
Congresso Cgil
Sardegna, la ripresa dipende da infrastrutture e mercato estero
Chiuso il congresso della Cgil sarda, Costa confermato segretario generale. Un nuovo piano di rinascita per l'isola. Qui la mobilitazione è dura ma unitaria
di Stefano Iucci
Con la conferma di Enzo Costa come segretario generale (67 voti favorevoli, uno contrario, un astenuto e una scheda bianca) si è chiuso a Cagliari il XII congresso della Cgil sarda, che si è svolto al T Hotel alla presenza di 201 delegati, 87 dei quali donne. Poco prima era stato votato un importante ordine del giorno di solidarietà per i lavoratori in lotta delle tante e importanti aziende in crisi dell’isola. Un congresso al tempo di una crisi globale che impatta in maniera drastica su una regione, come quella sarda, che paga particolari svantaggi strutturali legati alla propria insularità. La tornata congressuale si è svolta in contemporanea con una dura fase di mobilitazione che non registra divisioni con Cisl e Uil. Un’“agitazione” che dura ormai da un anno e mezzo, arco di tempo nel quale si sono svolti: tre scioperi generali provinciali, un’assemblea dei quadri e delegati lo scorso giugno, un partecipatissimo sciopero dell’industria a luglio, un’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo a novembre e, il 5 febbraio, un grande sciopero generale (50.000 persone in piazza solo a Cagliari). D’altro canto, la Sardegna è da qualche mese al centro di situazioni e vicende che l’hanno fatta arrivare alla ribalta nazionale per motivi purtroppo non positivi: le crisi delle multinazionali - Alcoa, Eurallumina, Vinyls –; il G8 mancato alla Maddalena e ora il tira e molla sulla Luis Vuitton Cup.
All’assise conclusiva si è arrivati avendo portato più di 68.000 persone al voto, il 40 per cento in più rispetto alla tornata precedente, in 1.519 assemblee in tutta la regione. La prima mozione, quella che porta la prima firma di Guglielmo Epifani, ha ottenuto il 92,39 dei consensi, la seconda (Moccia primo firmatario) il 7,61. Oltre alla presenza dei segretari di Cisl e Uil e di rappresentanti delle associazioni degli industriali e del mondo politico, da segnalare la presenza, e l’intervento, del presidente della Regione, Ugo Cappellacci. Tra gli ospiti anche, per la prima volta in Sardegna, l’Ugl. Quella sarda è un’organizzazione in salute, forte dei suoi 160.000 iscritti, in costante crescita negli ultimi anni.
Sia la relazione introduttiva di Costa, sia il documento programmatico conclusivo gettano le linee di un’azione comune con Cisl e Uil (qui l’unità sindacale regge, e bene) per rilanciare lo sviluppo della regione. Premessa per un rilancio della Sardegna, in cui la crisi aggrava ritardi e diseconomie precedenti, è un necessario processo di riforme che abbia come interlocutori l’Europa, lo Stato, la Regione e gli enti locali. Interventi straordinari che riguardino ad esempio la fiscalità, i collegamenti e il costo dell’energia che andranno anche “spiegati” a Bruxelles dove una delegazione di Cgil, Cisl e Uil sarà appunto ricevuta il 22 marzo prossimo. Ma in agenda c’è anche un federalismo fiscale che sia opportunità e non una penalizzazione per la Sardegna e il decentramento all’interno della stessa regione. Per il leader della Cgil sarda andrà anche rivisto lo Statuto speciale, ancora una volta per quel pieno di riconoscimento dello “stato di insularità, richiedendo statutariamente dei vantaggi di natura fiscale ed economica che ne pareggino le condizioni svantaggio nei confronti delle altre regioni”.
Costa ha poi declinato una serie di proposte concrete di politica industriale: la realizzazione di un sistema integrato regionale che sappia mettere a sistema “la versatilità e la creatività proprie dei sistemi locali di piccole e medie imprese”; l’internazionalizzazione della propria economia: “aiutare le nostre imprese ad accedere a nuovi mercati, allargare i confini geografici ed economici delle filiere; investire nei settori innovativi e ad alta tecnologia, in ricerca e alta formazione. E poi, naturalmente c’è la questione delle infrastrutture, cruciali in un territorio “complesso” come quello sardo. E quella della scuola, che in Sardegna registra performance tra le peggiori a livello nazionale (il 18% di abbandono scolastico dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni) e a cui la sconsiderata politica del governo sta infliggendo colpi letali In ogni caso, ha aggiunto Costa, “realizzare uno sviluppo sostenibile significa coniugare dinamismo economico e rispetto dell’ambiente: produrre valore impiegando meglio minori risorse materiali è possibile lungo la nuova frontiera della qualità”. Ragionamento grazie al quale si ribadisce anche il fatto che la Cgil è totalmente contraria “alla realizzazione di impianti nucleari sul territorio sardo, siano essi centrali o depositi scorie”.
Nel suo intervento Costa ha più volte ribadito che ciò non si può fare da soli: la Sardegna deve fare sistema coinvolgendo tutti gli attori dello sviluppo e del governo del territorio. E in effetti, con Cisl e Uil, l’unità sindacale tiene bene, mentre grandi difficoltà esistono nei rapporti con la Regione: “Perché continuare a proporre – attacca Costa – una finta concertazione”? Qualcosa pare cambiato dopo lo sciopero del 5 febbraio: “Speriamo – ha detto ancora il leader della Cgil sarda – che questa volta avvenga veramente una svolta nelle relazioni con le parti sociali”.
La risposta è arrivata a stretto giro di posta dal presidente della Regione Ugo Cappellacci, che si è detto convinto della condivisione di un progetto comune per la Sardegna: “E’ facile trovare ragioni per dividersi - ha detto -, più difficile, ma più importante, trovare invece motivi per tentare di trovare insieme strade proficue per superare la crisi”.
Il dibattito congressuale è stato chiuso dall’intervento del segretario confederale nazionale della Cgil, Fabrizio Solari, che ha mostrato particolare apprezzamento per una Cgil sarda “che non si chiude in sé stessa, ma si mette in gioco rifiutando l’idea di un ruolo di pura testimonianza”, con un metodo d’azione che rifiuta un’idea “sterile di concertazione, in favore di una reale unità d’intenti al servizio di un progetto alto che riguardi il futuro della terra sarda”.
Per il segretario confederale della Cgil è convincente anche il merito delle proposte elaborate dal congresso e finalizzate allo sviluppo della Sardegna. “La crisi globale – ha detto alla platea dei delegati – ha avuto e avrà un impatto molto forte in Italia, e in Italia i danni saranno ancora più elevati in realtà come quelle sarde che soffrono di arretratezze precedenti al tracollo dell’economia internazionale”. Per questo, ha proseguito, per affrontare il dopo crisi “occorre cambiare in profondità il modello di sviluppo. E’ giusto resistere e difendere le grandi aziende in crisi, perché vi sono luoghi che si identificano con le stesse realtà produttive che vi sono localizzate. Tuttavia, oltre a questo, occorre guardare avanti, pensare a come sfruttare le specificità della Sardegna come occasione per nuove opportunità”. Ecco perché, ha concluso, bisogna puntare ai settori innovativi, sviluppare ricerca e produzioni di qualità, oltreché, come sta facendo la Cgil sarda, condurre una sacrosanta battaglia per ottenere il superamento “di quegli svantaggi legati all’insulatità e che riguardano essenzialmente l’infrastrutturazione materiale e immateriale”.
All’assise conclusiva si è arrivati avendo portato più di 68.000 persone al voto, il 40 per cento in più rispetto alla tornata precedente, in 1.519 assemblee in tutta la regione. La prima mozione, quella che porta la prima firma di Guglielmo Epifani, ha ottenuto il 92,39 dei consensi, la seconda (Moccia primo firmatario) il 7,61. Oltre alla presenza dei segretari di Cisl e Uil e di rappresentanti delle associazioni degli industriali e del mondo politico, da segnalare la presenza, e l’intervento, del presidente della Regione, Ugo Cappellacci. Tra gli ospiti anche, per la prima volta in Sardegna, l’Ugl. Quella sarda è un’organizzazione in salute, forte dei suoi 160.000 iscritti, in costante crescita negli ultimi anni.
Sia la relazione introduttiva di Costa, sia il documento programmatico conclusivo gettano le linee di un’azione comune con Cisl e Uil (qui l’unità sindacale regge, e bene) per rilanciare lo sviluppo della regione. Premessa per un rilancio della Sardegna, in cui la crisi aggrava ritardi e diseconomie precedenti, è un necessario processo di riforme che abbia come interlocutori l’Europa, lo Stato, la Regione e gli enti locali. Interventi straordinari che riguardino ad esempio la fiscalità, i collegamenti e il costo dell’energia che andranno anche “spiegati” a Bruxelles dove una delegazione di Cgil, Cisl e Uil sarà appunto ricevuta il 22 marzo prossimo. Ma in agenda c’è anche un federalismo fiscale che sia opportunità e non una penalizzazione per la Sardegna e il decentramento all’interno della stessa regione. Per il leader della Cgil sarda andrà anche rivisto lo Statuto speciale, ancora una volta per quel pieno di riconoscimento dello “stato di insularità, richiedendo statutariamente dei vantaggi di natura fiscale ed economica che ne pareggino le condizioni svantaggio nei confronti delle altre regioni”.
Costa ha poi declinato una serie di proposte concrete di politica industriale: la realizzazione di un sistema integrato regionale che sappia mettere a sistema “la versatilità e la creatività proprie dei sistemi locali di piccole e medie imprese”; l’internazionalizzazione della propria economia: “aiutare le nostre imprese ad accedere a nuovi mercati, allargare i confini geografici ed economici delle filiere; investire nei settori innovativi e ad alta tecnologia, in ricerca e alta formazione. E poi, naturalmente c’è la questione delle infrastrutture, cruciali in un territorio “complesso” come quello sardo. E quella della scuola, che in Sardegna registra performance tra le peggiori a livello nazionale (il 18% di abbandono scolastico dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni) e a cui la sconsiderata politica del governo sta infliggendo colpi letali In ogni caso, ha aggiunto Costa, “realizzare uno sviluppo sostenibile significa coniugare dinamismo economico e rispetto dell’ambiente: produrre valore impiegando meglio minori risorse materiali è possibile lungo la nuova frontiera della qualità”. Ragionamento grazie al quale si ribadisce anche il fatto che la Cgil è totalmente contraria “alla realizzazione di impianti nucleari sul territorio sardo, siano essi centrali o depositi scorie”.
La risposta è arrivata a stretto giro di posta dal presidente della Regione Ugo Cappellacci, che si è detto convinto della condivisione di un progetto comune per la Sardegna: “E’ facile trovare ragioni per dividersi - ha detto -, più difficile, ma più importante, trovare invece motivi per tentare di trovare insieme strade proficue per superare la crisi”.
Il dibattito congressuale è stato chiuso dall’intervento del segretario confederale nazionale della Cgil, Fabrizio Solari, che ha mostrato particolare apprezzamento per una Cgil sarda “che non si chiude in sé stessa, ma si mette in gioco rifiutando l’idea di un ruolo di pura testimonianza”, con un metodo d’azione che rifiuta un’idea “sterile di concertazione, in favore di una reale unità d’intenti al servizio di un progetto alto che riguardi il futuro della terra sarda”.
Per il segretario confederale della Cgil è convincente anche il merito delle proposte elaborate dal congresso e finalizzate allo sviluppo della Sardegna. “La crisi globale – ha detto alla platea dei delegati – ha avuto e avrà un impatto molto forte in Italia, e in Italia i danni saranno ancora più elevati in realtà come quelle sarde che soffrono di arretratezze precedenti al tracollo dell’economia internazionale”. Per questo, ha proseguito, per affrontare il dopo crisi “occorre cambiare in profondità il modello di sviluppo. E’ giusto resistere e difendere le grandi aziende in crisi, perché vi sono luoghi che si identificano con le stesse realtà produttive che vi sono localizzate. Tuttavia, oltre a questo, occorre guardare avanti, pensare a come sfruttare le specificità della Sardegna come occasione per nuove opportunità”. Ecco perché, ha concluso, bisogna puntare ai settori innovativi, sviluppare ricerca e produzioni di qualità, oltreché, come sta facendo la Cgil sarda, condurre una sacrosanta battaglia per ottenere il superamento “di quegli svantaggi legati all’insulatità e che riguardano essenzialmente l’infrastrutturazione materiale e immateriale”.
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19/03/2010 19:23














