
Oltre 69.000 detenuti
Carceri, che fine ha fatto il piano del governo?
Superato ogni record di sovraffollamento. Da gennaio 43 suicidi dietro le sbarre. Ma il progetto dell'esecutivo basato sui tre "pilastri" (edilizia penitenziaria, riduzione del numero di reclusi, assunzione di 2.000 agenti) sembra finito nel dimenticatoio
di rassegna.it
Le ultime cifre parlano di una popolazione di oltre 69mila reclusi a fronte di una capienza massima consentita di 43.500 unità: il sovraffollamento delle carceri italiane continua a battere record su record. Sembrava che se fosse accorto anche il governo, con la dichiarazione dello stato d'emergenza del presidente del Consiglio Berlusconi e l'annuncio che risale allo scorso 13 gennaio di un piano straordinario basato su tre pilastri: edilizia penitenziaria, deflazione delle presenze in carcere, assunzione di 2.000 agenti. A quella dichiarazione, però, non è stato dato seguito, come denuncia il responsabile nazionale Fp Cgil per il comparto sicurezza, Francesco Quinti.
"Mentre in tutta Europa ci si interroga sulle criticità del sistema penitenziario e si adottano misure contro il sovraffollamento - afferma il dirigente del sindacato -, l'Italia si distingue per incapacità di intervento e assenza di progettualità. In questi mesi in carcere si continua a morire e si rischiano rivolte e fughe di massa, ma è calato il silenzio: niente sul piano dell'edilizia, che richiede circa 1,5 miliardi di euro di investimenti, il ddl Alfano forse concluderà il suo iter nel mese di ottobre, producendo effetti modesti sul contenimento delle presenze, niente sul fronte delle assunzioni, malgrado si sconti una carenza di 6.000 poliziotti, cui si aggiungeranno almeno 2.500 pensionamenti nei prossimi 3 anni".
Se all'allarme del sindacato si collegano i dati del monitaraggio di Ristretti Orizzonti si comprende meglio come la situazione sia davvero esplosiva. Negli ultimi dieci anni, afferma l'associazione, nelle carceri italiane sono morti quasi 1.700 detenuti, di cui oltre un terzo per suicidio. E anche quest'anno la sconsolante media è rispettata: da gennaio siamo già arrivati a 120 morti con 43 suicidi dietro le sbarre. Ma il “piano carceri” che prevede la realizzazione di nuovi istituti di pena e l’ampliamento di strutture già esistenti per creare fino a 20mila nuovi posti, al costo di un miliardo e mezzo di euro, a oggi non ha fatto passi avanti.
Circa 69.000 detenuti, a fronte di 43.500 posti disponibili, "rendono assai complessa, e in qualche caso precaria, la sicurezza e la vita nelle carceri - aggiunge Quinti -, l’incolumità del personale e delle persone ristrette, come dimostrano le numerose risse, le aggressioni ai danni di poliziotti, i suicidi, i tentativi di fuga sventati solo grazie alla professionalità del personale di polizia penitenziaria". Su questi temi il governo, il ministro Alfano e il capo del Dap Franco Ionta, commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria, "abbiano il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e ammettano il fallimento".
"Non servono - osserva poi Quinti - le visite agostane in carcere dei parlamentari, ridotte a operazioni d'immagine, né disposizioni tampone. Occorre un piano complessivo di intervento in grado di incidere sulla drammatica situazione delle carceri e l'avvio di una discussione parlamentare scevra dai soliti condizionamenti. Ma soprattutto occorrono investimenti, senza i quali ogni discussione si riduce a vile speculazione".
Infine un appello al presidente Napolitano per il rispetto dell’art. 27 della Costituzione: "Confidiamo nella sua sensibilità istituzionale e personale affinché solleciti l’apertura di un una discussione parlamentare risolutiva. Siamo all'emergenza umanitaria e su questo terreno la politica dovrebbe mostrare serietà e capacità di azione. Finora solo parole e promesse dal sapore sempre più amaro".
"Mentre in tutta Europa ci si interroga sulle criticità del sistema penitenziario e si adottano misure contro il sovraffollamento - afferma il dirigente del sindacato -, l'Italia si distingue per incapacità di intervento e assenza di progettualità. In questi mesi in carcere si continua a morire e si rischiano rivolte e fughe di massa, ma è calato il silenzio: niente sul piano dell'edilizia, che richiede circa 1,5 miliardi di euro di investimenti, il ddl Alfano forse concluderà il suo iter nel mese di ottobre, producendo effetti modesti sul contenimento delle presenze, niente sul fronte delle assunzioni, malgrado si sconti una carenza di 6.000 poliziotti, cui si aggiungeranno almeno 2.500 pensionamenti nei prossimi 3 anni".
Se all'allarme del sindacato si collegano i dati del monitaraggio di Ristretti Orizzonti si comprende meglio come la situazione sia davvero esplosiva. Negli ultimi dieci anni, afferma l'associazione, nelle carceri italiane sono morti quasi 1.700 detenuti, di cui oltre un terzo per suicidio. E anche quest'anno la sconsolante media è rispettata: da gennaio siamo già arrivati a 120 morti con 43 suicidi dietro le sbarre. Ma il “piano carceri” che prevede la realizzazione di nuovi istituti di pena e l’ampliamento di strutture già esistenti per creare fino a 20mila nuovi posti, al costo di un miliardo e mezzo di euro, a oggi non ha fatto passi avanti.
"Non servono - osserva poi Quinti - le visite agostane in carcere dei parlamentari, ridotte a operazioni d'immagine, né disposizioni tampone. Occorre un piano complessivo di intervento in grado di incidere sulla drammatica situazione delle carceri e l'avvio di una discussione parlamentare scevra dai soliti condizionamenti. Ma soprattutto occorrono investimenti, senza i quali ogni discussione si riduce a vile speculazione".
Infine un appello al presidente Napolitano per il rispetto dell’art. 27 della Costituzione: "Confidiamo nella sua sensibilità istituzionale e personale affinché solleciti l’apertura di un una discussione parlamentare risolutiva. Siamo all'emergenza umanitaria e su questo terreno la politica dovrebbe mostrare serietà e capacità di azione. Finora solo parole e promesse dal sapore sempre più amaro".
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TAGS carceri
07/09/2010 15:01














