
Congresso Cgil
Molise: imprese chiudono, ma apparato Regione è in salute
La Regione ha 2.79 dipendenti ogni mille abitanti (0.39 in Lombardia). Un organico di 981 dipendenti con 300 responsabili degli uffici, 27 dirigenti ogni 100 mila abitanti (3 in Lombardia). Ma le aziende private chiudono. “E’ un necrologio”
di Tarcisio Tarquini
Campobasso. Confederalità e lavoro. È in queste due parole che si può riassumere il senso della relazione con cui Erminia Mignelli, segretario generale della Cgil del Molise, ha aperto il 7 congresso dell’organizzazione davanti ai 127 delegati - eletti nelle assemblee congressuali che hanno visto votare 5.465 degli oltre venticinquemila iscritti, 4.113 voti al documento Epifani, 1.352 a quello Moccia – e a una nutrita rappresentanza di esponenti delle istituzioni e delle forze sociali e politiche della regione.
Una relazione con due assi: uno rivolto all’interno per proporre “una gestione unitaria” che, dopo una discussione che la segretaria ha ricordato essere stata segnata da “momenti di forte tensione”, parta da un punto su cui “dobbiamo essere intransigenti” – ha precisato - “ la lealtà reciproca” che “è un vincolo morale che si fonda sul presupposto che le decisioni assunte negli organismi appartengono all’intera organizzazione”. E un asse rivolto all’esterno che sottolinea il ruolo positivo della Cgil nella ricerca di soluzioni per affrontare e superare la crisi che colpisce l’economia e la società ragionale, ma “che deve fare i conti con un governo regionale che negli anni ha messo insieme solo dichiarazioni programmatiche e uso improvvido delle risorse disponibili”.
Dentro la relazione si legge la crisi di una delle regioni più difficili, per le piccole dimensioni che non le permettono di affermare con la forza necessaria tutte le sue emergenze; ma anche perché, immersa nel mezzogiorno , è vittima della perdita di visibilità che questa parte del paese ha subito negli ultimi anni, in cui, ha ricordato Mignelli, “ la spesa totale in conto capitale destinata al meridione si è fermata al 33% dell’intervento pubblico complessivo” ed “è stato stravolto l’accordo quadro che prevedeva di assegnare l’intera spesa dello Stato (fondi ordinari e straordinari, nazionali e europei) in misura proporzionale alla popolazione: 55% al centro-nord ed il 45% al centro sud”).
I dati sull’occupazione spiegano perché l’enfasi dello slogan congressuale: Il Lavoro per vivere in Molise. La cassa integrazione nel primo trimestre del 2010 supera “del 279% le richieste dell’anno precedente”. Tutti i nuclei industriali molisani “con qualche eccezione per quello di Termoli, registrano crisi aziendali a catena”.
“Un necrologio continuo – ha commentato con amarezza Mignelli, elencando realtà imprenditoriali spesso, nel passato, punti di forza dell’economia regionale: “Rer, Proma, Geomeccanica, Manuli, Eta, Ittierre, Solagrital. A Pozzilli e dintorni il nucleo industriale contava 1500 addetti, oggi ne ha solo 500”. Tutti i settori colpiti, dal metalmeccanico al chimico, con “la crisi di aziende che sembravano intoccabili”, dal tessile all’alimentare, con imprese talvolta “con vertici di eccellenza per competenza e professionalità come la Sanstefar”. L’ultima mazzata è piombata sulla Ittierre, grande azienda tessile, “ 800 dipendenti, che da sola rappresenta l’11% del Pil regionale” la quale ha avviato le procedure di cassa integrazione straordinaria, ma di cui non si capisce quale sia la prospettiva futura.
Molto polemico il giudizio sull’azione del governo regionale. Al presidente Michele Iorio, che sarà questo pomeriggio ospite del Congresso in una tavola rotonda (alla quale – oltre a Iorio e Mignelli - parteciperanno anche, Enrico Panini, segretario confederale della Cgil e il presidente della Confindustria regionale) la segretaria regionale chiede di attivare un tavolo di confronto “in una sede seria, fatta per discutere del bene del Molise, dove conterebbero le idee, i dati tecnici, le scelte di compatibilità. Molto meno le promesse elettorali”.
Parimenti duro il giudizio sulle politiche di Welfare (una legge regionale sulla famiglia “che interviene a pioggia su tutto” ma nessun provvedimento sulla non autosufficienza”), sulle politiche della sanità (la totale cessione al privato di servizi come la riabilitazione), sulle politiche di istruzione (nessuna idea sul ruolo dell’Università per lo sviluppo del territorio molisano).
E, da ultimo, una denuncia: un apparato regionale ridondante e poco produttivo di qualità amministrativa. I numeri non hanno bisogno di commenti: 2.79 dipendenti ogni mille abitanti, contro gli 0.39 della Lombardia. Un organico di 981 dipendenti con 300 responsabili degli uffici, 27 dirigenti ogni 100 mila abitanti, contro i 3 della Lombardia.
Un settore questo dove sembra non si badi a spese. Mentre su tutto il resto c’è buio. Con risorse che non si trovano per la messa in sicurezza delle scuole e, otto anni dopo il terremoto che uccise i bambini di San Giuliano, ci sono ancora centinaia di persone che vivono “dentro le casette di legno” e per completare la ricostruzione “mancano 3 miliardi e 173 milioni tutti da reperire”. “E’ il fallimento – conclude Mignelli – del famigerato modello Molise, schiacciato dall’assenza di trasparenza e una ripresa economica e sociale lontanissima”.
Una relazione con due assi: uno rivolto all’interno per proporre “una gestione unitaria” che, dopo una discussione che la segretaria ha ricordato essere stata segnata da “momenti di forte tensione”, parta da un punto su cui “dobbiamo essere intransigenti” – ha precisato - “ la lealtà reciproca” che “è un vincolo morale che si fonda sul presupposto che le decisioni assunte negli organismi appartengono all’intera organizzazione”. E un asse rivolto all’esterno che sottolinea il ruolo positivo della Cgil nella ricerca di soluzioni per affrontare e superare la crisi che colpisce l’economia e la società ragionale, ma “che deve fare i conti con un governo regionale che negli anni ha messo insieme solo dichiarazioni programmatiche e uso improvvido delle risorse disponibili”.
Dentro la relazione si legge la crisi di una delle regioni più difficili, per le piccole dimensioni che non le permettono di affermare con la forza necessaria tutte le sue emergenze; ma anche perché, immersa nel mezzogiorno , è vittima della perdita di visibilità che questa parte del paese ha subito negli ultimi anni, in cui, ha ricordato Mignelli, “ la spesa totale in conto capitale destinata al meridione si è fermata al 33% dell’intervento pubblico complessivo” ed “è stato stravolto l’accordo quadro che prevedeva di assegnare l’intera spesa dello Stato (fondi ordinari e straordinari, nazionali e europei) in misura proporzionale alla popolazione: 55% al centro-nord ed il 45% al centro sud”).
I dati sull’occupazione spiegano perché l’enfasi dello slogan congressuale: Il Lavoro per vivere in Molise. La cassa integrazione nel primo trimestre del 2010 supera “del 279% le richieste dell’anno precedente”. Tutti i nuclei industriali molisani “con qualche eccezione per quello di Termoli, registrano crisi aziendali a catena”.
“Un necrologio continuo – ha commentato con amarezza Mignelli, elencando realtà imprenditoriali spesso, nel passato, punti di forza dell’economia regionale: “Rer, Proma, Geomeccanica, Manuli, Eta, Ittierre, Solagrital. A Pozzilli e dintorni il nucleo industriale contava 1500 addetti, oggi ne ha solo 500”. Tutti i settori colpiti, dal metalmeccanico al chimico, con “la crisi di aziende che sembravano intoccabili”, dal tessile all’alimentare, con imprese talvolta “con vertici di eccellenza per competenza e professionalità come la Sanstefar”. L’ultima mazzata è piombata sulla Ittierre, grande azienda tessile, “ 800 dipendenti, che da sola rappresenta l’11% del Pil regionale” la quale ha avviato le procedure di cassa integrazione straordinaria, ma di cui non si capisce quale sia la prospettiva futura.
Parimenti duro il giudizio sulle politiche di Welfare (una legge regionale sulla famiglia “che interviene a pioggia su tutto” ma nessun provvedimento sulla non autosufficienza”), sulle politiche della sanità (la totale cessione al privato di servizi come la riabilitazione), sulle politiche di istruzione (nessuna idea sul ruolo dell’Università per lo sviluppo del territorio molisano).
E, da ultimo, una denuncia: un apparato regionale ridondante e poco produttivo di qualità amministrativa. I numeri non hanno bisogno di commenti: 2.79 dipendenti ogni mille abitanti, contro gli 0.39 della Lombardia. Un organico di 981 dipendenti con 300 responsabili degli uffici, 27 dirigenti ogni 100 mila abitanti, contro i 3 della Lombardia.
Un settore questo dove sembra non si badi a spese. Mentre su tutto il resto c’è buio. Con risorse che non si trovano per la messa in sicurezza delle scuole e, otto anni dopo il terremoto che uccise i bambini di San Giuliano, ci sono ancora centinaia di persone che vivono “dentro le casette di legno” e per completare la ricostruzione “mancano 3 miliardi e 173 milioni tutti da reperire”. “E’ il fallimento – conclude Mignelli – del famigerato modello Molise, schiacciato dall’assenza di trasparenza e una ripresa economica e sociale lontanissima”.
Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.
TAGS congresso cgil
20/03/2010 18:48














