
Rai-Agcom
Annozero, a Roma l’inchiesta su Berlusconi
La procura di Trani invia al tribunale dei ministri gli atti dell’inchiesta che riguardano il premier. I reati imputati sarebbero stati commessi a Roma. Il Csm non apre l'istruttoria sugli ispettori di Alfano. L’Agcom affronta il caso Innocenzi
Il Consiglio superiore della magistratura ha deciso di non aprire alcuna istruttoria sull’ispezione decisa dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in merito all’inchiesta Rai-Agcom aperta dalla Procura di Trani. Nell’inchiesta è formalmente indagato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cui si contestano concussione e minacce presunte al fine di chiudere o censurare la trasmissione di Michele Santoro, Annozero. Il centrodestra plaude alla decisione del Csm e la interpreta come una “frenata”, frutto anche dell’invito lanciato ieri (17 marzo) dal Capo dello Stato a evitare scontri tra le istituzioni. Il messaggio di Giorgio Napolitano è stato strumentalizzato dallo stesso Berlusconi per attaccare il Csm. “Napolitano – ha detto il premier al Tg2 – ha sconfessato il Csm, che usa in modo intollerabile la giustizia contro di noi”.
Dal Csm puntualizzano invece che non ci sono state frenate perché non c’erano state accelerazioni. I consiglieri della sesta commissione del Csm licenzieranno (forse già la settimana prossima) una risoluzione di carattere generale, nella quale saranno riaffermati i presupposti del rapporto tra gli ispettori del ministero e il segreto investigativo. Il Csm non ascolterà né gli ispettori, né i magistrati di Trani, e – si evince dalle agenzie di stampa – non acquisirà il mandato affidato da Alfano ai suoi uomini. L’incarico è stato attribuito a Ezia Maccora, presidente della Commissione e membro di Magistratura Democratica.
Nel frattempo un lancio battuto dall’Apcom conferma una notizia già nell’aria e anticipata da alcuni quotidiani: l’inchiesta sul Cavaliere dovrebbe lasciare la Puglia e approdare a Roma. L’agenzia scrive che i magistrati della Procura di Trani, titolari dell’indagine Rai-Agcom, “scriveranno domani l'atto con cui invieranno il ramo di inchiesta che riguarda il premier al tribunale dei ministri di Roma”. La motivazione è che il reato contestato a Berlusconi sarebbe stato commesso a Roma. Rimangono invece di competenza della procura pugliese i reati contestati a al direttore del Tg Uno Augusto Minzolini (indagato per rivelazione del segreto istruttorio) e al consigliere dell'Agcom Giancarlo Innocenzi (indagato per favoreggiamento a Silvio Berlusconi).
“Quello che emerge dalle intercettazioni, al di là dei profili giudiziari della vicenda, è che c’è una vera e propria ingerenza politica pesante da parte del presidente del Consiglio. Non so se è un reato, ma politicamente è un comportamento scorretto, molto scorretto del premier, che tutti sanno essere un imprenditore di televisioni, sul servizio pubblico”. Queste le parole pronunciate dal presidente del Pd Rosy Bindi, intervenuta su La 7 in merito all’inchiesta di Trani.
L’Agcom ha invece deciso di chiedere “al comitato etico il suo avviso” sulle intercettazioni che coinvolgono Innocenzi. “Il comitato etico - si legge in una nota - si pronunzierà dopo aver audito l'interessato”.
Mentre, sulla decisione del Csm, Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato afferma che “se sbagliare è umano, perseverare sarebbe stato diabolico, e visto il livello di gravità degli atti che erano stati compiuti negli ultimi giorni siamo confortati nell’apprendere che il Csm abbia tirato il freno a mano”.
Mancino, discredito magistratura sempre da stessa parte
“C’è una rudezza, a volte una vera e propria violenza, anche nel linguaggio che rende impossibile mantenere in forme di dialogo costruttivo il rapporto fra istituzioni, ordini e poteri dello Stato che è fisiologico e necessario per il buon funzionamento della Repubblica. Al contrario, eccessi verbali da una parte, sempre la stessa, gettano discredito indiscriminato e provocano repliche a volte giustamente definite fuorvianti”. A dirlo è il vicepresidente del Csm Nicola Mancino nel suo discorso in occasione di un convegno all’Università di Milano.
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Dal Csm puntualizzano invece che non ci sono state frenate perché non c’erano state accelerazioni. I consiglieri della sesta commissione del Csm licenzieranno (forse già la settimana prossima) una risoluzione di carattere generale, nella quale saranno riaffermati i presupposti del rapporto tra gli ispettori del ministero e il segreto investigativo. Il Csm non ascolterà né gli ispettori, né i magistrati di Trani, e – si evince dalle agenzie di stampa – non acquisirà il mandato affidato da Alfano ai suoi uomini. L’incarico è stato attribuito a Ezia Maccora, presidente della Commissione e membro di Magistratura Democratica.
Nel frattempo un lancio battuto dall’Apcom conferma una notizia già nell’aria e anticipata da alcuni quotidiani: l’inchiesta sul Cavaliere dovrebbe lasciare la Puglia e approdare a Roma. L’agenzia scrive che i magistrati della Procura di Trani, titolari dell’indagine Rai-Agcom, “scriveranno domani l'atto con cui invieranno il ramo di inchiesta che riguarda il premier al tribunale dei ministri di Roma”. La motivazione è che il reato contestato a Berlusconi sarebbe stato commesso a Roma. Rimangono invece di competenza della procura pugliese i reati contestati a al direttore del Tg Uno Augusto Minzolini (indagato per rivelazione del segreto istruttorio) e al consigliere dell'Agcom Giancarlo Innocenzi (indagato per favoreggiamento a Silvio Berlusconi).
“Quello che emerge dalle intercettazioni, al di là dei profili giudiziari della vicenda, è che c’è una vera e propria ingerenza politica pesante da parte del presidente del Consiglio. Non so se è un reato, ma politicamente è un comportamento scorretto, molto scorretto del premier, che tutti sanno essere un imprenditore di televisioni, sul servizio pubblico”. Queste le parole pronunciate dal presidente del Pd Rosy Bindi, intervenuta su La 7 in merito all’inchiesta di Trani.
Mentre, sulla decisione del Csm, Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato afferma che “se sbagliare è umano, perseverare sarebbe stato diabolico, e visto il livello di gravità degli atti che erano stati compiuti negli ultimi giorni siamo confortati nell’apprendere che il Csm abbia tirato il freno a mano”.
Mancino, discredito magistratura sempre da stessa parte
“C’è una rudezza, a volte una vera e propria violenza, anche nel linguaggio che rende impossibile mantenere in forme di dialogo costruttivo il rapporto fra istituzioni, ordini e poteri dello Stato che è fisiologico e necessario per il buon funzionamento della Repubblica. Al contrario, eccessi verbali da una parte, sempre la stessa, gettano discredito indiscriminato e provocano repliche a volte giustamente definite fuorvianti”. A dirlo è il vicepresidente del Csm Nicola Mancino nel suo discorso in occasione di un convegno all’Università di Milano.
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18/03/2010 14:25















