Federconsumatori apre una linea telefonica di sostegno psicologico, per scongiurare i gesti estremi di chi viene soffocato dalla crisi economica e dai ritardi amministrativi degli enti pubblici. "Erano morti annunciate" DI PAOLA SIMONETTI
Può essere considerata la più grave forma di “stress lavoro correlato” che si sia mai conosciuta nel nostro Paese: la depressione che colpisce gli imprenditori italiani, soffocati dalla crisi economica; la stessa che ha condotto alcuni di loro al gesto estremo del suicidio. Un fenomeno che la Federconsumatori definisce “morte annunciata”, “assassinio di Stato”, in un contesto in cui quest’ultimo “spende oltre 15 miliardi di euro per comprare dei caccia e poi non aiuta gli imprenditori in difficoltà, facendoli naufragare”.
Pensando proprio a loro, la Federazione ha attivato un servizio di sostegno psicologico telefonico, per coloro che stremati dalle difficoltà e dagli stenti, cercano aiuto. L’iniziativa è presentata da Marco Paccagnella, presidente vicario di Federcontribuenti nazionale e presidente veneto: “Sono rimasto sconvolto dalla notizia dell’ennesimo suicidio, quello dell’impresario edile di 51 anni costretto a chiudere la sua ditta e per questo caduto in depressione – ha spiegato Paccagnella –. Quindi abbiamo attivato il numero 800-173613 e invito chiunque abbia problemi a non vergognarsi, a chiamare: c’è chi vuole dare una mano, gli atti estremi purtroppo non sono una soluzione e lo dico sempre nel massimo rispetto di chi fa questa scelta”.
Uno dei nodi deboli messi in evidenza dalla Federconsumatori, gli insostenibili ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione per pagare i lavori che commissiona, un meccanismo che, sottolinea ancora il presidente vicario dell’organizzazione- rende lo Stato complice di quanto succede e continuerà a succedere se non si prendono provvedimenti”. Non meno coinvolte, sarebbero le banche: “Nominalmente sono istituti di credito, ma di credito non ne fanno – aggiunge Paccagnella-: chiudono le porte in faccia ai piccoli e medi imprenditori, nonostante lo stato si preoccupi di riempire le loro casse salvaguardandole dalla crisi. Soldi che rimangono fermi”.
Già due anni fa la Camera di commercio di Padova, nel “ricco Nord Est”, aveva intercettato il profondo disagio e messo a disposizione insieme a Comune e Provincia un numero verde (800.51.00.52 ), dedicato all’ascolto di imprenditori, lavoratori e familiari finiti nel tunnel della recessione, da parte di un team di psicologi del lavoro.
Il servizio, ora non più attivo, all’epoca, racconta il capo ufficio stampa della Camera di Commercio, Massimo Nardin “ha avuto una enorme mole di richieste: 350 le telefonate ricevute nei 4 mesi di attività (il 50% dei casi seguiti si è risolto positivamente)”.
Le richieste di aiuto arrivavano soprattutto da parte di uomini fra i 35 e i 45 anni, per la perdita del posto di lavoro o la difficoltà a far fronte alle spese quotidiane per la famiglia. Tra le testimonianze più toccanti quella di un consulente aziendale padovano di 35 anni laureato in Economia che, quasi in lacrime, ha confessato di aver pensato al suicidio: in un anno è passato da un portafoglio-clienti di dieci aziende a zero. Situazione al limite del dramma anche per un ex piccolo imprenditore che, per non confessare alla moglie il tracollo, da mesi esce di casa dicendo che va al lavoro: “In realtà lavoro non ne ho più da quasi un anno”.
Nel 2010 si erano già verificati i primi suicidi nel Nord Est, sottolinea Nardin: “Gli imprenditori qui nel nostro territorio, quasi considerano l’azienda identificativa della loro esistenza, della loro intera personalità di individui. Quando fallisce, naufraga un intero universo e quasi ogni speranza”.