMA - “Se anche due premi Nobel come Joseph Stiglitz e Paul Krugman hanno denunciato l’inadeguatezza delle politiche economiche europee, significa che la crisi ha raggiunto picchi drammatici”. Fernando "Pino" Solanas non è soltanto un grande cineasta, ma anche una mente lucida e raffinata in grado di leggere con raro acume i passaggi nodali della particolare fase storica che sta attraversando la nostra società. Il regista argentino è sbarcato a Roma il 6 febbraio per presentare “Oro impuro”, documentario girato nel 2009 che costituisce la prima parte della serie “La Tierra Sublevada”.
L’evento, organizzato dall’associazione A Sud presso il cinema Aquila, ha rappresentato anche l’occasione per discutere delle crisi in atto e delle possibili via d’uscita. Solanas ha vissuto e rappresentato sul grande schermo gli anni bui che hanno preceduto il default argentino del 2001, sempre più assunto come parametro di riferimento dai governi europei. “Nel 1998 l’amministrazione Menem – ricorda il regista – veniva indicata come esempio del successo delle politiche neoliberiste. Si trattava di un modello basato su tagli indiscriminati alla spesa pubblica e di privatizzazioni selvagge, in perfetta sintonia con i dettami dell’Fmi e della Banca Mondiale”. Il parallelismo con l’Europa odierna sorge quindi spontaneo. Il rigore di bilancio che le istituzioni del Vecchio Continente impongono ai vari Stati e le conseguenti ricadute su occupazione e domanda riportano alla mente l’esperienza argentina.
“All’inizio del ’99 – incalza Solanas – oltre il 50% della popolazione del mio Paese viveva sotto la soglia di povertà. Si manifestavano i primi segnali del fallimento assoluto dell’ortodossia neoliberista”. In questi mesi sono stati numerosi gli analisti e i politici che hanno indicato il default pilotato degli Stati europei più deboli, Grecia in primis, come tassello su cui costruire il risanamento finanziario del continente. La vicenda dell’Argentina sembra, però, rivelare il contrario. “Prima del fallimento producevamo all’interno dei nostri confini circa il 95% di quanto consumavamo. Dopo la crisi, invece, siamo stati costretti ad aumentare le importazioni. Successivamente siamo stati vittima di una spaventosa deflazione”. Il caso argentino può, invece, costituire un’utile fonte d’insegnamento per altre ragioni, come dimostra la realtà affrescata in “Oro impuro”.
Il documentario è ambientato nella sconfinata provincia del Paese, spesso teatro di autentici stupri ambientali e di tristi episodi in cui lo Stato ha chinato il capo dinanzi investitori privati per assecondare profitto e corruzione. Emblematica è la vicenda che ha riguardato Bajo de la Alumbrera, la sesta riserva mineraria del pianeta grazie alle enormi quantità di oro e rame. Sulla carta la zona dovrebbe quindi assicurare ai suoi abitanti un elevato grado di benessere, ma i numeri certificano esattamente il contrario. “In quell’area – osserva Solanas – il 62% della popolazione vive in una condizione di povertà, il 27% è disoccupato e un bambino su due patisce la fame. Questo avviene perché siamo dinanzi al peggior esempio di attività mineraria al mondo”.
Per accelerare l’estrazione si ricorre alle esplosioni che distruggono 300 tonnellate di roccia al giorno. Le sostanze chimiche utilizzate per separare i metalli inquinano le falde acquifere e tutte le aree agricole limitrofe, con effetti devastanti per chi vive nei dintorni. La società che gestisce lo stabilimento, grazie a corruzione e intrecci con il potere politico, gode di enormi agevolazioni fiscali ma non contribuisce alla crescita del territorio. I prodotti vengono infatti esportati all’estero e gli introiti generano profitto esclusivamente per il privato. Il paradosso è che “il mega stabilimento minerario – chiosa il regista argentino – fattura ogni anno cinque volte quanto l’intera provincia”. In cambio gli abitanti ottengono piogge acide, acido solforico e abbondanza di cianuro. Il titolo, “Oro impuro”, rimanda proprio all’acqua, risorsa primaria che, inquinata o avvelenata, si è spesso trasformata in veicolo di morte.
La scintilla che ha innescato la realizzazione del documentario è stata la mobilitazione della popolazione locale, spinta dalla volontà di salvaguardare l’ecosistema e di riappropriarsi di un bene comune. “Il risultato – racconta Solanas – è che oggi otto province dell’Argentina hanno vietato questo tipo di attività mineraria”. Un esempio per gli europei e, a maggior ragione, per noi italiani. Lo scorso giugno un referendum ha sancito la gestione pubblica dell’acqua, ma le recenti misure del governo Monti stanno mettendo in discussione la volontà popolare. “Troppo spesso la sinistra è vittima della cultura della sconfitta: è convinta di proporre le migliori soluzioni, ma si sente impotente. Il primo passo è affrancarsi da questa logica rinunciataria, come hanno dimostrato gli abitanti dell’Alumbrera”. Le parole e le immagini di Solanas regalano un paradigma di pensiero e d’azione, un approccio alla realtà deciso ed efficace, un esempio da cui ripartire.