Non escluso un accordo a tre stadi, scrive la Stampa. Bersani e l’Ocse ridimensionano il problema art. 18. Fammoni: in Germania reintegro anche per aziende sotto i 15 dipendenti. Spagna, licenziamenti più facili? DI ENRICO GALANTINI
Stasera c’è l’incontro tra sindacati e Confindustria (preceduto da uno tra le sole Cgil Cisl e Uil) e oggi non c’è nessuna intervista sui quotidiani dei leader delle parti sociali. Ma ieri è stata giornata di telefonate, dicono i retroscena, e di contatti, come del resto è ovvio che sia. “La sensazione generale –
scrive Roberto Giovannini sulla Stampa – è che nonostante tutto, e in condizioni oggettivamente complicate, le tre confederazioni (Cgil compresa) stiano cercando di fare davvero la trattativa.
E che, dunque, non sia esclusa la possibilità di un accordo a tre stadi (tra di loro, con Confindustria, con il governo). Tutto dipenderà dal delicato incastro dei molti tasselli di cui è composto questo confronto sulla riforma del mercato del lavoro. Le linee generali di una possibile intesa cominciano ad emergere, ma la speciale valenza del tema delle modifiche all'articolo 18 – o la possibilità che il governo Monti non consideri accettabile la mediazione raggiunta e decida di forzare la mano – potrebbe in qualsiasi momento far saltare il banco”.
Come è altrettanto ovvio
l’attenzione è sempre sul tema dell’articolo 18, anche se ieri il segretario generale dell’Ocse, (l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), Miguel Angel Gurrìa, ha ribadito che non è certo quello il problema più importante per il lavoro in Italia. L'articolo 18 “magari ha bisogno di qualche aggiustamento” ha detto, ma “non è il punto fondamentale della riforma” che deve includere “reti di protezione per chi oggi non ce l’ha e reinserimento nel mercato per i lavoratori più vulnerabili”. E anche il segretario del Pd,
Pierluigi Bersani, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, ha sottolineato che “l'articolo 18 è sacrosanto, ma solo in fondo se ne può parlare: in testa bisogna parlare di come creare posti di lavoro”.
Un contributo di merito è venuto da chi la materia la conosce bene. “In Italia l'articolo 18 viene applicato solo alle aziende con più di 15 dipendenti, in Germania invece questa norma vale per chi ha più di 10 dipendenti il che e quivale a circa l’80 per cento di tutte le aziende tedesche”. Lo ha ricordato
Fulvio Fammoni al Corriere della Sera. “Inoltre – ha aggiunto il segretario confederale della Cgil – parlando di articolo 18, qualcuno fa finta di dimenticare la funzione deterrente di questa norma: per un lavoratore che sa di non poter essere licenziato senza un giustificato motivo diventa più facile far valere altri diritti essenziali”.
Sulla lunghezza dei processi che spesso lasciano dipendenti e aziende nell'incertezza di diritto per un lasso di tempo che può raggiungere anche otto o dieci anni, “Noi siamo stati i primi a chiedere di accorciare i tempi dei processi – fa notare Fammoni – ma per farlo non si posso certo trovare cure peggiori della malattia come nel caso degli arbitrati che introducevano pericolosissimi deroghe a diritti essenziali. La macchina della giustizia è lenta? Troviamo soluzioni alternative. Ma di sicuro l'unica soluzione non praticabile è quella di eliminare le tutele per i lavoratori”.
Intanto, di riforma del mercato del lavoro si parla anche in Spagna: il giorno del varo dovrebbe essere venerdì. Secondo El Pais, per cui nel Partido popular c’è comunque un braccio di ferro tra l’ala sociale e quella “liberal”,
il governo di Rajoy punterebbe ad abbassare il costo dei licenziamenti, “promuovendo un contratto con un’indennità di licenziamento di 33 giorni per ogni anno di lavoro, contro gli attuali 45, e semplificando l’applicazione dei licenziamento low cost a 22 giorni per le imprese in crisi”.