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Scuola, non agire soltanto dopo i disastri

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Nel nostro paese oltre un terzo degli edifici è collocato in zone a rischio sismico. I presidi di due istituti colpiti nel passato: "Serve maggiore programmazione, non si può pensare agli interventi solo dopo le tragedie"

di Stefano Iucci

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Oltre un terzo delle scuole italiane è collocato in zone a rischio sismico. È un dato di fatto oggettivo, incontestabile e legato a precise ragioni di incultura storica. Detto questo, cosa fare? A Bella, in provincia di Potenza, il terribile terremoto del 23 novembre del 1980 lo ricordano benissimo. Lo ricorda molto bene, in particolare, Mario Coviello, preside del locale istituto comprensivo (scuola primaria e secondaria di primo grado): “Non abbiamo avuto morti – racconta – ma i danni agli edifici sono stati enormi. Il corpo centrale della nostra scuola, di nove piani, è stato demolito e ricostruito con criteri antismici; è costato 12 miliardi di vecchie lire e oggi l’edificio è a norma”. Se non fosse per il dubbio gusto estetico del nuovo edificio – un palazzone moderno nel cuore del centro storico – l’esito sarebbe ideale. Nel disastro della scuola pubblica italiana il caso di Bella è dunque un esempio positivo. E tuttavia Coviello ha ragione nel sottolineare come il concetto di sicurezza sia più complesso della “semplice” tenuta statica degli edifici: “I Comuni dovrebbero programmare ogni anno le risorse disponibili per la manutenzione e l’adeguamento delle scuole, ma questo non avviene e, come nel caso tragico del terremoto, si procede solo dopo le emergenze. Pensi solo che prima del sisma la nostra scuola media aveva la sede in un castello medievale!”.

Altra regione, altro terremoto. Nel 2002 in Molise la mattina del 31 ottobre
una scossa di 5,4 gradi della scala Richter fa crollare il solaio della Francesco Jovine: muoiono 57 bambini, 8 insegnanti e due bidelli. “In seguito a questo terribile evento – spiega Michele Colabella, preside dell’istituto Galanti di Campobasso – le scuole della regione sono state sottoposte a prove e collaudi per verificarne la tenuta in caso di ulteriori eventi sismici, ma ancora a sette anni di distanza non si conoscono i risultati di queste indagini. Certo va detto che la nostra scuola da quel terremoto non ha subito alcun danno”. L’Istituto Galanti è un ex scuola magistrale: un edificio vetusto e imponente, costruito alla fine degli anni 40: sembra un monumento, con tanto di retoricissima targa che ricorda Francantonio Marinelli, il locale provveditore che si batté per la sua costruzione. Ovviamente non è stato costruito con criteri antisismici. La situazione generale comunque non è delle peggiori: “Con la Provincia abbiamo un buon rapporto – dice Colabella – e la situazione è migliorata nel tempo; finalmente è stata predisposta la scala di sicurezza, che mancava, e una seconda dovrebbe essere realizzata tra poco. Dopo Pasqua ci hanno promesso che partiranno i lavori per il rifacimento degli infissi che risalgono all’epoca della fondazione e che in molti punti sono praticamente fradici”. Lo stanziamento per rifare questi infissi di legno ammonta a oltre 400.000 euro: una cifra di tutto rispetto. Ma del resto l’edificio è enorme e i lunghissimi corridoi hanno bisogno di una manutenzione costante e molto costosa. Il professor Di Pardo, che ci accompagna nella visita, ci dice che sul lungo periodo sicuramente risulterebbe più conveniente ricostruire una scuola ex novo. Forse un grande Piano scuola, oltre al Piano casa, non sarebbe male per questo nostro paese.

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TAGS scuola terremoto

09/04/2009 18:37

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